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Delirio guerrafondaio in via Solferino

Uno apre il pc, dà un’occhiata alle versioni online dei principali giornali per avere un quadro di quel che accade e rimane basito di fronte all’apertura del Corriere della Sera, la testata che da oltre un secolo fa da pietra angolare del regime corrente (lo ha fatto durante il fascismo, il dominio Dc, ”mani pulite”, il ventennio berlusconiano, ecc).

”La Nato: pronti a combattere subito se attaccati dalla Russia. Il comandante Grinkewich: Ecco il piano della vittoria. E l’appoggio degli Usa è garantito”.

Cazzo, ci siamo…. Siamo pronti alla guerra, anzi a vincere senza problemi, e Trump fa solo finta di voler scaricare l’Europa e la Nato, ci dà tutto quel che serve (satelliti e testate nucleari, in primis). Tutt’a posto, si va… Giusto il tempo di salutare la famiglia, un bacio ai pupi, un abbraccio alle mogli e alle mamme e poi via, verso l’est da conquistare… Anzi, no ”da difendere”, perché è Putin che ci vuole attaccare, noi saremmo pacificissimi, se non esistesse….

In una sola notte sono spariti tutti i problemi. Il riarmo ancora tutto da realizzare (molte decisioni finanziarie sono state prese, ma trasformarle in armamenti e soldati addestrati dovrebbe richiedere anni, di solito), gli eserciti che crescono ognuno per conto suo (la Germania vuole darsi ”il più forte esercito d’Europa”, non contribuire ad un impossibile esercito comune; la Francia, preoccupata dai tedeschi, idem), le popolazioni che sono pressoché totalmente contrarie e vanno riempiendo le piazze per farlo capire anche a quegli imbecilli che abitano nelle cancellerie…

Il generalissimo ha parlato, la vittoria è vicina, andiamo!

Grinkevich è in effetti un generale americano, che comanda contemporaneamente sia le truppe Usa nel vecchio continente che le truppe dell’intera Nato. ”Un fatto rassicurante”, secondo il vicedirettore Sarcina, che evidentemente ha un bisogno disperato di sapere chi comanda davvero sopra di lui. Dev’essere come avere la bussola guasta, altrimenti…

E il ”piano” che il generale descrive a grandi linee fa di tutto per ”rassicurare” chi ne sente il bisogno: «La nostra Alleanza ha un vantaggio essenziale: noi sorvegliamo il territorio circostante con un sofisticato sistema di intelligence che ci consente di gestire un’enorme massa di dati con gli algoritmi. Difficilmente possiamo essere colti di sorpresa. Saremo, quindi, in grado di bloccare l’attacco iniziale. Se sarà necessario, distruggeremo lo schieramento nemico, mettendo in campo le nostre forze convenzionali: l’esercito, l’aviazione, la marina, ma anche i reparti cibernetici. In questo modo non consentiremo al nemico di occupare neanche una piccola porzione del nostro suolo». 

Tutto perfetto, come in ogni piano di guerra. Peccato che ogni singolo soldato, o anche ogni ”combattente irregolare”, sappia che mai, in nessun caso, un piano di battaglia è poi andato come previsto. Il problema infatti è che si lotta contro qualcun altro, che anche lui ha i suoi piani e, soprattutto, i suoi mezzi.

Quel che suona falso come una moneta da tre euro, nel discorsetto di Grinkewich preso per oro colato dal Corriere, è l’assoluta indifferenza per l’arsenale nucleare russo (oltre seimila testate, ma ne basterebbe un centinaio per fare dell’Europa un formicaio impazzito) e i missili ipersonici, attualmente ancora non intercettabili con robetta antiqauta come i Patriot o i Thaad (peraltro sempre più difficili da trovare per averli lì dove servirebbero).

Strano, per un generale che dovrebbe conoscere la dottrina nucleare di Mosca (identica, peraltro, a quella statunitense o cinese), secondo cui davanti a una ”minaccia esistenziale” che metta in discussione l’esistenza della Federazione Russa quell’arsenale verrebbe sicuramente usato. Parlare in quel caso di ”vittoria”, sulle macerie radioattive, non sembra un capolavoro di logica militare…

Sfortunatamente per il generale, ed anche per il Corriere, c’è pure ”un’altra America” con tutt’altre priorità. Non ”buone intenzioni”, non pacifismo imbelle… semplicemente altre priorità. E le ha spiegate, quasi contestualmente, Matthew Whitaker, l’ambasciatore Usa presso la Nato anche lui presente allo stesso Forum da cui ha pontificato Grinkewich.

Whitaker ha messo in fila «le quattro priorità» degli Usa: «Al primo posto c’è la nostra sicurezza nazionale; al secondo quella del nostro continente; al terzo l’Indopacifico; al quarto l’Europa».

Ora la domanda diventa: se sei all’ultimo posto nei pensieri dell’imperatore, appena prima dell’Africa subsahariana, come fa a venirti in testa di poter ”accelerare” verso la guerra con la Russia?

