Domenica 8 febbraio si svolgerà dalle 10, a Roma, presso il Nuovo Cinema l’Aquila l’assemblea nazionale “Bring Them Home!”.
L’assemblea, che sta allargando le adesioni ben oltre i promotori iniziali, è un primo momento di riflessione collettiva che parte dall’esplicita richiesta della liberazione del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, e della “Prima Combattente” Cilia Flores, mettendo al centro la necessità di costruzione della solidarietà internazionalista contro la “Nuova Dottrina Monroe” statunitense, o “Don Row” come l’ha ribattezzata – con la sua solita megalomania – l’attuale presidente degli USA.
Questo momento di confronto ampio segue ed è, per così dire, lo sbocco politico naturale delle mobilitazioni avvenute il giorno stesso in risposta all’attacco statunitense del 3 gennaio, che oltre al rapimento di Maduro e della sua compagna – con una incursione delle forze speciali che ha causato l’uccisione di 32 dei cittadini cubani che si occupavano della sicurezza del Presidente – ha visto il bombardamento del Paese, provocando un centinaio di morti venezuelani ed ingenti danni materiali.
A ridosso di quel vero e proprio atto di guerra, in Italia come in tutto il mondo si sono succedute una serie di mobilitazioni culminate nel nostro paese il 10 gennaio, dove in circa trenta città italiane si sono svolte iniziative di solidarietà, segno di una relativamente diffusa cognizione della pericolosità dell’apertura di un altro “fronte di guerra” in una zona di pace e dell’ennesimo sfregio al diritto internazionale, che ha avuto una risposta per nulla adeguata da parte della sedicente “Comunità Internazionale”, in effetti solo occidentale.
In questo solco, la solidarietà internazionalista è continuata anche con la giornata di mobilitazione di martedì 3 febbraio quando, in una dozzina di comuni (Torino, Milano, Genova, Bologna, Pisa, Roma, Napoli, Bari, Lecce, Palermo, Cosenza, Catanzaro, ecc.), ad un mese dal rapimento e dall’incarcerazione di Maduro e della “Prima Combattente”, è risuonata a gran voce la richiesta della loro liberazione per farli tornare a casa: una rivendicazione in profonda “connessione sentimentale” con le costanti mobilitazioni popolari che si svolgono in Venezuela ed in sintonia con l’attuale leadership “chavista” che sta guidando il Paese in questa certamente difficile congiuntura politica.
Una giornata di mobilitazione promossa contestualmente all’assemblea dell’8 Febbraio da Potere al Popolo, CAU, OSA, Rete dei Comunisti e Cambiare Rotta e che ha visto l’adesione a livello locale di un nutrito raggruppamento di forze decise a tenere la barra dritta, a differenza della “sinistra” del cosiddetto “campo largo” che non sta muovendo un dito per richiedere la liberazione di colui che legittimamente si è definito un “prigioniero di guerra” nel ventre della bestia.
Dopo l’aggressione del 3 gennaio, le minacce statunitensi si sono indirizzate anche verso Cuba, segno che il ripristino della supremazia statunitense sull’Emisfero Occidentale, come è scritto esplicitamente all’interno del documento che delinea gli orientamenti della politica nord-americana, è uno degli assi principali degli USA per rallentare la propria declinante egemonia.
L’ingerenza nordamericana ha riguardato fino ad ora alcuni importanti momenti elettorali svoltisi in Honduras ed in Cile, e potrebbe continuare nel corso di quest’anno nei confronti di altri Stati che passeranno per le urne come Colombia, Perù e successivamente il Brasile.
Diviene perciò centrale avere un primo momento di riflessione che indichi concretamente un percorso di sensibilizzazione e di mobilitazione che parta dalla richiesta principale: la liberazione del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro e della “Prima Combattente” Cilia Flores, per allargare poi lo spettro d’attenzione ai processi di riscatto politico di Nuestra America, ora minacciati dal revanscismo statunitense e dalla rinvigorita estrema-destra latino-americana.
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L’Assemblea nazionale sarà visibile in diretta attraverso il canale YouTube della Rete dei Comunisti
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