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Le navi militari italiane per Hormuz pronte a partire. Ma l’Iran non gradisce

Sull’invio di navi militari italiane nello Stretto di Hormuz, durante l’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa, il ministro della Difesa Crosetto ci ha tenuto a sottolineare che si è trattato solo di una comunicazione preventiva, “anche se non vi era l’obbligo” e fatta “con la massima trasparenza” sulle misure che il governo sta predisponendo.

Lo stesso tono è stato usato nella medesima audizione in commissione dal ministro degli Esteri Tajani. “Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo”, ha chiarito subito il ministro degli Esteri. L’obiettivo, spiega Tajani, è “condividere con il Parlamento, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace” e il percorso che “potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto”. Ma lo stesso Tajani ha precisato che tale impegno potrà concretizzarsi “solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità”.

Durante l’audizione Crosetto è sceso nel dettaglio sulle prossime mosse. Il ministro della Difesa ha spiegato che l’Italia sta predisponendo il pre-posizionamento di due unità cacciamine più vicine allo Stretto di Hormuz. Inizialmente saranno nel Mediterraneo orientale e poi nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso, come Mediterraneo Sicuro e Aspides, e “sempre rigorosamente all’interno del quadro delle missioni internazionali autorizzate per l’Italia”.

L’obiettivo dichiarato è di “avvicinarci a quell’area, pur rimanendo a distanza di sicurezza”. 

Intanto, però, risulta che le due navi cacciamine “Rimini” e “Crotone”, al momento ormeggiate a La Spezia, salperebbero già entro le prossime 48 ore visti i tempi lunghi di percorrenza (circa tre settimane) per raggiungere la base militare italiana di supporto a Gibuti, nel Mar Rosso. Le altre due navi che verrebbero impiegate sono il pattugliatore d’altura “Montecuccoli” e la nave di supporto logistico “Atlante”.

Navi già pronte a partire dunque e con un passaggio in Commissione e neanche in Parlamento che entrambi i ministri hanno ricordato essere una gentile concessione e non un atto dovuto.

Il sito specializzato Analisi Difesa sottolinea però come la missione al momento non sembrerebbe essere molto popolare. Alla domanda: “L’Italia, a suo avviso, deve rendere i propri cacciamine disponibili per la bonifica di Hormuz?” Il 57,2 % degli intervistati da un sondaggio dell’istituto ‘Only Numbers'(Ghisleri) si è detto non favorevole contro il 28,1% di favorevoli (meno della metà dei contrari) e il 14,7% che non sa o non risponde.

Un rapporto del Pentagono al Congresso, riferito dal Washington Post, ha valutato che potrebbero essere necessari fino a sei mesi per liberare completamente dalle mine lo stretto di Hormuz e che è improbabile che un’operazione del genere possa essere svolta prima della fine della guerra tra Usa e Iran. Ma sulla fine della guerra le incognite sono ancora enormi.

Nel frattempo i “volenterosi europei” spedirebbero già la loro flotta nell’area di Hormuz.

Occorre ricordare che il 22 aprile scorso i “volenterosi” paesi europei, dopo un vertice politico a Parigi a metà aprile, si sono riuniti operativamente a Northwood (vicino Londra) per dare vita a una missione navale a Hormuz per “l’immediato e incondizionato ripristino della libertà di navigazione” una volta che il conflitto nel Golfo Persico sarà terminato.

La Gran Bretagna e Francia hanno già messo in navigazione la portaerei Prince of Wales e la portaerei Charles De Gaulle verso lo stretto di Hormuz in direzione del Golfo.

L’Iran ha però già avvertito sia Gran Bretagna che Francia che le sue forze armate lanceranno una “risposta decisa e immediata” a qualsiasi nave da guerra che verrà inviata nello Stretto di Hormuz. “Ricordiamo loro che sia in tempo di guerra che in tempo di pace, solo la Repubblica Islamica dell’Iran può garantire la sicurezza in questo stretto e non permetterà a nessun Paese di interferire in tali questioni”, ha scritto il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi.

E andare a Hormuz in contrasto con l’Iran non sembra proprio una grande prospettiva nè una buona idea.

 

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