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La solitudine dei palestinesi e degli ebrei pacifisti nella Roma di Gualtieri

Si rafforza il filo diretto che unisce le mura storiche dell’ex convento di Sant’Ambrogio nel cuore dell’ex Ghetto di Roma, le aule magne dei licei parificati e le corti di giustizia federali degli Stati Uniti, ma non solo.

Vi racconto una narrazione geopolitica e militare che l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri e dall’assessore al Patrimonio Tobia Zevi fa finta di non capire, trincerandosi dietro una difesa puramente burocratica e urbanistica.

Laddove il Campidoglio sceglie il paravento della memoria storica, il resto del mondo, che include anche le voci del pacifismo ebraico, sollevano una questione morale gigantesca, oggi confermata dai fatti su scala internazionale.

Come sappiamo, con la delibera del 29 gennaio 2025, la giunta capitolina ha concesso in uso gratuito per 30 anni (più altri 20) lo storico immobile di via di Sant’Ambrogio alla Comunità Ebraica di Roma per il trasferimento del liceo scientifico parificato “Renzo Levi”. Uno spazio monumentale che fino al 2017 serviva da palcoscenico alla cultura plurale, musica e attivismo sociale grazie all’esperienza autogestita dell’ex Rialto e del Circolo Gianni Bosio.

Nella nota ufficiale di replica agli articoli usciti sul Fatto Quotidiano, emessa dal Comune il 1° luglio 2026, l’assessorato ha provato a blindare l’operazione: l’edificio ha una destinazione urbanistica scolastica, si dice, e l’assegnazione serve a sottrarlo alla speculazione turistica di una “struttura alberghiera”.

Nessun accenno a ciò che c’era prima, alla comunità romana rimasta a bocca asciutta.

Per legittimare la scelta senza bando pubblico, il Comune ha evocato una memoria storica intoccabile e dolorosa: il fatto che proprio in quel convento trovarono rifugio gli studenti ebrei espulsi dalle scuole del Regno nel 1938 a causa delle leggi razziali fasciste.

Ma fino a che punto l’evocazione della storia può essere usata come una cambiale in bianco per coprire le opacità del presente?

Ed è qui che la difesa del Comune crolla.

Capitali dall’azzardo e l’ombra della militarizzazione della Diaspora

L’operazione di ristrutturazione da 8,5 milioni di euro non si regge su fondi ordinari, ma sul co-finanziamento della Yael Foundation di Uri Poliavich.

Come svelato dalle inchieste de Il Fatto Quotidiano, Poliavich è il magnate di Soft2Bet, colosso dei casinò online e delle scommesse, molte delle quali finite nelle “liste nere” europee e italiane per violazione delle normative sui giochi.

Già questo mix tra patrimonio pubblico e capitali dell’azzardo di massa, che storicamente devasta le fasce sociali più deboli, avrebbe dovuto far vacillare un’amministrazione che si proclama “di sinistra”.

Poliavich non è un filantropo neutrale. In un video programmatico della sua fondazione, l’imprenditore dichiara esplicitamente che l’istruzione nelle sue scuole deve servire a indirizzare i giovani alla leva:

Bisogna iniziare dall’asilo e accompagnarli fino al punto in cui, alla fine delle scuole superiori, scelgano di andare in Israele, scelgano di far parte di Tsahal [l’esercito israeliano]”.

Questo non è un timore astratto. I dati sono precisi: già nell’ottobre 2023, il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani confermava che ben 1.000 ragazzi con doppio passaporto italiano stavano svolgendo il servizio di leva nell’IDF.

Accettare che venga finanziata una scuola sul territorio romano con questi presupposti ideologici significa, di fatto, avallare un progetto di arruolamento ideologico e militare della Diaspora.

Il caso del militare IDF in tour per i licei italiani (dopo aver fatto esplodere quartieri e moschee)

Mentre la nota del Comune accusa i critici di voler alimentare “antisemitismo e razzismo” attraverso una indebita sovrapposizione tra i cittadini italiani di religione ebraica e lo Stato di Israele, la contestazione più dura e documentata arrivava proprio dall’interno del mondo ebraico.

Nell’ottobre 2025, la rete “Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace” e il “Laboratorio ebraico antirazzista (L3a)” avevano indirizzato una lettera aperta incendiaria ai vertici dell’UCEI e delle comunità di Roma e Milano.

Il motivo? Le scuole ebraiche paritarie avevano ospitato in Aula Magna il tour “pedagogico” di Adi Karni, un sergente ventiduenne dell’esercito israeliano, per “smentire le fake news” sul genocidio a Gaza.

I pacifisti ebrei hanno denunciato la “perversione totale della missione educativa” e hanno dimostrato come Karni, lo stesso “ragazzo affabile” che parlava agli studenti romani, comparisse in video mentre faceva esplodere una moschea a Gaza, importando nelle scuole italiane una retorica di disumanizzazione del popolo palestinese.

I movimenti pacifisti hanno chiesto le dimissioni dei responsabili scolastici, pretendendo che agli studenti venissero invece proposti incontri con i refusnik, gli obiettori di coscienza israeliani che pagano con il carcere il rifiuto di partecipare ai massacri.

