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Come il militarismo sta strumentalizzando i bambini e le scuole

Che il governo sia in serio debito di ossigeno nel consenso al coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina e all’aumento delle spese per il riarmo, è ormai noto e certificato da tutti i sondaggi così come dalle enormi manifestazioni popolari e giovanili nel paese.

Per cercare di tamponare questa crisi di consenso, il governo e i circoli guerrafondai da tempo stanno puntando sulle scuole, i bambini, gli studenti, diffondendo e incentivando iniziative dei militari nelle e sulle scuole.

La mamma di un alunno di una scuola elementare di Roma ci ha scritto una lettera nella quale denuncia l’operazione tesa a coinvolgere i bambini delle scuole nelle celebrazioni della Giornata delle Forze Armate del 4 novembre.

“Ho appreso da mio figlio, con sorpresa e preoccupazione, che la scuola starebbe valutando di accompagnare la classe quinta al “Villaggio della Difesa”, presso il Circo Massimo, durante l’orario scolastico” scrive la mamma.
“La notizia mi ha spinta a interrogarmi sul significato educativo e pedagogico di una simile proposta. La guerra non ha nulla di giocoso o spettacolare. Non può essere trasformata in un’esperienza accattivante, rischiando di rendere familiare e persino affascinante la dimensione militare, mentre se ne oscurano le conseguenze reali: morte, distruzione, sofferenza, paura e privazione della dignità umana. Ai bambini dovremmo proporre la bellezza, non la guerra”.
L’iniziativa, tra l’altro, viene proposta durante la normale attività scolastica.

La lettera sottolinea come sia doveroso ricordare come durante il ventennio fascista l’Opera Nazionale Balilla, istituita nel 1926, ebbe un ruolo centrale nell’inquadramento delle giovani generazioni. Attività educative, sportive e premilitari concorrevano a un progetto di formazione ideologica e costruzione del consenso.

Naturalmente non si intende sostenere che le due situazioni siano sovrapponibili né formulare paragoni impropri. Tuttavia, quel precedente storico ci ricorda quanto sia delicato il confine tra educazione e indottrinamento e quanto sia necessario tutelare l’autonomia della scuola da qualsiasi forma di promozione ideologica. Ma di certo non aiuta a dirimere il dubbio il fatto che la circolare della dirigente inviti i genitori a vestire con una “camicia bianca” i bambini da inviare al Villaggio Difesa allestito al Circo Massimo . Il cambiamento di colore non appare del tutto rassicurante visto il contesto.

“La partecipazione al “Villaggio della Difesa” rischia, a mio avviso, di trasformarsi in una forma di normalizzazione e valorizzazione della dimensione militare, andando oltre una semplice attività didattica e allontanandosi dalla funzione educativa della scuola, indipendentemente dalle intenzioni di chi la propone. Mi chiedo, dunque, quale idea di scuola intendiamo costruire” sottolinea questa mamma nella lettera.

Ma l’operazione di propaganda militarista non riguarda solo gli alunni più piccoli.

Al liceo Benedetto Croce di Palermo, denuncia l’Usb Scuola, la circolare della dirigente informa che l’istituto è stato individuato insieme ad altri per ospitare il 4 novembre una conferenza del “Team interforze” e si invitano i docenti a selezionare dieci studenti delle terze per partecipare come pubblico alla conferenza delle Forze Armate.

Sulla pagina dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, la presidentessa dell’Osservatorio, Romana Puleo, elenca iniziative analoghe di celebrazione del militarismo “da Pozzallo alla Brianza”.

E’ evidente come il governo e il Partito Trasversale della Guerra (dichiaratamente bipartisan, viste le dichiarazioni del piddino Guerrini) stiano cercando disperatamente di costruire consenso verso militarismo e riarmo, soprattutto  nell’eventualità del coinvolgimento dei paesi europei nella guerra in Ucraina. A tale scopo utilizzano tutti i mezzi, anche la strumentalizzazione dei più giovani, anzi dei più piccoli.

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1 Commento


  • Daniele Tamburlini

    il Corriere della Sera è sempre una fonte di “saporosi avvertimenti”:

    Vannacci lancia Burgio per Milano: «Essere generale non significa automaticamente sparare sulla folla»

    Si diffonde nell’ esercito il gusto e la tentazione di intervenire in proprio nella politica?

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