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La Ue blinda l’informazione, in nome delle guerre ibride. La politica italiana si frantuma

Come ha ben spiegato recentemente Guido Olimpio sul Corriere della Sera, “la guerra ibrida è una coperta, molto lunga, estensibile a seconda dei momenti e senza confini”.

Il Parlamento europeo ha approvato ieri in plenaria con 420 voti a favore, 220 contrari e 26 astenuti, una relazione sulle conclusioni della Commissione speciale sullo scudo europeo per la democrazia (Euds), con raccomandazioni concrete su come l’Ue possa difendere le proprie istituzioni democratiche dalle ingerenze esterne nelle cosiddette “guerre ibride”.

Negli ultimi anni l’imbrigliamento dell’informazione è nel mirino dell’involuzione autoritaria che sta caratterizzando l’Unione Europea e i governi aderenti, Italia inclusa.

Nel voto di ieri al Parlamento di Strasburgo sullo European Democracy Shield, la politica italiana si è letteralmente frantumata. Forza Italia, ha sostenuto il documento insieme agli europarlamentari del Partito Democratico, dei Verdi e di Azione che hanno votato a favore del provvedimento liberticida, mentre – e piuttosto paradossalmente – Fratelli d’Italia e Lega hanno votato contro, insieme al Movimento Cinque Stelle, mentre Sinistra italiana, come spesso accade per non prendere una posizione chiara, si è astenuta.

Gli eurodeputati hanno dato così il consenso alla creazione di un “Centro Ue per la resilienza democratica”, come viene definito dalla Commissione europea. Ma cosa è e contro chi deve agire l’Euds votato ieri?

Il Centro, ha ricordato il commissario europeo Michael McGrath intervenendo in plenaria, è “già operativo da febbraio e tutti gli Stati membri hanno già aderito”. Presto “saranno associati anche i Paesi candidati e potenziali candidati all’UE”, ha spiegato McGrath.

Questo organismo dovrebbe fungere da “centro di eccellenza” per contrastare le “manipolazioni e le ingerenze straniere nel settore dell’informazione, nonché per coordinare le azioni nazionali”.

Nella relazione che ha accompagnato il provvedimento europeo vengono evidenziati i cosiddetti attacchi ibridi della Russia contro infrastrutture critiche, tra cui attacchi informatici, sabotaggi fisici, incendi dolosi, attività di spionaggio e disturbi del segnale, nonché attività analoghe provenienti da altri paesi sulla lista nera della Ue come Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord.

I deputati chiedono inoltre di ampliare le sanzioni nei confronti di coloro che facilitano la disinformazione e di quanti contribuiscono a eludere le sanzioni esistenti.

La preoccupazione è relativa in gran parte alla sfera digitale, in tal senso il provvedimento adottato a Strasburgo chiede un’applicazione rigorosa delle norme digitali esistenti (come le leggi sui servizi digitali e sull’intelligenza artificiale), anziché introdurre una nuova legislazione. Chiede inoltre che le piattaforme siano chiamate a rispondere del loro operato e facciano di più per contrastare le ingerenze elettorali operate attraverso bot. Ovviamente solo quando le elezioni minacciano di produrre risultati diversi o sgraditi a Bruxelles.

I deputati esortano poi l’Ue a ridurre la propria dipendenza da tecnologie controllate da soggetti stranieri nei settori sensibili, in particolare dalle imprese tecnologiche statunitensi e dall’hardware cinese.

Appunto, la guerra ibrida è una coperta, molto lunga, estensibile a seconda dei momenti e senza confini”.

Ma le libertà politiche e la verità ne sono le prime vittime, anche in Europa, è bene saperlo.

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3 Commenti


  • Anna

    Tra i “soggetti stranieri” c’e anche Israele? Se vogliamo sanzionare chi facilita la disinformazione i primi sono i media italiani servi della narrazione ufficiale


    • Redazione Roma

      Ovviamente tra i soggetti delle “ingerenze” esterne non figura Israele


  • Giovanni

    Pd, Avs e scorie simili sono come le destre, se non peggio

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