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Milano, dove il governo va a “parà”

Il colonnello Mathieu alla testa dei paracadutisti entra nella casbah di Milano… Ah, no, si attesta nel centro città, epicentro Duomo e la Scala, per proteggere le vetrine del lusso.

Purtroppo c’è ben poco da scherzare. La classe politica più reazionaria e più incompetente di sempre ha tirato fuori un altro pacchetto sicurezza – l’ottavo in quattro anni, segno che neanche uno è mai servito a nulla – e l’impiego di 500 paracadutisti con “funzioni di supporto” alle altre polizie, la “massima mobilità sul territorio”, con funzioni di pubblica sicurezza: “il personale delle Forze armate non appartenente all’Arma dei carabinieri agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza e può procedere alla identificazione e alla immediata perquisizione sul posto di persone e mezzi di trasporto”.

L’unica cosa che non potranno fare, insomma, è formalizzare un arresto. Per quello dovranno portare i fermati in questura, dove un poliziotto metterà il timbro sul rapporto di consegna.

E’ un salto di qualità pesante rispetto all’operazione “Strade sicure”, vecchio ormai di anni e infilato tra le misure “antiterrorismo”. Lì i soldati stazionavano davanti ad “obiettivi sensibili” come le istituzioni nazionali o di altri paesi (ambasciate, ecc), in funzione di deterrenza visibile, con possibilità di entrare in azione solo davanti ad un evidente “attacco”.

A Milano invece gireranno di pattuglia con il potere di fermare chiunque e “perquisirlo”, possibilmente con le buone, altrimenti… Del resto, metterli davanti alle vetrine di Vuitton o Gucci sarebbe stato un po’ pacchiano.

Target principale ovviamente i giovani e giovanissimi, con felpa e cappuccio, preferibilmente coloured o dall’aspetto sud-mediterraneo (se la rischiano molto calabresi, siciliani, pugliesi, sardi, ecc). In attesa di andare alla guerra contro i russi  si faranno la mano con i pischelli dei quartieri…

Ma l’ironia non serve più. Il segnale è esplicito. Quando metti in campo l’esercito, anzi una “forza speciale”, per di più – come gongola Salvini – “parà della Folgore, con un’età media superiore ai 40 anni e che hanno fatto esperienze all’estero” (ossia in combattimento), significa che il nemico è la popolazione civile. Segnatamente quella povera, che in centro città è meglio non si faccia proprio vedere.

Pensare che degli specialisti della guerra “rodati” sul campo debbano “ingaggiare battaglia” con ragazzini di 12-16 anni che fuggono con le scarpe in mano è da criminali.

E’ quasi il passaggio ufficiale dal conflitto sociale anche aspro, gestito e combattuto dentro i confini della “democrazia liberale”, alla guerra civile su basi di classe, con tanto di enclave proibite agli “estranei”.

Il tutto, bisogna notare, senza uno straccio di analisi condivisa almeno all’interno del governo. Ci sono quelli che indicano “influenze esterne da guerra ibrida” (Crosetto, dopo Mattarella e innumerevoli altri), quelli che “non vedono evidenze in tal senso” (servizi segreti e Piantedosi), quelli che se la prendono con “l’islamizzazione” (i leghisti per Trump). Ma nell’incertezza… parà.

E “l’opposizione”? A casa tutti bene, grazie… Il sindaco Sala è contentissimo di ospitare i reparti di Mathieu, così finalmente anche i grattacieli spuntati al posto di qualche capannone “da ristrutturare” avranno una protezione blindata (fin qui se n’era occupata solo la magistratura, ma con intenzioni opposte). Due parole in più sul fatto che servirebbero anche “misure sociali”, ma giusto per distinguersi un po’…

Sulla Cgil e il Pd meglio stendere una lapide, visto quel che hanno partorito in loco.

A questo punto la giornata di sabato 24, che secondo alcuni appelli anonimi avrebbe dovuto bissare lo scorso weekend, diventa vuota. I reazionari peggiori ancora blaterano di una possibile invasione di “maranza, anarchici e pro-pal”, ma nessuna aggregazione nota sembra ansiosa di infilare la testa nel cappio preparato dal governo.

