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La Banda della Uno bianca, in odor di “servizi”

Da ciò che trapela dai quotidiani locali che si stanno occupando della vicenda, emergono altri particolari piuttosto rilevanti riguardo alla cosiddetta “Banda della Uno bianca” che agì tra il 1987 al 1994 a Bologna, in Romagna e nelle Marche, compiendo un centinaio di azioni criminali, mietendo almeno 24 vittime e oltre un centinaio di feriti.

L’inchiesta riaperta nel 2024 in seguito all’esposto presentato nel 2023 dagli avvocati dell’associazione delle vittime della Banda – Luca Moser e Alessandro Gamberini – è in mano alla procuratrice aggiunta Lucia Russo e al sostituto procuratore Andrea De Feis.

Avevamo già riportato il fatto che una specie di “super-teste”, allora poliziotto, sentito più volte dalla Procura, avrebbe riferito di un tentativo di arruolamento nei Servizi in cui Roberto Savi – allora suo collega – avrebbe svolto una sorta di ruolo di scouting.

Savi, allora in forza alla Questura di Bologna, avrebbe accompagnato il suo collega in un ufficio di una azienda nella zona di Porta Lame usata come copertura da parte dei Servizi, in questo caso il Sisde. Una delle attività di copertura che verranno poi liquidate in seguito allo scoppio dello scandalo dei “fondi neri” di quel “Servizio Interno”, affaire complementare alle rivelazione sul “Super-Sismi”, dipinto come una sorta di “Servizio Segretissimo” dentro il Servizio Segreto, inattingibile ad ogni possibilità di controllo democratico.

L’anno, si è appreso in questi giorni, sarebbe stato il 1990, un vero “spartiacque” nell’attività criminosa della Banda e per le rivelazioni dell’attività di Gladio, su cui torneremo a fondo in un contributo a  parte.

Il tentativo di arruolamento non sarebbe andato a buon fine per la volontà del super-teste di lasciare la routine quotidiana della Questura per arruolarsi, a suo dire, nella “Legione Straniera”, a cui Savi avrebbe risposto che se proprio avesse voluto fare la guerra, “avrebbe potuto farla anche a Bologna“.

I due sarebbero in quella sede direttamente con la ‘Volante’, ma con loro – è questo è l’altro l’elemento nuovo, oltre l’indicazione esplicita dell’anno – ci sarebbe stato anche Pietro Gugliotta, un altro membro della Banda ufficialmente “suicidato” di recente, in circostanze misteriose, a Colle d’Arba (Pordenone).

Anche Gugliotta era in forza alla Questura – 5 dei 6 membri della banda erano poliziotti – e la sua presenza nella Volante sembra confermare ciò che sosteniamo da tempo, ovvero un rapporto organico tra la Banda ed i Servizi Segreti in quella che abbiamo definito l’ultima fase della strategia della tensione.

Ricapitoliamo: due poliziotti di lungo corso si recano con la volante in un palazzo del centro di Bologna per avviare il processo di reclutamento nei “servizi” di un proprio collega, nel quarto anno dell’attività della Banda.

Ciò che ancora più inquietante il suicidio di Gugliotta – che da tempo aveva finito di scontare la pena –  è che, stando alle parole del sua storica avvocata Stefania Mannino, a Natale, alcuni giorni prima di “togliersi la vita”, le avrebbe comunicato la propria volontà di parlare con lei, con una certa urgenza, ma di persona.

Non sembra peregrino sospettare che proprio quella chiamata possa essergli stata fatale.

Oltre a questo fatto, che proietta un altro po’ di fitta nebbia sulla vicenda, si somma il particolare – non di poco conto – che la notizia del suo suicidio è avvenuta mesi dopo, a pochi giorni dall’intervista di Roberto Savi a Belve Crime a maggio, mentre nessuno si era sognato – dopo la sua morte – di avvertire la procura.

Ricapitolando: un ex esponente della Banda implicato nell’attività di reclutamento di un servizio segreto  che da lì a poco sarebbe stato travolto dall’ennesima vicenda che ne ha mostrato in parte il modus operandi e le sue non proprio virtuose connessioni con la dirigenza politica della Prima Repubblica – muore in circostanze misteriose dopo aver comunicato la volontà di parlare di persona con la propria legale, ma la sua morte viene comunicata molti mesi dopo, con tutte le possibilità di inquinare le prove sia del suicidio che di eventuali altri indizi.

A completare il quadro ci sono “denunce anonime” (mitomania? depistaggio? informazioni utili?) su fatti riguardanti aspetti ancora non chiariti della lunga attività criminosa della Banda.

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1 Commento


  • Andrea

    ricordo che una UNO Bianca rubata,fu parcheggiata davanti a Forte Baschi , sede della Falange Armata, sorry x il lapsus, dei Servizi Militari .
    in quel oeriodo avvenne una strage, 6 Carabinieri uccisi nella caserna di Bagnara di Romagna, addossata frettolosanente ad uno degli appartenenti all’Arma. Strano la sera prima avevano festeggiato in pizzeria l’unico collega sooravvissuto che partica in congedo
    Forse
    quel giorno i,n un controllo di routine,avevano fernato un auto con passeggeri particolari che ninbdocevano essere identificatii, tante’ che il Foglio su cui venivano annotati i dati dei controllati, spari’

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