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Mezze bugie e mezze verità sulle armi italiane all’Ucraina, ancora una volta

Il governo Meloni continua a navigare nella più totale complicità nelle forniture di armamenti italiani all’Ucraina per la guerra con la Russia. Ma ancora una volta, così come avvenuti sui voli militari statunitensi dalle basi italiane, l’esecutivo nasconde la verità al paese attraverso mezze bugie e mezze verità.

Le polemiche in questo caso sono scattate dopo il vertice a Kyev dei paesi europei “volenterosi” (nel far proseguire la guerra in Ucraina, ndr) e per le rivelazioni comparse sul giornale La Repubblica.

La premier Giorgia Meloni aveva confermato l’impegno italiano sugli aiuti all’Ucraina ma parlando dell’invio di nuovi generatori elettrici in vista dell’inverno, in tale contesto aveva anche annunciato che l’Italia non prenderà parte alle esercitazioni su vasta scala della coalizione previste per l’autunno intorno e dentro l’Ucraina.

Due annunci che avevano il compito di tranquillizzare il dissenso interno alla maggioranza di governo e di tenere buona quella parte dell’opposizione contraria all’invio di armi e al coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina.

Ma le indiscrezioni sulle forniture militari italiane a Kiev pubblicate da Repubblica hanno riacceso lo scontro politico a tutto campo.

Stando a quanto riporta La Repubblica, il governo starebbe preparando l’invio a Kiev di armi di ultima generazione come le batterie contraeree Samp-T nella versione NG in grado di abbattere i missili balistici, gli intercettori Aster 30 e alcuni radar. Altro che generatori!

Il governo – prosegue La Repubblica – vorrebbe inoltre ricorrere alla formula del decreto proprio per prevenire eventuali dissensi interni alla maggioranza.

La fornitura prevederebbe quattro batterie antimissile Samp-T di nuova generazione (NG). Poi ci saranno i radar Kronos costruiti da Leonardo, mentre anche l’Italia, così come Francia e Gran Bretagna, daranno inoltre il via libera formale alla produzione direttamente in Ucraina dei missili – in questo caso gli Aster.

In questo ennesimo decreto per l’invio di armi all’Ucraina ci sarebbero anche il sistema “Grifo” della Difesa italiana, che utilizza i nuovi missili Camm-Er per intercettare droni kamikaze, missili da crociera e armi anti-radar a corta portata.

Su questa ennesima forzatura bellicista del governo, nel teatrino della politica italiana non sono venuti a mancare i paradossi. A destra il gen. Vannacci si scaglia contro questa decisione di inviare armamenti all’Ucraina, nel campo largo c’è invece chi – come l’on. Magi di +Europa o l’on, Ruffino di Azione – che la ritengono “una buona notizia” anche se la premier è “costretta a farlo di nascosto”.

Il ministro della Difesa Crosetto ha affidato una replica ad una nota pubblicata sul sito del ministero della Difesa, in cui precisa che il Parlamento “ha autorizzato il Governo a inviare, anche per il 2026, come già era stato fatto in tutti gli anni precedenti, aiuti (di natura sia civile che militare) all’Ucraina”.

Come accaduto anche con i precedenti invii di armamenti, anche questo tredicesimo pacchetto sarà coperto da segretezza. Verrà infatti approvato prima tramite un decreto interministeriale, poi passare al vaglio del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica i cui membri sono obbligati al segreto, per essere infine approvato dal Consiglio dei ministri.

Per mantenere segreti i materiali da inviare in Ucraina, il governo lo riferisce infatti solo al Copasir. E’ lo stesso Crosetto a spiegare che quando viene assemblato un “pacchetto” di aiuti, la difesa e le amministrazioni competenti “preparano un decreto, chiedono al presidente del Copasir di poterlo illustrare ai suoi membri, lo illustrano e solo espletati tutti questi passaggi (non formali, ma sostanziali, dato che viviamo in una Repubblica in cui la sovranità è in capo al Parlamento) tale decreto viene adottato, nella prevista forma del secretato, il che mette in condizione tutti i membri del Copasir (dove siedono esponenti di maggioranza come di opposizione) di esserne in piena e totale conoscenza e averne totale contezza, come è giusto che sia” ha spiegato il ministro della Difesa.

Con una certa dose di malizia, ma affermando sicuramente una mezza verità, Crosetto ha poi ricordato che questo è stato il percorso seguito sull’invio di armi in Ucraina da tutti i governi fino a oggi. 

Anche questa volta il Parlamento e il paese saranno messi davanti al fatto compiuto sulle scelte che invece lo stanno trascinando sempre più pesantemente nella guerra in Ucraina. Così come avverrà anche per l’indebitamento con i fondi europei SAFE (veri e propri crediti di guerra, ndr) per l’acquisto di nuovi armamenti, anche questo caso non verrà affatto discusso in Parlamento come invece era stato annunciato dal ministro dell’Economia Giorgetti.

E’ un meccanismo che va spezzato e interrotto con decisione prima che sia troppo tardi.

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