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Il No sociale diventa anche un no alla guerra. Ci si vede in piazza il 14 marzo

L’aggressione di Israele e Usa all’Iran è diventata immediatamente una guerra regionale di ampie e inquietanti proporzioni.

Il piano inclinato sul quale le classi dominanti hanno trascinato il mondo in questi anni, ci presenta lo scenario peggiore possibile. La guerra è entrata con violenza nell’agenda politica quotidiana di tutti, svelando ancora una volta quali siano gli stati che hanno interesse al riarmo e ai conflitti come exit strategy dalla loro crisi e i popoli e i paesi che hanno invece interesse alla pace per potersi sviluppare.

Da tempo avevamo denunciato come Usa e Israele siano ormai un pericolo per il mondo e non solo nelle aree sulle quali vogliono imporre con la forza militare la loro egemonia.

Invertire questo processo è una necessità esistenziale per tutti i popoli, incluso il nostro. Soprattutto perché i governi europei – incluso quello italiano – non perdono occasione per soffiare sul fuoco del riarmo e della guerra o per rivelarsi servili oltre ogni limite a Washington e Tel Aviv.

Fermare la guerra con ogni mezzo necessario è una questione all’ordine del giorno, così come lo è l’urgenza di “sganciare” il nostro paese da ogni avventura bellicista e da ogni complicità politica, militare, economica con chi vuole trascinarci nel baratro.

In questo senso la lotta contro la guerra e il servilismo del nostro governo entrano di prepotenza nell’agenda politica che ci attende al varco.

La manifestazione nazionale del 14 marzo a Roma, convocata dal Comitato per il NO sociale in vista del referendum costituzionale, diventa inevitabilmente anche un appuntamento generale contro la guerra e un governo servile verso Usa, Israele e la Nato.

Nel paese il clima di guerra anche sul “fronte interno” si respira ormai a pieni polmoni.

La contrapposizione politica e di prospettive si va polarizzando velocemente.

Un esempio viene dalle piazze di oggi a Roma che vedranno da una parte una coalizione di fascisti, sionisti, liberali, monarchici iraniani a SS Apostoli a sostegno dei bombardamenti contro l’Iran, e dall’altra una piazza alternativa e contrapposta in via Bissolati sotto l’ambasciata USA contro l’aggressione all’Iran e per fermare l’escalation della guerra. I primi sono gli stessi che hanno avallato il genocidio contro i palestinesi, i secondi quelli che vi si sono opposti con forza nelle piazze e ovunque sia stato possibile.

Sono due visioni del mondo e delle priorità apertamente contrapposte, con la prima sostenuta da una convergenza istituzionale bipartisan e dai media mainstream completamente arruolati nella propaganda di guerra, la seconda come espressione dalla maggioranza della società che – per timore o convinzione – rifiuta la guerra e le scelte politiche e materiali che spingono in quella direzione e ha gridato la propria indignazione contro la normalizzazione del genocidio palestinese.

E’ questo il contesto in cui quel NO che sarà in piazza il 14 marzo a Roma diventa una opposizione a tutto campo contro il governo.

Foto Patrizia Cortellessa

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1 Commento


  • Franco

    Oggi ho fatto una domanda ad un importante dirigente del più grande sindacato italiano. Ho chiesto “Rocco (ovviamente nome inventato) ma è vero che ls Schlein ha detto che se dovesse prevalere il no al referendum del 22 e 23 marzo non chiederà le dimissioni del governo Meloni (cosa che era prassi nell’Italia democratica: hai perso su un provvedimento che hai sottoposto a tutti gli elettori, perdi te ne vai a casa)?. :”Certo – risponde- dobbiamo farli cuocere nel loro brodo così alle prossime elezioni vinceremo noi”. Sono rimasto perplesso! Per tutto il giorno ho riflettuto su questa risposta. Mi chiedevo: ma come, qualsiasi opposizione democratica che crede, pensa, che qualsiasi cambio di governo debba avvenire “secondo le regole democratiche” – ovviamente non dalle piazze o tramite le piazze – un governo che venga bocciato secondo queste regole democratiche – un referendum confermativo! – si dovrebbe dimettere e l’opposizione dovrebbero chiedere ke dimissioni! Ma come, Riflettevo, abbiamo fatto tre scioperi generali: contro i provvedimenti i del governo Meloni sulla palestina, contro la manovra finanziaria, contro i ddl sicurezza contro questo è contro quello, e invece . .” no prego continuate a governare” . Oh cazzo – mi sono detto ! Ma vuoi vedere che , nella nostra democrazia, c’è un gioco delle parti tra governo e opposizione?
    Governa la destra…via con le leggi “securitarie”! Governa la sinistra …via con le leggi che attaccano le condizioni di vita e lavoro dei lavoratori. Quando le condizioni lo richiedono …via con un bel governo tecnico! Alla fine mi sono dato la risposta: È il compromesso storico bellezza!

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