Il Convoy Nuestra América è rientrato in Italia sabato scorso: la brigata per il centenario di Fidel ha portato aiuti e solidarietà a Cuba proprio durante l’anniversario dei 100 anni del comandante Fidel Castro Ruz.
Il Convoy ha raggiunto le comunità più remote dell’oriente cubano e della Sierra Maestra, ma anche città simbolo della rivoluzione come Santiago, Santa Clara e ovviamente L’Avana. Uno sforzo logistico non indifferente, considerando le condizioni dell’isola in questo periodo storico, coordinato dalle compagne e dai compagni di Let Cuba Breathe, con il supporto dell’ICAP e dell’azienda a capitale misto Bio Cuba Caffè.
Non ci dilunghiamo qui nel descrivere le note condizioni imposte sull’isola dal criminale Bloqueo, aggravatosi con le ultime sanzioni di Trump fino a conformarsi come un genocidio a bassa intensità, ovvero senza bombardamenti. Non è questo un articolo per suscitare pena: intendiamo piuttosto descrivere ciò che ha fatto il Convoy, sperando che questa esperienza sia utile ad allargare la partecipazione ai prossimi e la solidarietà nei confronti di Cuba.
Diciamo solo che la mancanza di elettricità e la scarsità di carburante – che abbiamo potuto toccare con mano – stanno asfissiando la popolazione, ma siamo altrettanto consapevoli del fatto che nessun altro Stato al mondo sarebbe sopravvissuto a un tale blocco. In questo momento la vita è difficile per i cubani, più che durante il Periodo Especial, ma lo Stato riesce comunque a garantire sanità ed educazione, e lo sappiamo perché lo abbiamo visto.
Siamo stati in decine di comunità, anche molto piccole, in cui sono attivi e presenti gli ambulatori e gli ospedali, mentre i maestri delle scuole sono già al lavoro per assicurare la ripresa dell’anno scolastico, con tutto il materiale disponibile e le strutture pienamente agibili e pulite. Basti pensare che abbiamo avuto l’onore di portare le casse di medicinali raccolte in Italia nel nuovo reparto di Nefrologia appena inaugurato in uno degli ospedali di Santiago.
Ma non è stato solo un viaggio umanitario… Per esperienza sappiamo che è molto di più ciò che Cuba può dare a noi, piuttosto che viceversa. Le casse di medicinali, seppur tante da riempire un camion intero, sono solo un granello di sabbia. L’anniversario dei 100 anni dalla nascita del Comandante ci ha tuttavia permesso di attraversare la storia di Cuba, dalle guerre di indipendenza alla rivoluzione, in un continuo intreccio tra la lotta anticolonialista di Martí e quella per la costruzione del socialismo di Fidel. Una storia che ha ancora tanto da insegnare a chi lotta per cambiare il mondo.
Siamo stati nella provincia di Granma, dove gli storici chiamati dall’ICAP ci hanno raccontato nei minimi dettagli la battaglia di Guisa e la nascita delle Marianas, il gruppo di guerrigliere che divenne scorta personale di Fidel Castro. A Santiago abbiamo potuto assistere a due lezioni su Fidel: una nella scuola in cui studiò, l’altra nei giardini della Caserma Moncada, oggi museo e complesso scolastico 26 de Julio.
A dimostrazione del fatto che a Cuba no se rinde nadie, le attività culturali per il centenario sono state numerose, seppur limitate dalle condizioni. Uno dei titoli del Granma riportava No hay apagón cultural (non c’è blackout culturale) e, difatti, a Santiago abbiamo avuto il privilegio di inaugurare il museo 26 de Julio: un nuovo e tecnologico museo che racconta la storia della rivoluzione, dall’assalto alla caserma Moncada alla guerriglia sulla Sierra Maestra, fino al momento in cui Fidel annunciò proprio dal balcone dell’edificio del museo la vittoria della rivoluzione. Qui abbiamo vissuto uno dei momenti più intensi del viaggio, quando – invitandoci ad affacciarci al balcone del palazzo – la guida museale ci ha svelato che eravamo i primi non cubani a farlo.
E a dirla tutta, di momenti intensi ne abbiamo vissuti molti: dalla visita al cimitero di Santa Ifigenia, dove sono sepolti la madre e il padre della patria, Mariana Grajales e Carlos Manuel de Céspedes, José Martí e Fidel. Nello stesso cimitero c’è uno spazio dedicato ai soldati morti durante le missioni internazionaliste, tra cui alcuni di coloro che erano a protezione di Maduro quando è stato rapito dagli Stati Uniti a gennaio 2026.
Ci siamo inoltrati nelle cittadine di Segundo Frente e Tercer Frente, simboli delle battaglie condotte nella Sierra Maestra dalle colonne staccate da Fidel e guidate da Raúl Castro (colonna n. 6 Frank País) e Juan Almeida Bosque (colonna n. 3 Santiago de Cuba). E non dimenticheremo l’iniziativa internazionalista proprio in occasione del 13 agosto nella città di Birán (casa natale di Fidel), dove è intervenuto tra gli altri il nipote del Comandante; la visita al mausoleo del Che a Santa Clara – dopo aver visto il museo a cielo aperto dove giace in pezzi il treno fatto deragliare dai guerriglieri insieme alla popolazione della città – e infine la visita al Centro Studi Fidel Castro de L’Avana.
Dai musei più importanti fino alle comunità agricole, abbiamo avuto sempre modo di parlare con un Historiador, a rappresentazione del valore che Cuba socialista assegna alla storia. Un viaggio che è valso decine di lezioni e letture, proprio grazie alla presenza di queste importanti figure diffuse in ogni angolo del paese.
Una storia che parte dalla lotta anticoloniale e che arriva a spiegare le conquiste della rivoluzione socialista: dalle avanzatissime conoscenze scientifiche acquisite in campo agroforestale – toccate con mano nella Stazione di Guisa – alla medicina e all’educazione diffuse in tutto il paese. Veri fiori all’occhiello di Cuba socialista.
Ci sarebbe ancora tanto da raccontare: dalla bellissima rappresentazione del Carnevale di Guantánamo fino allo stupore che molti di noi provavano ogni volta che si presentavano le autorità locali. Non siamo abituati a vedere tutte quelle donne impegnate nella gestione della comunità. Questo terzo Convoy è riuscito a mettere in contatto gli attivisti italiani con la popolazione rurale di Cuba, ma anche con le assemblee popolari dei quartieri delle città.
È stato un viaggio in grado di restituire senza filtri la realtà cubana in questo momento, offrendo la possibilità di parlare con medici, maestri, professori di storia, guide museali, gente comune, personalità istituzionali e politiche del paese. Tutto ciò che serve per smontare la propaganda che inonda i giornali del nostro paese e di mezzo mondo.
Per chi ha partecipato – come le stesse autorità locali hanno apostrofato i più giovani partecipanti del Convoy – resta l’impegno di essere entrati nella generazione del centenario: lo stesso nome che assunse la generazione che, con Fidel alla guida e sulle orme di José Martí, assaltò la caserma Moncada e fondò il Movimento 26 de Julio.
Le iniziative politiche e di solidarietà non si fermeranno: tenetevi informati e, se ne avete la possibilità, partecipate al prossimo Convoy.
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