Il 28 maggio è stata chiamata una mobilitazione nazionale per difendere Cuba dall’aggressione statunitense, con la Casa Bianca che vuole strozzare un popolo che ha fatto della propria bandiera il simbolo della solidarietà internazionale. Del resto, non c’è frase che esprima meglio il senso di cosa rappresenti Cuba nel mondo che quella pronunciata da Fidel Castro, quando disse che il suo paese esportava “medici e non bombe“.
Tanti partiti, sindacati e associazioni riconoscono il patrimonio di pace che accompagna l’isola, e lasciando da parte le tante differenze hanno ritenuto necessario ribadire la diffusa solidarietà che anche nel nostro paese è rivolta al popolo cubano. Il quale, è bene ricordarlo, ancora oggi sta sostenendo la nostra disastrata sanità in Calabria.
Non a caso, il comunicato unitario delle varie realtà titola innanzitutto “Cuba per la pace“, come esempio di un modello che si erge nella comunità internazionale per il suo radicale carattere alternativo rispetto alla guerra e alla miseria che propone l’imperialismo occidentale in crisi.
“Quella che era una minaccia costante si sta trasformando nel rischio concreto di un’aggressione militare“, si legge nel comunicato. L’arrivo nei Caraibi della portaerei nucleare Nimitz e l’incriminazione di Raúl Castro, eroe della Rivoluzione, che per tanti versi ricorda l’impianto di menzogne costruito per giustificare il sequestro di Nicolás Maduro, fanno presagire l’ennesima operazione bellica stelle-e-strisce.
L’inasprimento del blocco e delle sanzioni imposti da Washington, che va avanti sin da gennaio, sono una vera e propria punizione collettiva contro il popolo cubano, la cui unica colpa è quella di difendere la propria sovranità e il percorso sociale e politico che ha deciso di intraprendere da decenni.
“Un vero e proprio crimine contro chi chiede solo pace e autodeterminazione“, continua il comunicato. I promotori della mobilitazione affermano che non si può restare a guardare mentre gli USA, attraverso dichiarati e rivendicati crimini contro l’umanità, conducono un’ulteriore escalation contro chi non si piega ai diktat dell’imperialismo.
L’11 aprile c’è stata una grande manifestazione nazionale al fianco di Cuba, continuano le raccolte farmaci e fondi per l’isola, mentre è da poco partita anche un’importante raccolta firme per sostenere il popolo cubano. Ma l’urgenza della situazione odierna spinge un fronte amplissimo di soggetti sociali e politici a tornare in piazza, per mostrare che l’aggressione statunitense non trova sostegno nel nostro paese.
Il 28 maggio, dunque, a Roma un corteo partirà alle 18 da Piazza dei Cinquecento/Piazza Gaza, per arrivare all’ambasciata statunitense, e nel comunicato “si invitano tutte le città a costruire momenti unitari sotto le sedi diplomatiche e militari statunitensi nella stessa data“. Milano ha già risposto all’appello, con un presidio unitario alle ore 17:30, sotto il consolato USA.
La solidarietà non si fermerà il 28 maggio. Mentre è necessario mantenere alta l’attenzione nel caso di una precipitazione degli eventi, per il 7 giugno è già stata indetta un’assemblea nazionale a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, ore 10, per ribadire fermamente, ancora una volta, che ¡CUBA NO ESTÁ SOLA!

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