“L’Europa sta conducendo una guerra contro la Russia, su questo non c’è dubbio”. Ad affermarlo è stato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. Il problema è che potrebbe non avere torto.
E’ stato infatti presentato lo scorso 28 settembre, alla riunione del Consiglio Direttivo dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA), il primo Rapporto Annuale sulla Prontezza alla Difesa, che fornisce una valutazione consolidata del processo di riarmo europeo verso il 2030, evidenziando i progressi raggiunti e individuando sia le lacune che le aree in cui sono necessari ulteriori sforzi sul piano del riarmo.
C’è anche una data, quella del 2030, che definisce gli obiettivi del “Defence Readiness” in quanto è proprio per il 2030 che i vertici della Ue e della Nato continuano a indicare la timeline dello scontro frontale con la Russia.
Secondo alcuni rapporti di intelligence (i servizi tedeschi, l’Istituto Internazionale di Studi Strategici di Londra in particolare), la Russia potrebbe invece procedere con un attacco limitato contro un Paese Nato già nel 2027 o entro il 2029, “con l’obiettivo di distogliere risorse dall’Ucraina e dividere gli alleati”.
Il rapporto presentato a Bruxelles valuta i progressi del riarmo europeo in quattro aree: spesa per la difesa, capacità, industria della difesa e partenariati.
Sulla spesa militare gli Stati membri dell’UE hanno raggiunto livelli senza precedenti negli ultimi 20 anni. Secondo gli ultimi dati dell’EDA, le spese militari degli Stati membri della Ue hanno raggiunto i 418 miliardi di euro nel 2025 (più del doppio di quelle russe), i 454 miliardi nel 2026 e potrebbero aumentare fino a 547 miliardi di euro entro il 2029.
Le spese militari nell’Unione Europea

Il progetto di riarmo europeo, stando al Defence Readiness 2030, avanza inoltre in nove aree definite come Aree di Capacità Prioritarie (PCA), “con progressi particolarmente significativi nelle capacità di droni e contro-droni e nel dominio marittimo. Saranno necessari ulteriori sforzi per colmare le lacune di capacità residue”.
Sull’industria militare, secondo il Rapporto, oltre all’aumento della capacità produttiva, la Ue “deve continuare a rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento promuovendo al contempo innovazione e concorrenza in tutta la base industriale europea della difesa”.
Infine sulle partnership si registra una cooperazione più stretta con i partner affini e il rafforzamento della cooperazione UE-NATO rimangono importanti per la prontezza della difesa europea. Viene sottolineato come “L’Ucraina sia un partner particolarmente importante in questo senso.
La sua esperienza sul campo di battaglia, l’innovazione tecnologica e le capacità industriali della difesa, unite alla base industriale e tecnologica europea, possono rafforzare la capacità collettiva di raggiungere la prontezza difensiva al ritmo richiesto”.
“Il Rapporto Annuale UE sulla Prontezza alla Difesa dimostra che abbiamo fatto molto. Gli investimenti nella difesa sono aumentati, ma rimangono significative lacune di capacità. Ora dobbiamo concentrarci su come colmare effettivamente queste lacune,” ha dichiarato la estone Kaja Kallas, ossia l’Alto Rappresentante e Capo dell’Agenzia Europea per la Difesa, aggiungendo che l’Europa deve riarmarsi più rapidamente ed efficacemente per raggiungere l’obiettivo di prontezza alla difesa dell’UE per il 2030.
“L’Europa ha bisogno di un cambiamento decisivo nella scala e nel ritmo degli investimenti nella difesa, dello sviluppo delle capacità, dell’innovazione e della capacità industriale.”
Gli ha fatto eco un altro esponente del “Partito Baltico per la Guerra”, Andrius Kubilius, lituano e responsabile della Difesa europea: “Se veniamo colpiti da attacchi ibridi russi, le nostre risposte devono essere dolorose quanto quell’attacco“, ha detto in un forum sull’aerospazio.
Dunque l’Unione Europea sta spendendo molto di più per la difesa, ma non abbastanza rapidamente e soprattutto non ancora in modo abbastanza efficace da raggiungere la piena preparazione (“readiness”) per il 2030, anno in cui i vertici Ue e Nato prevedono un’azione militare della Russia contro un Paese Nato. È questo in sostanza il messaggio centrale del primo Defence Readiness Report.
Il documento completo non è ancora pubblico, ma una sua sintesi è stata visionata dalla Reuters e i risultati sono stati discussi il 28 settembre, dai ministri della Difesa dell’Unione Europea in vista del Consiglio europeo del 15-16 ottobre.
La Russia intanto, attraverso la sua ambasciata in Belgio, ha scritto alla Nato per protestare contro la linea “avventurista e irresponsabile della Nato”, che comprenderebbe esercitazioni volte a simulare “l’isolamento dell’exclave di Kaliningrad”, il che aumenta “notevolmente i rischi di uno scontro armato diretto”.
La Russia è pronta a ricorrere “all’intero arsenale di armi a sua disposizione” per difendere il proprio territorio, recita la dichiarazione del governo russo. Una dichiarazione che provoca inevitabilmente un brivido lungo la schiena in tutti i paesi europei.
In mano a questi apprendisti stregoni a Bruxelles, nubi oscure incombono sull’Europa con il pretesto della guerra in Ucraina. Queste nubi vanno spazzate via e allontanate, e prima lo si fa, meglio è.
Il 61,1% degli italiani si oppone all’invio di armi all’Ucraina secondo un sondaggio Eumetra di due giorni fa. Solo il 20,6% è ancora favorevole. Venti giorni prima, in un altro sondaggio, in questo caso Ixè, solo il 18% degli intervistati si è dichiarato favorevole a continuare a sostenere Kiev anche militarmente, finché sarà necessario
Ed è questo ciò che continua a pensare e volere la maggioranza del paese, in aperta contraddizione con la visione e le scelte della maggioranza delle forze politiche, siano esse al governo o meno.
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ugo
Il bello è che per i nostri “leader” stiamo usando l’Ucraina come un’arma contro a Russia. Però alla fine è vero il contrario: ci stiamo svenando per comprare armi, i partiti maggiori perdono le elezioni, in Europa e nella NATO non si fa che litigare, i missili sono diventati talmente rari che non te li fanno vedere neanche alle parate, le sanzioni affossano la nostra economia, Merz viene apertamente preso in giro da Tokaev in visita di stato. E tutto questo a un prezzo più che accettabile per la Russia, anzi, magari ci guadagna anche.
Condottiero
È anche per questo che la legge elettorale in discussione in queste ore “blinda” il parlamento in modo da rendere praticamente impossibile la partecipazione alle elezioni di soggetti politici che non ne fanno attualmente parte. Pertanto questa discrepanza tra politica e opinione pubblica si potrà risolvere solo per vie diverse da quella elettorale…
Daniele Tamburlini
concordo, ma quel “condottiero” non ci sta molto bene; lanciare un sasso e nascondere la mano non è un buon inizio.