Non che se fossi stato al primo posto le cose sarebbero più rosee, ma insomma, se stai in fondo tutto viene prima di te… Se vuoi te lo spiega Mourinho con un altro spot…

Poi uno alza gli occhi, guarda altri giornali internazionali e capisce… E’ la solita sortita della propaganda per giustificare il riarmo, il taglio della spesa sociale a favore di quella militare, l’appoggio critico al governo Meloni, la creazione di un clima guerresco per ”deviare” le aspettative dei giovani (quelli che in una guerra ci dovrebbero andare anche se non ne hanno alcuna intenzione).

Residuo secco di materia organica, insomma. Non informazione.

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8 Commenti


  • pablo

    Magari fosse secco! Direi purulento!


  • Oigroig

    Non stiamo sempre sulla difensiva, proviamo a rilanciare lo slogan «guerra alla guerra» e a capire che cosa può volere dire oggi, perché se una guerra dovesse poi scoppiare davvero, siamo tutti mentalmente e ideologicamente impreparati e rischiamo di subire, oltre all’attuale militarizzazione della società e delle coscienze, un disciplinamento molto più duro…


  • Condottiero

    Parlare di ”vittoria” sulle macerie radioattive, non sembra un capolavoro di logica militare: bè, dipende da qual è la logica che c’è dietro. Se un’Europa ridotta a un cumulo di macerie radioattive è considerata un prezzo accettabile da chi elabora queste strategie (che spesso sta al di là dell’oceano ma può tranquillamente includere anche una ristretta cerchia di lobbisti e oligarchi europei certi di trovare rifugio quando verrà l’ora X) ecco che parlare di “vittoria” può anche aver senso in uno scenario del genere (che poi questa vittoria venga effettivamente conseguita o meno è un altro discorso). Nessuno ci dice che il ragionamento di fondo non sia esattamente quello…


    • Redazione Contropiano

      Che possa essere il ragionamento Usa, è ipotizzabile… Ma se lo fanno gli europei è da scemi gravi…


  • Condottiero

    Non è che sono scemi, sono semplicemente corrotti: a elaborare queste strategie è un manipolo di poche decine di lobbisti (politici, generali, uomini dei servizi, proprio Sikorski visti i suoi trascorsi verosimilmente appartiene a questa cerchia), cui possono essere state promesse ricompense di ogni tipo e che se qualcosa del genere bolle in pentola lo sanno già da ora, per cui gli eventi non li coglieranno certo impreparati.


  • Gennaro Varriale

    Fondato il 5 marzo1876 a Milano da Eugenio Torelli Viollier, divenne il più autorevole quotidiano tra il 1900 e il 1925, sotto la direzione di Luigi Albertini.
    Aperto sostenitore del fascismo, passò all’opposizione dopo il delitto Matteotti. Cedendo alla pressione di Mussolini, la proprietà costrinse Albertini e il fratello Cesare a cedere le quote in loro proprietà e a uscire dal giornale.
    Furono costretti ad andarsene anche giornalisti democratici come Mario Borsa, Luigi Emery, Ettore Janni, Ferruccio Parri e Alberto Tarchiani.
    Durante il ventennio fascista fu un organo del regime. Dopo il 25.7.1943 Janni assunse la direzione e la mantenne sino all’8.9.1943.
    Durante l’occupazione tedesca il giornale fu collaborazionista. Il 25.4.1945, con la liberazione, divenne il “Corriere d’informazione”, diretto da Borsa, per tornare alla vecchia testata qualche anno dopo.


  • Oigroig

    Il nesso crisi capitalistica-imperialismo-guerra è un nesso ben studiato e approfondito nel pensiero comunista. È ciò che determinato la situazione favorevole per la rivoluzione russa… Non facciamoci distrarre dalle tesi apocalittiche (la “macchina fine di mondo” del Dottor Stranamore) che sono fatte apposta per renderci passivi e rassegnati (“non si può fare nulla, vedremo solo macerie radioattive…”). Non facciamoci distrarre dai dettagli locali e non determinanti (la storia del “Corriere della Sera”… tanti giovani fascisti sono saliti in montagna come partigiani, qualcuno l’ho anche conosciuto…). La guerra serve 1) a ridefinire gli equilibri di potere sui mercati, 2) a prevenire ogni possibile trasformazione radicale in una prospettiva anticapitalista. Se non gli rompiamo il giocattolo tra le mani, non ci saranno tante rovine radioattive, ma una generazione che si credeva libera finirà molto male… Coltiviamo l’antimilitarismo e rimettiamo in circolo le vecchie parole d’ordine.


  • ugo

    E fosse solo il Corriere: a Varsavia si è appena concluso il Warsaw Security Forum che fa sembrare il Corriere un giornale di pacifisti, anzi, la quinta colonna in persona. Il capo dele forze NATO in Europa, Grynkievich, è saltato su a dire che non dobbiamo aver paura dei missili nucleari Russi, perché lui è in grado di abbatterli… fino a quando rimangono fantasia, presumo. Leggere il resoconto su Russia Today fa venire i brividi. Sarebbe bello se il problema fossero solo i “giornalisti” del Corriere.

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