L’incontro di ieri organizzato da Donne contro guerra e genocidio in collaborazione con l’assemblea di Potere al Popolo Caserta è stato a nostro avviso un utile momento di riflessione su come oggi ripensare un movimento con protagoniste donne e altre soggettività oggetto di discriminazione di genere che non si faccia risucchiare dal femminismo liberale e ‘cooptativo’ mainstream che parla di diritti (ciò che si dice pinkwashing) che organizza giornate celebrative delle ‘eccellenze femminili’ e commemorative per le donne vittime di femminicidio, ma poi di fatto quei diritti li fa arretrare e li cancella con politiche di taglio alla spesa sociale, a centri antiviolenza e consultori.
Nel continuare a costruire una società dei pochi che opprimono e sfruttano i molti. Nell’essere complici e artefici dei crimini inenarrabili nei luoghi di guerra e di genocidio. Non si può essere contro il patriarcato se non si è contro il capitalismo e ciò va detto chiaramente. E va praticato unendo e organizzando le lotte sul territorio per i diritti delle donne e delle minoranze costruendo al contempo una consapevolezza ampia di ció che il neoliberismo e la guerra a queste soggettività toglie.
Altrimenti si finisce per arrivare a pensare che avere una donna al governo significhi un avanzamento nel processo di affermazione delle donne, mentre si tratta solo di cooptazione nelle stesse politiche che quei diritti li fanno arretrare. È necessario uno sguardo intersezionale per non cadere negli errori e orrori ad esempio del femonazionalismo di destra che oppone diritti delle donne ai diritti dei migranti, visti come pericolo per le donne occidentali. O cascare negli argomenti di chi ci ha usato per giustificare la guerra imperialista contro l’Iran o attenuare la responsabilità criminale di USA e Israele.
In ultimo, un cenno merita l’importante e complesso discorso del rapporto tra donne e guerra. Il luogo comune delle donne pacifiste per natura va superato: tante donne nella storia sono state protagoniste di guerre di liberazione, pensiamo ad esempio alle nostre partigiane. Quella che va rifiutata e va fatto a prescindere dal genere è la guerra imperialista che è guerra contro i popoli tutti e si accanisce puntualmente in modo più brutale contro i gruppi più deboli.
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