Una prima e significativa vittoria sul traffico di armamenti nei porti italiani. Il Consiglio di Stato ha dato infatti definitivamente ragione alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri, respingendo l’appello con cui l’Agenzia delle Dogane di Ravenna aveva preteso di tenere secretati i dati sul transito delle armi nel porto.
Il Consiglio di Stato nel suo dispositivo scrive che “L’amministrazione delle Dogane, infatti, non ha dimostrato – neppure in giudizio, dove pure ha svolto una difesa energica – né la necessità né la concretezza del pregiudizio che comporterebbe l’ostensione del mero dato numerico delle quantità di armi che transitano in un porto, come quello di Ravenna avente (per quanto sin qui noto) vocazione commerciale, industriale e turistica agli interessi pubblici sottoposti dalla norma primaria ad un regime di tutela soltanto relativo”.
L’Avvocatura di Stato si era appellata alla “guerra mondiale a pezzi” e alla difesa nazionale pur di non far sapere quante armi passano dal nostro territorio.
Sulla questione la deputata del M5S Stefania Ascari aveva depositato più interrogazioni parlamentari e organizzato una conferenza stampa alla Camera.
Con questa sentenza storica cade il muro della segretezza e i dati dovranno essere resi pubblici rendendo possibile bloccare questi traffici di armi. La democrazia non si cancella con il segreto di Stato.
Un risultato ottenuto grazie alla tenacia di Linda Maggiori, al lavoro dell’avvocato Andrea Maestri e di tutte le realtà che hanno sostenuto la causa: The Weapon Watch, Cred, Unione Sindacale Di Base, il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, BDS Italia e tutti i cittadini e le cittadine che hanno sostenuto l’iniziativa.
“Continueremo a mobilitarci insieme per fermare i traffici di materiale bellico negli scali portuali ed aeroportuali italiani: il 30 ottobre sarà una grande giornata di lotta contro l’economia di guerra, con lo sciopero generale nel nostro Paese e lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali che sta coinvolgendo sempre più paesi ed organizzazioni” scrive l’Usb commentando il risultato ottenuto.
Soddisfatto anche il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna: ““Oggi facciamo la storia della trasparenza. La lunga vertenza legale per capire quante armi passano dal porto di Ravenna è giunta al termine e abbiamo vinto. Il giornalismo ha vinto, la democrazia ha vinto, la gente ha vinto. Ora tutte le Dogane d’Italia dovranno garantire la trasparenza sulle armi che passano. Alcuni giorni fa le Dogane di Trieste hanno negato i dati sulle armi che passano dal loro scalo con gli stessi motivi delle Dogane di Ravenna, ora dovranno adeguarsi anche loro”.
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