Prima la Francia, poi Germania e Italia ossia i due paesi europei che dopo gli USA sono i maggiori fornitori di armamenti a Israele e i suoi migliori alleati in Europa, si sono coalizzati alla Francia nel chiedere la testa di Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite che da due anni e mezzo documenta e denuncia sistematicamente i meccanismi concreti e le complicità nel genocidio in corso contro i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.
Non poteva mancare al pagamento dell’ennesima cambiale con Israele e adesso anche il governo italiano si è unito a quello di Francia e Germania agli attacchi contro Francesca Albanese.
“Le posizioni di Francesca Albanese nel suo ruolo di relatrice speciale dell’Onu non rispecchiano quelle del governo italiano“, ha scritto il ministro degli Esteri Tajani su X. “I suoi comportamenti, le sue affermazioni e iniziative non sono adeguate all’incarico che ricopre all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite”, ha aggiunto Tajani accodandosi, di fatto, alla richiesta di defenestrazione dell’Albanese dal suo incarico istituzionale.
Dopo la Francia, anche la Germania aveva chiesto ieri le dimissioni della relatrice speciale dell’Onu per le sue parole contro il sistema “nemico comune dell’umanità” che ha probabilmente colpito nel segno quei governi che più di altri sono stati complici del genocidio dei palestinesi.
“La signora Albanese si è già permessa in passato numerose uscite fuori luogo. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele: non può ricoprire questo incarico“, ha scritto su X il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul. Il ministro tedesco, così come Tajani, omettono di rammentare – o magari temono di farlo – che i due governi sono accusati di complicità di genocidio con Israele in due esposti presentati alla Corte Internazionale da parte di giuristi in Germania e Italia.
La Francia chiederà ufficialmente le dimissioni di Francesca Albanese durante la prossima sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite prevista per il 23 febbraio.
C’è da augurarsi che un mondo più vasto dei soli governi europei non consenta questa vergognosa operazione in sede di Nazioni Unite. Israele non merita di poter festeggiare questo esito, non certo dopo quello che ha fatto a Gaza.
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