La foia guerrafondaia dei media occidentali supera ormai per cialtroneria ed estremismo qualsiasi idiozia possa uscire dalla tastiera di Trump.
La dimostrazione solare è arrivata ieri da un presunto scoop del Financial Times – giornale attendibile “fino ad un certo punto” sui temi economici, ma inevitabilmente esposto come tutti alla stupidaggine quando copre temi geostrategici – che è stato ripreso, modificato, manipolato fino alla falsificazione da tutti i media italioti. Sia stampati che in video.
Andiamo con ordine perché è bene cogliere appieno la portata dell’operazione e quindi dello “spirito” che ormai domina in certe redazioni.
Il Financial Times, dicevamo, decide di pubblicare un articolo che raccoglie – a suo dire – alcune “indiscrezioni” provenienti da funzionari iraniani. Il titolo, nella foto qui di fianco, è abbastanza chiaro, seppur incomprensibilmente accompagnato con una foto dalla Russia: “Alcuni insider dicono che l’Iran osserva [possibili] obiettivi militari in Europa se Trump imprimerà un’escalation alla guerra”.
Lasciamo per ora perdere l’attendibilità della “fonte”, che in questi casi è sempre incerta, al limite del gioco delle spie. E restiamo alla lettera del titolo: se l’America riprenderà a bombardare, magari aumentando l’intensità degli attacchi, in quel caso l’Iran potrebbe dirigere i suoi missili verso le basi presumibilmente Usa e/o Nato presenti sul territorio europeo.
Dal punto di vista logico e strategico, in questa eventualità, è possibile. L’Iran ha adottato lo stesso criterio nei confronti dei paesi del Golfo Persico e in Medio Oriente, demolendo parecchi radar e basi americane – con qualche “danno collaterale” per i paesi che le ospitano.
Dunque potrebbe fare altrettanto con i paesi europei, che appoggiano materialmente lo sforzo americano ma con l’aria di chi non sa come funzionino le basi e cosa vi avvenga dentro (rifornimenti di munizioni e carburante, manutenzione, radar, ecc).
Questa contro-escalation iraniana sarebbe peraltro subordinata ad una condizione precisa: l’escalation bellica, SE sarà decisa e praticata da un Trump sull’orlo della crisi di nervi per i fallimenti registrati in sei mesi.
I media italici avrebbero potuto quindi riprendere la notizia del Financial Times nella sua interezza, commentarla, “arricchirla” con dichiarazioni di qualsiasi provenienza attendibile, ecc, evidenziando magari il rischio per le nostre popolazioni insito nella dinamica di guerra imposta da Usa e Israele a tutto il Medio Oriente e quindi anche al Mediterraneo.
Troppo facile, troppo deontologicamente corretto, troppo poco allarmante per “farci un titolo ad effetto”…
L’ordine che ha attraversato pressoché tutte le direzioni e le redazioni è stato univoco: eliminare dai titoli qualsiasi accenno alla “condizione” indicata dal FT (l’escalation Usa) e dare soltanto la parte dell’”attacco all’Europa”.
Ovviamente “ingiustificato”, “intollerabile”, e via sacramentando. Come si può vedere dal titolo di Repubblica qui di fianco (ma erano tutti simili, dal Corriere in giù, potete divertirvi su Internet), che si sbizzarrisce elencando subito i possibili obbiettivi e mettendo una foto per criminalizzare i pacifisti che chiedono la chiusura delle basi Usa.
Che questa unanimità sia “casuale” è ovviamente impossibile. Per quanto devastata sia la categoria “giornalaia” ci dovrà pur essere una singola testata che – se non altro per ragioni di concorrenza – rispetti la notizia originale. Niente, neanche Il Fatto stavolta dirazza rispetto al mainstream… Di fronte all’Iran tutti con l’elmetto.
E’ evidente che dire “l’Iran ci vuole attaccare” è completamente diverso dal dire “se Trump intensifica gli attacchi, allora la risposta di Tehran potrebbe arrivare fino a noi”.
Nel primo caso sono gli ayatollah o i pasdaran a rappresentare il pericolo per la pace, nel secondo è Trump – e l’America – a dover essere “contenuto”.
Nel primo caso l’unica cosa da fare è armarsi ed eventualmente partecipare fisicamente alle prossime iniziative di guerra; nel secondo l’Unione Europea e financo l’Italia potrebbero fare pressione sugli Usa – nei limiti delle loro scombiccherate direzioni politiche – per evitare che la guerra in Medio Oriente diventi semi-globale.
La scelta – nelle redazioni e soprattutto tra i proprietari dei giornali – è stata dunque una scelta di campo e di guerra. Non c’è nulla da capire e da fare se non combattere. Come per l’Ucraina, insomma.
La foia guerrafondaia del sistema mediatico “industriale” ormai ha assunto la stessa dinamica che alimenta i pogrom o la caccia alle streghe, con un rimbalzare di voci incontrollate che convergono sull’indicazione di un nemico da scuoiare vivo a furor di popolo (redazionale). Nel migliore dei casi, se l’innocente è debole, finisce con un omicidio immotivato. Se è abbastanza forte da resistere, invece, finisce malissimo…
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