E del resto, dopo le prime e stucchevoli fantasie sulla “novità” degli appuntamenti fissati via social, anche nelle teste meno abituate a farsi domande è cominciato a circolare l’interrogativo “ma chi c… sono quelli che ci invitano a farci menare col miraggio di un paio di scarpe fighe?”

Vedremo se e in quanti abboccheranno, ma il gioco è diventato per tutti così tetro e teso da sconsigliare avventure romantiche.

Questi governi europei – dalla Francia alla Grecia, che si è svegliata proprio ieri – hanno molto in comune. Sono tutti privi di autonomia finanziaria, inchiodati ai “parametri europei” che impongono la riduzione del debito pubblico e lo smantellamento della spesa sociale, sostituita da quella per il riarmo in vista della guerra ormai prossima.

Di fronte al crescere del malessere sociale – salari bassi, servizi pubblici e sociali quasi estinti, infrastrutture fatiscenti, arbitrio impositivo sui prezzi da parte delle imprese (prime fra tutte quelle energetiche e le banche), ecc – la via maestra del secolo scorso era mollare qualche carota, accompagnandola con diverse bastonate.

Ma anche le carote costano, aumentano la spesa pubblica. E dunque restano solo le bastonate.

Lo si è visto ieri plasticamente con autotrasportatori e agricoltori, cui si erano aggiunti all’ultimo momento anche i pescatori. Sono categorie “spurie”, che mescolano nello stesso calderone grandi imprese, piccole aziende e dipendenti salariati, dove da sempre lo “spirito corporativo” prevale su quello di classe (salariati e imprenditori non hanno mai gli stessi interessi), e quindi hanno rappresentato storicamente una parte del “blocco sociale” conservatore.

A queste categorie il governo Meloni aveva separatamente promesso, mesi fa, ristori e concessioni fiscali per quasi un miliardo di euro, in modo da compensare almeno in parte le perdite dovute al caro carburanti. Ieri, a Palazzo Chigi, è stato redatto un decreto che libera risorse per un centinaio di milioni appena.

Una carotina appassita e ammuffita accompagnata però da nodose minacce. Giustificate furbescamente con “infiltrazioni della malavita organizzata” soprattutto tra le ditte di autotrasporto. Come dire: o togliete i blocchi subito o procediamo per via poliziesca e giudiziaria, stroncando non solo la protesta immediata ma la stessa possibilità di operare economicamente.

Non conosciamo nei dettagli, ovviamente, su quali basi si fondi questa accusa, che in alcune regioni può apparire anche plausibile. Ma delle due l’una. O questa “infiltrazione” è vera, ed era nota alle forze politiche di governo che ne accoglievano volentieri il voto di scambio, oppure è campata in aria e quindi doppiamente infame.

Sulla veridicità dei partiti di destra, del resto, fa testo per sempre il fatto che hanno tutti votato in Parlamento per assicurare che “Ruby” era davvero la nipote di Mubarak…

Mentitori seriali, insomma. Ma anche pericolosi, per la loro vicinanza storica al terrorismo stragista (prima e dopo Piazza Fontana).

Una vicinanza che si è concretizzata, per esempio proprio a Milano, alla morte di Nico Azzi, terrorista del giro fascista La Fenice-Ordine Nuovo, rimasto ferito dalla bomba che stava piazzando su un treno, a Genova, nel 1973, alla vigilia del “giovedì nero di Milano”. Una strage fortunatamente mancata che era anche un’operazione false flag, perché concepita in modo che la responsabilità fosse attribuita a Lotta Continua.

Quando morì fu messa sua disposizione nientemeno che la basilica di Sant’Ambrogio, alla presenza di numerosi “gerarchi” dell’ex Movimento Sociale, tra cui Romano La Russa.

Il fronte dei settori sociali in lotta cresce di giorno in giorno, le soluzioni disponibili sono sempre meno. Unire i puntini per disegnare la direzione verso cui stiamo marciando non è complicatissimo… 

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