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L’Italia coinvolta nella guerra del Golfo. Militari e armamenti italiani già sul terreno

Gli articoli comparsi su La Repubblica e il Giornale hanno rivelato che in Arabia Saudita e nei paesi del Golfo, all’insaputa del Parlamento e di tutti, ci sono ben settecento militari italiani che partecipano ai combattimenti “difensivi”.

La notizia in realtà era stata comunicata piuttosto in sordina dal capo di Stato maggiore Portolano in un’audizione in parlamento poco più di un mese fa (il 16 giugno) ed era stata inserita nelle pieghe del decreto sulle missioni militari all’estero ma senza essere esplicitata. Probabile che anche in quel caso i parlamentari durante l’audizione fossero troppo impegnati a giocare sul cellulare per prestare la dovuta attenzione a quanto veniva detto.

Dunque anche in questo caso – e come avviene troppo spesso – il Parlamento è stato messo davanti al fatto compiuto, così come era avvenuto per l’invio di armi all’Ucraina già nel 2022 o per l’aggressione Nato alla Jugoslavia nel 1999.

Infatti è dalla metà di marzo che centinaia di militari italiani sono già presenti in Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo impegnati contro gli attacchi iraniani, e per “proteggere gli interessi nazionali” nella regione.

Secondo quanto riportato, nei paesi del Golfo risultano già schierate batterie missilistiche antiaeree Samp-T, cannoni antidrone Skynex, caccia Eurofighter e l’aereo radar Gulfstream Caew. Il compito di renderli operativi spetta a 400 militari in Arabia Saudita e ad altri 300 distribuiti tra Kuwait e Bahrein.

La missione ha un nome “Task Force Air Arabia”, è operativa già dalla seconda metà di marzo ed è presentata con pochissime righe stringate sul sito del Ministero della Difesa. Proprio ai primi di marzo, i ministri della Difesa Crosetto e degli Esteri Tajani avevano comunicato al Parlamento che c’erano state richieste di aiuto all’Italia da parte delle petromonarchie del Golfo bersagliate dall’Iran in ritorsione agli attacchi di Usa e Israele, ma non avevano detto nulla sull’invio di militari e armamenti italiani sul campo.

Ma il coinvolgimento militare italiano nella guerra in Medio Oriente potrebbe non esaurirsi qui.

Di fronte al rischio che oltre Hormuz venga bloccato anche lo Stretto di Bab el Mandeb sul Mar Rosso, l’Arabia Saudita ha organizzato un vertice con 43 Paesi – presente anche una delegazione dell’Unione europea – con l’obiettivo di costruire una coalizione internazionale per la “libertà di navigazione” dello Stretto di Hormuz e di Bab el Mandeb. L’iniziativa saudita si viene a sovrapporre alla missione europea Aspides (in cui è presente l’Italia) e a quella annunciata da alcuni Stati europei, tra cui Regno Unito, Germania, Italia e Francia, ma potrebbe essere la “cornice” tanto attesa per avviare l’operazione militare contro l’Iran e gli Houthi yemeniti.

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6 Commenti


  • Mario

    …capisco che far funzionare una batteria anti-missili ha bisogno di istruttori/tutor (non hanno fornito formazione quando sono stati venduti?), ma i caccia ??? i piloti mancano nei paesi del golfo?


  • Giorgio Turri

    Il fatto che i nostri governi tacciano o fanno passare tra le righe provvedimenti pericolosi come quello di andare in guerra ( perché di questo si tratta) contro l’ Iran per difendere un passaggio di petroliere è veramente MOLTO GRAVE! Da una missione del genere può facilmente scaturire la necessità di bombardare l’ Iran ed allora veramente saremmo nei guai seri!!! ALMENO SAPERLO A CIÒ VHE ANDIAMO INCONTRO!!


  • Giorgio Turri

    Continuo: Il tutto per sostenere l’ Ucraina che non è né Europa né Nato!! perché non facciamo come la Spagna che se ne frega ed acquista il petrolio russo pur sostenendo l’Ucraina in altro modo?????


  • Lucia Sartori

    Non ho parole sono scandalizzara da tutto questo e come senza avvertire il parlamento e gli italiani si possa prendere simili decisioni a scapito della verità e della Democrazia


  • Ivan

    Il fatto di una gravita’ inaudita, anche se purtroppo non una novita’, e’ che tali impegni militari italiani vengano presi all’ oscuro del Parlamento e spesso, senza nessuna vera autorizzazione Onu. Se non tutto a posteriori. I.governi/i, in Italia ed in un po’ tutta la UE, agoscono in maniera autocratica.


  • Giulio Bonali

    Sarò sincero.
    Molto deludenti e francamente penosi mi sembrano i tentativi di arrampicarsi sugli specchi all’ inizio dell’ articolo per pretendere di far credere che queste criminali iniziative imperialistiche guerrafondaie siano state prese dal governo all’ insaputa, e non, come invece ritengo del tutto evidente, in perfetto accordo (elettoralisticamente indicibile!) della opposizione-fotocopia del governo stesso.
    Ed avendo appreso la lezione di quel nemico del popolo della mai abbastanza rimpianta prima repubblica, espertissimo in peccatacci mortalissimi, secondo cui a pensar male si fa peccato ma di solito ci si imbrocca, tendo a credere che l’avvicinarsi di impoertanti scadenze elettorali non sia estraneo alla cosa.

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