Se il sindaco di Roma e la sua giunta sono contrari alla militarizzazione delle menti dei minorenni, perché non dà ragione a loro, revocando la concessione e concedendola all’associazionismo rigorosamente pacifista?

La conferma internazionale del ruolo di Adi Karni

La storia, alla fine, ha presentato il conto e dato ragione alla rete Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace e il Laboratorio ebraico antirazzista (L3a).

A febbraio di quest’anno, la Hind Rajab Foundation ha depositato una denuncia penale federale negli Stati Uniti contro lo stesso Adi Karni per crimini di guerra e atti di genocidio a Gaza, documentando la distruzione pianificata di scuole, quartieri e luoghi di culto.

Cioè, la stessa figura che sfilava protetta nelle scuole ebraiche romane è oggi al centro di un caso giudiziario internazionale, dopo aver provocato rivolte studentesche anche alla Boston University, ma non solo.

A causa delle sue azioni genocidarie, ampiamente documentate, il Perù ha avviato, per la prima volta nella storia del Paese, un’indagine in base al principio della giurisdizione universale per crimini contro l’umanità commessi a Gaza.

È questo che si legge sul sito della Baltasar Garzón International Foundation e sulle riviste specializzate in Diritto Internazionale Umanitario:

L’indagine si concentra sul 424° Battaglione ‘Shaked’ della Brigata Givati dell’esercito israeliano, che avrebbe partecipato alle operazioni militari condotte a Gaza tra novembre 2023 e ottobre 2024. Secondo la denuncia presentata, il soldato semplice Adi Karni — membro di tale battaglione — sarebbe stato coinvolto nella distruzione sistematica di proprietà civili, inclusi quartieri residenziali e infrastrutture non militari in aree densamente popolate come Al-Rimal e il campo profughi di Jabalia.

Il dossier sostiene inoltre che le operazioni militari si sono svolte nelle immediate vicinanze di strutture umanitarie e mediche, compresi i locali dell’UNRWA e centri sanitari essenziali.

A questo proposito, la denuncia afferma che tali operazioni militari hanno causato danni strutturali catastrofici e ferito un gran numero di civili e personale medico, inserendosi in quello che è stato descritto come un modello sistematico di violenza diretto contro la popolazione civile di Gaza da parte dell’esercito israeliano.

Perciò, quando il Comune di Roma scrive che “le critiche alle scelte di un Governo non devono mai tradursi in discriminazioni nei confronti di istituzioni educative” compie un errore politico e logico fatale.

Nessuno vuole discriminare il Liceo Renzo Levi o la Comunità Ebraica. Al contrario: l’inchiesta giornalistica e il dissenso degli ebrei pacifisti mirano a difendere l’onorabilità delle istituzioni educative italiane dalla penetrazione di capitali dell’azzardo e da predicatori di guerra sotto inchiesta internazionale.

Nel silenzio assordante dell’assessore Zevi e del sindaco Gualtieri, che aspettano il pronunciamento del Tar del Lazio come se la giustizia fosse solo una questione di cavilli procedurali, resta l’amarezza per un bene comune regalato senza bando in questa Roma che meriterebbe un briciolo di dignità in più, proprio per essersi resa palcoscenico di importanti trattati internazionali.

Il Campidoglio farebbe bene, per una volta, ad ascoltare la lezione di coraggio che arriva dai palestinesi che stanno qui, sul territorio, e che vedono i loro bambini, le future generazioni del Paese che non avranno mai, morire divorati dai topi e trascinati dalle formiche, come in un famoso passaggio di “Cent’anni di solitudine”.

E poi, certamente, le voci degli ebrei pacifisti, che chiedono di essere ricevuti quando bussano ad una porta che dovrebbe essere aperta a tutta la cittadinanza, soprattutto quando cerca di salvare la “questione morale” di questa triste giunta capitolina, prima che venga spazzata via dal voto.

  * da Facebook

Fonti

1. Il Fatto Quotidiano: “Scuola ebraica e forze armate, l’assessore Zevi difende la concessione” (02/07/2026)

2. TRIAL International. Universal Jurisdiction Annual Review 2026, p. 77: “Investigation opened into member of Israeli Army Combat Engineering Corps for alleged crimes committed in Gaza

3. The Baltasar Garzón International Foundation: “Peru has, for the first time, launched an investigation under the principle of universal jurisdiction into crimes against humanity committed in Gaza

4. The Daily Free Press: “Picketers gather outside HTC to protest an Israel Defense Forces soldier speaking event” (05/02/2026)

5. The Hind Hajab Foundation: “HRF Files Legal Complaint in the United States Against Israeli Soldier Adi Karni, Already Under Investigation in Peru” (04/02/2026)

6. Il Fatto Quotidiano: “Il soldato Idf che predica nelle scuole ebraiche ha commesso probabili crimini di guerra. Dove va l’Ucei?” – La lettera” (22/10/2026)

7. TRT Español: “El abogado peruano que denunció a soldado israelí de vacaciones: El sur global “sentó un precedente“” (24/06/2026)

8. Il Fatto Quotidiano: “Propaganda di guerra in aula”: la protesta degli ebrei pacifisti contro il tour del militare dell’Idf nelle scuole” (25/10/2025)

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