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L’8 aprile la Cassazione discute sui palestinesi arrestati in Italia

L’udienza davanti alla Corte di Cassazione per i palestinesi dell’Associazione Palestinesi in Italia e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il popolo palestinese, è stata fissata per mercoledì 8 aprile. Tra gli arrestati il più noto è Mohammed Hannoun da tempo al centro di una campagna di criminalizzazione portata avanti dagli apparati sionisti e dai giornali di destra.

Le accuse riguardano le raccolte di fondi destinate a organismi palestinesi a Gaza e che, secondo gli israeliani, sarebbero invece destinati ad Hamas. In obbedienza agli apparati di Tel Aviv, la procura di Genova si è prestata a dare vita in Italia ad una operazione repressiva contro i palestinesi che vivono nel nostro paese.

In previsione dell’udienza dell’8 aprile, la Procura di Genova ha fatto sapere di aver depositato il ricorso in Cassazione contro la scarcerazione di uno dei palestinesi arrestati a fine dicembre, Raed El Salahat, difeso dagli avvocati Samuele Zucchini ed Emanuele Tambuscio. Tra le motivazioni della scarcerazione vi era, appunto, anche il fatto che i documenti accusatori derivavano soprattutto dai documenti inviati da Israele.

Quei documenti – raccolti dalle Forze di difesa israeliane (Idf) a Gaza e in Cisgiordania e catalogati da un funzionario dell’intelligence israeliana noto solo come ’Avi’ (il nome completo è Avi Abramson, ndr), secondo il Tribunale del Riesame di Genova non sono utilizzabili proprio perché provenienti da fonte anonima e acquisiti senza alcuna garanzia processuale e di rispetto dei diritti umani.

Secondo la Procura, invece, l’agente dei servizi di sicurezza israeliani è una fonte “anonimizzata” ma non anonima, tanto che la Procura sta cercando il modo di sentirlo direttamente da qui all’inizio del processo.

In secondo luogo, sostengono i pm genovesi Marco Zocco e Luca Monteverde, per dire che i documenti raccolti sul campo di battaglia non sono stati sequestrati con le necessarie garanzie – per esempio in tema dei diritti umani – occorre provare “che un atto coercitivo incida direttamente sulla genesi dello specifico elemento probatorio, non avendo rilevanza, sotto tale aspetto, il contesto o episodi di tortura riscontrati in detto contesto”.

Quella dei pm è evidentemente una precisazione del tutto retorica e strumentale. I rapporti sull’uso della tortura contro i palestinesi imprigionati da parte dei militari e servizi di sicurezza israeliani potrebbero riempire una stanza.

A sostegno di Mohammed Hannoun e degli altri palestinesi arrestati si è costituito un comitato. “Il Comitato nasce su mandato e con l’autorizzazione dei detenuti, dei loro avvocati e delle loro famiglie, con l’obiettivo di garantire una rappresentanza responsabile, coordinata e trasparente delle iniziative di solidarietà” scrivono i promotori.
Nei prossimi giorni verranno comunicati i riferimenti ufficiali per l’adesione e le modalità operative. Per informazioni e adesioni scrivere a: comitatoprigionieripal@gmail.com

Per saperne di più su questa vicenda vedi:

Il tribunale del riesame di Genova scarcera tre dei palestinesi arrestati

La posta in gioco con l’arresto di Mohammed Hannoun

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