Esiste un fenomeno che sembra assurdo, ma che il capitalismo ha perfezionato per decenni: il povero di destra.
Perché così tante persone povere finiscono per difendere un sistema che le mantiene in povertà? La risposta non risiede solo nell’economia, ma anche nell’ideologia. Perché al povero di destra non solo è stato tolto il denaro, gli hanno tolto qualcosa di più importante: la coscienza di classe.
Gli hanno insegnato a non vedersi come un lavoratore, a non vedersi come un essere umano, a non vedersi come un salariato, anche se vende la propria forza lavoro ogni giorno. Si auto percepisce come un futuro milionario temporaneamente intrappolato nella povertà. E, attenzione: la povertà non riguarda solo chi vive sotto un ponte; è anche chi, se perde il lavoro oggi, non saprà come vivrà il mese prossimo.
Come un bravo servo ambizioso, gli hanno insegnato che un giorno raggiungerà la vetta, sempre a patto che non metta mai in discussione la vetta.
Ed è proprio qui che sta la chiave: i padroni del sistema hanno bisogno che l’oppresso non metta mai in discussione il sistema, ma che piuttosto incolpino il singolo individuo oppresso.
Ecco perché il povero di destra è così funzionale: perché protegge proprio il sistema che lo sfrutta; difende il meccanismo che sostiene coloro che si trovano al vertice della piramide.
E la cosa più tragica è che è stato convinto del fatto che il suo nemico non sia chi concentra potere e ricchezza, ma un altro povero come lui: quello che protesta, quello che rivendica i propri diritti, quello che pensa, quello che si organizza, quello che si interroga.
Quindi ripetono frasi come “il povero è povero perché lo vuole” o dice che rivendicare la dignità è “invidia“. Ripete discorsi preconfezionati come un mantra, copioni scritti da chi detiene effettivamente il potere economico.
Perché il povero di destra vive proiettando se stesso nel ricco. Vive all’ombra del successo altrui, convinto che se chi è al vertice vince, un giorno vincerà pure lui, ignorando che il successo del capitalista è il prodotto dell’accumulazione del lavoro sfruttato (che sia ben pagato o mal pagato).
Ma ignora un aspetto fondamentale: il sistema non premia necessariamente chi lavora di più. Premia principalmente chi possiede capitale. E basta guardare il mondo per capirlo: chi lavora di più sono spesso proprio i più poveri (contadini, operai, mietitori, lavoratori informali), persone che lavorano 10 o 12 ore al giorno solo per sopravvivere.
La figura del povero di destra non è una barzelletta, non è una caricatura: è una tragedia ideologica moderna. È un essere umano privato del pensiero critico, addestrato a difendere un sistema che non lo vedrà mai un pari. E forse la più grande vittoria del capitalismo non è stata la produzione di ricchezza, ma l’aver spinto milioni di poveri a difendere con passione chi vive sfruttando il loro lavoro.”
* da Facebook
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qwerty
Articolo sacrosanto, ormai purtroppo tutta l’informazione capitalistica proietta il malcontento su chi è nella stessa condizione o sta peggio anziché sull’ordine capitalistico che è la causa intrinseca delle disuguaglianze
Antonio
Articolo condivisibile ma è da un po di tempo che penso, che oltre ad una questione di classe, il problema sia anche psicologicoo. bravo servo ambizioso, oppresso, povero. Sono alcune parole che a sinistra si usano comunemente per descrivere le persone povere. Dall’altra parte si racconta la favoletta del ‘futuro milionario’. Secondo voi uno alla canna del gas che deve fare una scelta tra chi gli dice che sarà un povero sfruttato malpagato e uno che gli dice che sarà appunto un futuro milionario chi sceglierà? La chiesa lì aveva attirati a se rendendoli beati, quando sapremmo fare la stessa cosa, forse avremmo più coscienza di classe.