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Come arruolare l’informazione, e limitarne la libertà, in nome delle guerre ibride

A Roma si è tenuto un seminario le cui ambizioni e conseguenze indicano una seria minaccia alla libertà dell’informazione nel nostro paese e in Europa.

La cornice, ovviamente, è quella delle guerre ibride nelle quali la manipolazione delle notizie e la guerra cognitiva sono ormai ritenute un arma di combattimento vera e propria.

Il tema dell’incontro era “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione”, ed è stato promosso dall’Osservatorio TuttiMedia in collaborazione con l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia.

I lavori sono stati aperti da Carlo Corazza (Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo a Roma), Cristina Monti (Commissione europea), Maria Pia Rossignaud (Osservatorio TuttiMedia). A coordinarli è stato Leonardo Panetta di Mediaset. Assenti esponenti della Rai.

Tra gli ospiti anche le organizzazioni padronali degli editori di giornali con Andrea Riffeser Monti (FIEG) e delle televisioni Antonio Marano (CRTV). Sul piano della politica non poteva mancare Pina Picierno e poi gli europarlamentari De Meo (Forza Italia), Benifei (Pd), i parlamentari Centemero (Lega) e Pedullà (M5S).

L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, giornalisti, accademici ed esperti di sicurezza, tra cui Rita Lofano, direttrice dell’AGI, Andrea Malaguti, direttore de La Stampa e Giorgio Rutelli, vicedirettore di Adnkronos.

La mission dichiarata nel convegno era quella di “riflettere sulle strategie necessarie a rafforzare la resilienza democratica e il pluralismo”. Si tratta di due categorie spesso evocate con nobiltà di intenti ma che ormai stridono fortemente con i fatti che ne conseguono.

Il vero obiettivo dello spirito che ha animato il convegno e le forze che lo hanno ispirato, era quello di piegare l’informazione alle esigenze delle guerre ibride, in particolare e in modo apertamente dichiarato, contro paesi come Russia, Cina, Iran. Ovviamente da questo parterre di “stati manipolatori” viene esclusa Israele, che pure attraverso l’hasbara, a questo fronte dedica immense risorse e produce ingerenze ormai visibili a tutti.

Secondo gli organizzatori le guerre ibride odierne sfruttano un mix letale di strumenti tecnologici, piattaforme social, intelligenza artificiale, propaganda e cyberattacchi con un obiettivo preciso: influenzare le opinioni pubbliche, manipolare i processi elettorali e minare la stabilita’ internazionale.

A tracciare i confini di questa minaccia è stato Derrick de Kerckhove, direttore scientifico dell’Osservatorio TuttiMedia secondo cui “Il punto di svolta delle guerre ibride è cognitivo: le fake news non cercano più solo di ingannare, ma di rompere l’orientamento. Quando una società non sa più a cosa credere, diventa governabile per shock, paura, appartenenza. In questo senso, la guerra si è spostata. Ormai riguarda il modo in cui percepiamo il reale”.

Diego Ciulli, dirigente di Google per Italia, Grecia, Cipro e Malta, ha fornito alcuni dati sulle offensive, a suo avviso, in atto nel nostro Paese: “Ogni giorno il nostro team specializzato di intelligence monitora 270 gruppi che riteniamo affiliati a Governi, controllando le loro attività di attacco. Tra questi ci sono vari tipi di offensive, ma quelle relative al tema della guerra ibrida legata alla disinformazione sono davvero molto significative. Nell’ultimo trimestre, solo su YouTube, abbiamo bloccato 1.256 canali di disinformazione russa in lingua russa, che sono probabilmente solo la punta dell’iceberg. Abbiamo bloccato una quarantina di canali indicizzati su Google News e su Discover che erano targettizzati sull’Italia; non erano in russo, erano in italiano, ma venivano organizzati e gestiti dalle stesse centrali operative”.

Ovviamente il dirigente di Google si è ben guardato dal segnalare ogni rilievo sull’offensiva condotta a suon di milioni di dollari dal governo israeliano, proprio su Youtube, per veicolare la propria narrazione sull’annientamento dei palestinesi, la guerra in Libano, la questione del nucleare iraniano etc.

A ben vedere, dunque, il problema sollevato non è quello della tutela della libertà e della qualità dell’informazione ma solo il come interdire l’informazione degli “altri” e il come tenere le opinioni pubbliche europee al riparo da informazioni difformi da quelle veicolate dai mass media omologati occidentali.

E’ una logica che produce ingerenze aperte anche nei processi elettorali nei “paesi di frontiera” nei quali o prevale l’opzione e il candidato europeista oppure vanno invalidate le elezioni perchè il risultato è “il risultato prodotto dall’ingerenza degli altri”. E’ un meccanismo che in questi mesi abbiamo visto e verificato spesso.

Sul fronte di guerra ne abbiamo avuto una dimostrazione proprio in questi giorni, quando tutti i corrispondenti occidentali si sono rifiutati – o sono stati costretti a farlo – dal riferire dei ragazzi uccisi dal bombardamento ucraino su un collegio, mentre riferiscono fin nei dettagli quando una bomba russa colpisce un pollaio. Nella logica degli organizzatori del convegno, far conoscere quel fatto ai propri lettori o telespettatori sarebbe stato l’equivalente un atto ostile nella guerra ibrida contro la Russia.

Altro esempio è quando le redazioni di giornali e Tg veicolano la notizia sui droni ucraini deviati e caduti nei paesi baltici come se la colpa fosse dei sistemi di intercettazione russa, il cui compito obiettivo è proprio quello di evitare che i droni colpiscano il proprio territorio. Insomma, pretendere che la contraerea non faccia la contraerea è decisamente eccessivo. Ma nel rovesciamento della realtà, i colpi dei buoni vanno sempre a segno, mentre quelli dei cattivi sono malvagi a prescindere oppure finiscono sempre “in aree aperte senza fare danni”.

Del resto non ci era sfuggita la sintesi del Rapporto sulla guerra ibrida che il ministro Crosetto aveva presentato al Quirinale qualche mese fa. Il capitolo sulla gestione dei mass media e dell’informazione evocava esattamente questa necessità di “irregimentare” la comunicazione e di sanzionare apertamente quella dissonante.

Dobbiamo prepararci a combattere seriamente la guerra della libertà d’informazione in mezzo alle restrizioni e alle manipolazioni della guerra cognitiva.

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