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Palestina libera. Il grido dell’umanità che Israele e Meloni vorrebbero zittire con la forza

L’ultimo caso è quello di Ali Mohammed Hassan che lavorava in uno degli store ufficiali delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026.

Quando un gruppo di tifosi israeliani entrato nel negozio ostentando la loro bandiera si è avvicinato al bancone, lui ha detto: “Palestina libera”. Una tifosa israeliana che filmava lo ha sfidato: “Dillo di nuovo”. E lui l’ha detto di nuovo: “Palestina libera.” E ancora: “Palestina libera”.

Un altro israeliano vicino ha decretato: “Dovrebbe essere licenziato”. E così è stato. Ali Mohammed Hassan è stato licenziato.

Il video è finito su uno dei circuiti mediatici sionisti denominata StopAntisemitism, un’organizzazione che si definisce “watchdog contro l’antisemitismo” e che negli ultimi anni ha funzionato come braccio mediatico della campagna di delegittimazione contro chiunque nomini la Palestina in pubblico.

Quasi automaticamente sono arrivati migliaia di like, centinaia di commenti e la richiesta alla direzione di Milano Cortina 2026 di cacciarlo. E in giornata Milano Cortina 2026 ha subito obbedito. Ali è stato licenziato.

La dichiarazione ufficiale è che: “Non è appropriato che il personale dei Giochi esprima opinioni politiche personali durante lo svolgimento delle proprie mansioni”.

Un dipendente dice due parole segnanti “Palestina libera” e viene licenziato in giornata. Un paese che massacra decine di migliaia di civili sfila e concorre invece alle Olimpiadi (opportunità consentita però solo a Israele ma non alla Russia ad esempio).

La stessa sorte era toccata a maggio scorso ad una dipendente della Scala di Milano che, quando la premier Meloni era entrata nel teatro per un evento internazionale, aveva gridato anch’essa dalla sua postazione “Palestina libera!”

Anche lei venne prontamente licenziata, ma poi la direzione della Scala è stata costretta a pagare il risarcimento perché il licenziamento è stato ritenuto non legittimo dal tribunale.

Ci auguriamo che anche nel caso di Ali la giustizia faccia il suo dovere. Siamo sicuri che le realtà sindacali e solidali milanesi faranno tutto quello che sarà necessario sul piano economico, legale e politico per tutelarlo.

Palestina libera sono due parole potentissime che però i governi italiano e israeliano vorrebbero cancellare dal vocabolario politico.

Il secondo pretendendo ovunque – anche in Italia – il silenzio e l’impunità sul genocidio dei palestinesi a Gaza.

Il primo perseguitando i palestinesi in Italia su ordine di Israele e varando leggi come il Ddl Romeo-Scalfarotto in discussione al Senato e che vorrebbe, appunto, imbrigliare e sanzionare il vocabolario quando si parla di Israele e Palestina. A marzo il provvedimento verrà discusso in aula per essere approvato.

Sul campo il genocidio israeliano a Gaza prosegue impunemente con il bilancio dei palestinesi uccisi che aumenta ogni giorno nonostante il cessate il fuoco. E prosegue anche in Cisgiordania, con una operazione di pulizia etnica davanti agli occhi del mondo e che sta portando all’annessione di fatto dei Territori Palestinesi da parte di Israele, e non solo di quelli “contesi” ma anche di quelli assegnati internazionalmente alle autorità palestinesi.

Palestina Libera è dunque il grido di una intera umanità, quella che è scesa a milioni nelle strade per fare quello che i governi non hanno voluto né vogliono fare contro uno stato genocida.

Se i turisti israeliani pensano di poter tornare a sventolare tranquillamente in giro per il mondo una bandiera che questo mondo ha ormai individuato come simbolo di oppressione e morte, si sbagliano di grosso.

I governi possono essere complici ma la gente non dimentica tanto facilmente. Di questo discuteremo pubblicamente giovedi prossimo all’università La Sapienza di Roma. Palestina Libera!!

 

 

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