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Sardegna. Surigheddu est sa nostra!

Cinquanta uomini tra agenti forestali e carabinieri ieri hanno posto sotto sequestro l’area agricola di Surigheddu – Mamuntanas, tra Alghero e Olmedo. Assieme al sequestro gli agenti hanno notificato 14 avvisi di garanzia ad altrettanti allevatori che operano nelle terre in questione.

Invasione di terreni ed edifici, pascolo abusivo, abbandono di animali nel fondo con l’intento di farli pascolare, questi i capi di imputazione.

L’azienda agricola di Surigheddu e Mamuntanas, di proprietà della Regione Sarda, è composta da 1200 ettari di terra fertile, 22000 metri quadri di stabili in cattive condizioni e un bacino della capienza di 2 milioni di metri cubi.

Queste terre e questi stabili abbandonati sono stati utilizzati da diverse aziende agropastorali negli ultimi cinquanta anni. Le terre hanno sfamato centinaia di capi di bestiame e le stalle sono state utilizzate per lo scopo per cui furono create: questo ha permesso a decine di famiglie di poter vivere del proprio lavoro e contribuire all’economia del territorio, utilizzando ciò che la Regione ha sempre lasciato incolto e in stato fatiscente.

Oggi la stessa Regione manda i carabinieri e la forestale a denunciare i lavoratori sardi che sulla terra sarda creano economia e campano le loro famiglie.

Il vero scopo della Regione è quello di vendere queste terre fertili, con un bando internazionale di gara a cui hanno risposto in nove.

Libe.r.u, con un blitz l’11 maggio scorso e con un’occupazione simbolica delle terre il successivo 11 giugno, portò all’attenzione dell’opinione pubblica questa manovra di stampo coloniale messa in atto dalla Giunta Pigliaru, denunciando il concreto pericolo che le terre potessero finire acquistate non da aziende agricole ma da speculatori immobiliari internazionali.

Infatti i 22000 mq di stabili possono essere ristrutturati e riconvertiti per scopi turistici d’élite, le terre trasformate in campi da golf e il bacino utilizzato per l’innaffiamento. Occasione imperdibile per il mondo della speculazione, visto che queste terre si trovano a soli cinque chilometri dal mare.

Libe.r.u denunciò con forza il tentativo della Giunta Pigliaru di vendere queste terre, proponendo in alternativa che venisse data in affitto ad agricoltori sardi, ma la politica regionale come di consueto restò sorda a qualsiasi manifestazione popolare e proseguì nel suo intento di sottrarre la terra sarda all’economia produttiva e alle possibilità occupazionali, preferendo proseguire con l’iter di vendita.

Oggi siamo arrivati al punto che per rendere più appetibili queste terre alla speculazione immobiliare vengono cacciati di malo modo i lavoratori sardi che su quelle terre, altrimenti incolte, svolgono il loro lavoro e sfamano le loro famiglie.

Tutto lascia presagire che questa mossa serva per procedere all’imminente messa all’asta.

Come già fatto altre volte, quando si tratta di prendere misure impopolari e antipopolari questa Giunta approfitta delle vacanze natalizie, sperando che i Sardi siano distratti dai festeggiamenti.

Per questo Libe.r.u, nell’esprimere la propria ferma condanna delle denunce e la più forte solidarietà nei confronti dei lavoratori indagati, chiama tutti i propri iscritti e simpatizzanti alla massima allerta, al fine di prepararsi a una nuova mobilitazione popolare per impedire questo nuovo sopruso e difendere gli interessi del Popolo Sardo.

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