Sopprimiamo la tentazione di dire “l’avevamo detto”. Quando una classe dirigente senza leve economiche del comando si trova ad affrontare un’insorgenza sociale di grandi dimensioni l’unica cosa che viene in mente è il ricorso alla polizia. Anzi, addirittura all’esercito…
Succede anche dopo il lungo weekend tra Milano, Torino e Bologna, ma in questo momento è Milano l’epicentro politico della “nuova ondata sociale”, misconosciuta, sottovalutata, e ancora negata da chi si rifiuta persino di capire da dove sia venuta fuori.
Hanno solo un martello in mano, lo usano per tutto, tranne che per se stessi (per il momento…). Quindi il ministro della difesa Crosetto, in attesa della dotazione necessaria condurre la guerra contro la Russia (bum!), invia 500 soldati a Milano per “rafforzare l’ordine pubblico”.
Non con compiti di “sorvegliare obiettivi sensibili” – fin qui sono state toccate solo vetrine e scaffali di negozi “alla moda”, e mettere un paracadutista a guardia di Gucci o Vuitton sarebbe un messaggio sociale un po’ troppo esplicito – ma per dare man forte a polizia, carabinieri, finanza e “ghisa”.
Non serve un esperto per capire che “il nemico” di questa classe dirigente è soprattutto in casa, anzi sono proprio quei giovani che – nei piani onirici dei guerrafondai – dovrebbero ingrassare la massa della carne da cannone per la guerra.
Persino Bava Beccaris avrebbe da obiettare…
Il fatto che l’80% dei fermati sia minorenne, per la “madre, cristiana, italiana”, non significa nulla. Eppure non c’è bisogno di uno psicologo dell’età evolutiva per sapere che anche le eventuali escandescenze di un minore sono sempre un sintomo, non “un progetto criminale”. Serve maturità anche per progettare di dar fuoco al mondo, che diavolo…
Sul tavolo del consiglio dei ministri si passano bozze con nuovi reati, nuove pene tendenti all’ergastolo, divieti di assembramento. Idee stupide buttate giù nella gara a chi la spara più grossa, e proprio per questo pericolose.
Ma non è un deficit intellettivo solo italico, ormai. Il portaborse di Macron messo a Palazzo Matignon, Sebastien Lecornu, ha gettato i residui travestimenti democratici della République per disporre una lunga serie di coprifuoco notturni, a Parigi, Marsisglia, in decine di altre città.
“Coprifuoco” significa divieto di girare per strada, per qualsiasi motivo durante certe ore e in determinati luoghi. Una misura di guerra – o da pandemia – che indica paura e assenza di scrupoli.
Il paese che ha insegnato all’Europa cosa significa rovesciare una monarchia definitivamente – tagliando la testa al re, forse in mancanza di vetrine da sfondare – si ritrova con un monarca in scadenza (ad aprile, comunque, Macron se ne va) che vieta tutto pur di far approvare una legge finanziaria che farà strage degli ultimi scampoli di welfare francese.
La farà passare con qualche marchingegno regolamentare ben oltre il limite della costituzionalità, con il supporto silenzioso della destra fascista di Marine Le Pen, che stavolta – nei movimenti – non ha provato neanche a mettere piede.
L’obiettivo dell’erede di Vichy è “meloniano”, infatti. Ossia farsi accettare dalla tecnoburocrazia di Bruxelles e Francoforte (sponda Bce), sposando in pieno i piani di austerità e riarmo, magari con qualche aiuto in meno all’Ucraina e qualche soldo in più per l’Armée.
Ridotta in formule note, con queste decisioni i governi dei due paesi – guidati rispettivamente da un sedicente “liberale” e da una post-fascista – stabiliscono che l’unica libertà a contare è quella del capitale, soprattutto finanziario (entrambi i paesi, come anche la Germania, sono ormai con una crisi industriale pressoché irrecuperabile). Mentre quella dei popoli è solo uno straccio da agitare quando serve, ma da rimettere nell’armadio quando la gente comincia a pretendere i suoi diritti.
Non si tratta di ideologia, ma di fatti accertati. Macron è cresciuto in una grande banca quasi mitologica – Rothshild – prima di ascendere alla guida del ministero dell’economia con il “socialista” Hollande, che poi ha sostituito per manifesta incapacità.
In Italia idem, ma con biografie personali assai meno prestigiose dal vago sentore ammorbante. E i banchieri nostrani non sono certo meno violenti di quelli d’Oltralpe (vedremo gli sviluppi delle indagini su MontePaschi…).
Analisi a parte, è chiaro che queste scelte incideranno pesantemente sulle prossime scadenze di piazza. C’è un appello di fonte ignota a scendere in strada già il prossimo sabato, sempre a Milano. Ma soprattutto c’è lo sciopero generale del 30 che fa da catalizzatore per gli innumerevoli settori sociali che si vanno mobilitando (portuali di mezzo mondo, nel primo sciopero intercontinentale dei porti contro il traffico di armi e le guerre; studenti e giovani dei quartieri; operai che vanno perdendo il posto di lavoro, senza casa, autotrasportatori, ecc).
I governi senza altri strumenti che la violenza poliziesca sono una minaccia per tutti, anche quando – furbescamente – provano a stabilire un rapporto preferenziale con alcuni (per esempio le piccole aziende dell’autotrasporto o della Coldiretti, storicamente “vicine” ai partiti al governo).
S’è definitivamente rotta la “passività sociale”. Ogni giorno ci sarà da inventare nuove forme di mobilitazione, lotta, riflessione collettiva. Tenendo conto dell’esperienza pluridecennale già accumulata…
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