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Piacenza. Processo politico contro le lotte operaie

Il pm della procura di Piacenza Emanuela Podda ha chiesto il rinvio a giudizio contro sette sindacalisti appartenenti all’Usb e al Si Cobas accusati di associazione per delinquere finalizzata alla violenza privata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sabotaggio, interruzione di pubblico servizio. Nel 2022 otto sindacalisti vennero arrestati e un centinaio di lavoratori denunciati.

I sette sindacalisti sotto accusa sono Abed Issa Mahmoud El Moursi, Ali Mohamed Arafat, Elderdah Fisal, Aldo Milani, Roberto Montanari, Carlo Pallavicini, Bruno Scagnelli. L’ottavo è il mai dimenticabile compagno Riadh Zaghdane deceduto negli anni scorsi.

I capi di imputazione contestati dalla procura ai sindacalisti sono ben 145 e sono relativi per fatti che vanno dal 2016 al 2021e includono l’ipotesi di associazione per delinquere.

La pm Podda, ha chiesto il rinvio a giudizio per associazione per delinquere e per i reati connessi, mentre ha avanzato la richiesta di non luogo a procedere per i tanti altri reati ormai andati in prescrizione. I legali dei sindacalisti hanno sempre replicato – e dimostrato – che i reati contestati spno normali attività sindacali in un settore del lavoro assai controverso – potremmo definirlo un vero e proprio verminaio di appalti, sub appalti, sfruttamento selvaggio – come la logistica.

L’inchiesta venuta allo scoperto nel 2022 ma era partita nel 2016 riguardante decine di vertenze, blocchi ai cancelli, blocchi stradali avvenuti a Piacenza e nei magazzini della logistica diffusi nella provincia.

E’ bene ricordare che ad agosto del 2022 il tribunale del riesame di Bologna aveva ordinato la scarcerazione di sei sindacalisti, due USB e quattro Si Cobas, posti agli arresti domiciliari in seguito all’inchiesta/teorema della Procura di Piacenza sull’attività sindacale nel settore della logistica, proprio facendo cadere il reato di associazione a delinquere.

Un appello per la scarcerazione dei sindacalisti arrestati diffuso a luglio di quell’anno denunciava: “L’impianto accusatorio mira a una pesante delegittimazione dell’attività sindacale mettendo sotto la sua lente l’organizzazione di un conflitto collettivo, le forme di autofinanziamento per sostenere l’attività e il fatto che vengano strappate a imprese locali e multinazionali più denaro e migliori condizioni di lavoro. Ma cos’altro dovrebbe fare un sindacato precisamente, ci chiediamo?”

 

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