In calce a questo articolo la chiamata per l’assemblea nazionale proposta dalla campagna “la conoscenza non marcia” per il prossimo 4 marzo alle 17.30.
Da qualche mese una rete di singole soggettività e di realtà organizzate del mondo della scuola e dell’università si è raggruppata intorno alla campagna “la conoscenza non marcia”, volta a intervenire sui due aspetti connessi della militarizzazione dell’istruzione, sia nei termini della diffusione della “cultura del riarmo” sia in quelli della partecipazione materiale alla filiera militare-industriale, e della complicità con il genocidio del popolo palestinese.
La partenza dalla questione della militarizzazione ha anticipato i tempi: pochi mesi dopo la costituzione della campagna, il ministro Crosetto annunciava questioni come l’integrazione della ricerca nella difesa e nell’industria militare, la considerazione di ogni critica come nemica (si veda, su questo stesso giornale l’articolo di Federico Rucco), mentre il governo avanzava nella riforma Bernini e nel cosiddetto “DDL Antisemitismo” che rischia di essere un bavaglio (ma forse molto di più) pensato ad Hoc per scuole e università.
L’assemblea che abbiamo lanciato per il 4 marzo vedrà la presenza di interventi programmati (Michele Lancione, Antonio Mazzeo, Angelo d’Orsi, Luca Rondi) e, soprattutto, di interventi aperti di realtà e soggettività.
Si propone come uno spazio di discussione aperto in cui i proponenti intendono anzitutto porre una domanda di organizzazione, ovvero se gli strumenti e i temi che abbiamo messo al centro della campagna sono adeguati a reagire alla fase storica con le sue trasformazioni sia del governo delle popolazioni che delle strategie di accumulazione, nella dinamica del tentativo di rilanciare il capitalismo occidentale fuori da una sua crisi strutturale e permanente con l’economia bellica.
Se abbiamo scelto di tenere uniti non solo studenti e lavoratori, ma anche scuola ed università non è perché non siamo consapevoli delle differenze tra i due ambiti: siamo invece convinti che solo un ragionamento complessivo sull’istruzione che sia strutturale (ovvero che lo intenda anzitutto come settore produttivo) e in grado di tenere insieme tutte le sue componenti possa farci fare dei passi avanti nella costruzione di iniziativa politica.
Il dibattito che è partito dal film d’istruzione pubblica ha prodotto sicuramente un punto fermo: bisogna guardare all’istruzione consapevoli che se l’istruzione debba essere terreno di mera riproduzione della forza lavoro completamente sussunta agli interessi della produzione, oppure debba essere inteso come spazio di emancipazione, crescita e costruzione di soggetti critici, è terreno stesso dello scontro di classe. Ed è solo con l’iniziativa politica che saremo in grado di incidere in questo senso.
Una iniziativa politica che, diciamolo chiaramente, dal punto di vista dei lavoratori (e non degli studenti) esiste in parte nel mondo della scuola e non esiste in nessun modo all’interno dell’università, pur essendo quest’ultima un settore di alta formazione che non solo è costamente soggetto a politiche, riforme, burocratizzazioni e razionalizzazioni in senso neo-liberale, ma è anche ciò che contiene la ricerca e la didattica, estremamente legate alle direzioni dello sviluppo tecnologico (che non è neutrale certamente) e della riproduzione ideologica della società.
Pensiamo dunque che l’assemblea del 4 possa porsi come momento di discussione che metta sul tavolo, in maniera sincera ed aperta, i quesiti che anche noi all’interno ci poniamo: come questa campagna può aiutare nella più generale lotta sull’istruzione, e dunque produrre un allargamento ad altri temi e problematiche? Gli strumenti che pensiamo di darci (diffusione territoriale della campagna, costruzione di strumentazione giuridica di intervento, costruzione di reti territoriali) sono adeguati agli obiettivi che ci prefiggiamo? Come possono le singole realtà dialogare con questa campagna, svolgere un ruolo di diffusione, organizzazione e promozione?
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LA CONOSCENZA NON MARCIA
ASSEMBLEA NAZIONALE di rilancio della campagna
* MERCOLEDÌ 4 MARZO
* Ore 17:30 online – Zoom meeting, il link qui
La campagna “la conoscenza non marcia” è una iniziativa che unisce una rete di realtà organizzate del mondo della scuola e dell’università, che ha l’obiettivo di darsi uno strumento per interrompere i rapporti tra l’istruzione pubblica e il complesso militare-industriale, e dunque con la sua complicità con il genocidio del popolo palestinese. Invertire la tendenza del nostro sistema d’istruzione ad essere uno strumento delle politiche di guerra.
In Israele esso è completamente sussunto nel progetto genocida, sia attraverso la collaborazione materiale nell’industria bellica, sia con la produzione di saperi – che Marx chiamava “i mezzi della produzione intellettuale” – che giustificano ideologicamente l’oppressione dei palestinesi.
Come abbiamo visto durante la fase più acuta del genocidio israeliano del popolo palestinese, la presenza dell’industria militare, e di varie organizzazione o fondazioni che fungono da tramite, mostrava l’assorbimento dei luoghi dell’istruzione nelle filiere produttive del settore militare: secondo i dati di altreconomia, in Italia, sui 31 atenei esaminati, 23 hanno rapporti con Leonardo S.p.a., 20 con Thales-Alenia, 8 con MBDA Italia, l’ultima azienda meno conosciuta ma che gioca un ruolo importante nella produzione di missili terra-aria.
Il giro di denaro inserito in queste collaborazioni è di grande rilevanza. Ma a questo dato di partenza si aggiungono le trasformazioni imposte dal cosiddetto piano di riarmo europeo (o, emblematicamente, Readiness 2030): il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha più volte annunciato la necessità di un rapporto unico ed organico tra ricerca, difesa e industria militare.
Il modello è quello della cittadella dell’aerospazio a Torino – nell’ambito del progetto NATO denominato DIANA (Defence Innovation Accelerator North Atlantic) – costruito su una cubatura donata da Leonardo s.p.a. al Politecnico. A questo si aggiungono le necessità, più volte richiamate, di produrre una abitudine e una preparazione (una readiness, appunto) alla guerra ed alla necessità di sacrificare sé stessi e i propri cari contro un nemico costruito, sempre più concentrato sull’immagine della federazione Russa.
In questo contesto vediamo aumentare le iniziative militari nelle scuole: gite in basi militari, reclutamento, PCTO con il settore difesa, tutto a creare uno “stato mentale di guerra”. Come ogni situazione bellica, il contesto si configura con una economia di guerra, in cui siamo abbondantemente scivolati, che si declina sul piano esterno e su quello interno: qualunque dissenso o ragionamento sulla complessità viene assorbito nella logica dell’amico/nemico e dunque da reprimere. Non a caso diversi documenti (tra cui il più inquietante è quello sulla guerra ibrida) e i tentativi legati alle iniziative di legge che equiparano l’antisionismo all’antisemitismo, identificano la produzione culturale come territorio da criminalizzare.
In questo contesto pensiamo di doverci dare degli strumenti: abbiamo pensato alla campagna “la conoscenza non marcia”, alla possibilità di elaborare una proposta di legge e di avanzare momenti di dibatitto ed organizzazione per contrastare queste dinamiche, ed è su questo che chiamiamo alla discussione il
4 marzo 2026 – online, ore 17.30
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Joseph
Ma zoom è una piattaforma usa