In questi giorni è stata pubblicata la deliberazione n. 175/2026 della Sezione Regionale di controllo per la Campania della Corte dei conti sulla New Co. Napoli Patrimonio facente parte del piano attuativo del “Pacco” per Napoli (accordo del marzo 2022 tra l’allora Presidente del Consiglio Mario Draghi e l’attuale Sindaco Gaetano Manfredi che è una sorta di “patto alla greca”: dal Governo arrivano soldi al Comune per la truffa del debito ma in cambio bisogna privatizzare, aprire ai fondi immobiliari, eccetera).
Sul piano formale, nel linguaggio della magistratura contabile, il parere è “parzialmente negativo”, ossia appartiene alla categoria intermedia rispetto ai pareri “positivi” o, sul versante opposto, a quelli “negativi”; tuttavia, soprattutto quando si tratta della tipologia di pareri appartenenti alla categoria in questione, per capirne concretamente la portata occorre scendere negli specifici contenuti per valutare se il “parzialmente negativo” è, eventualmente, più vicino ad un parere “positivo” o ad uno “negativo”.
Facciamo un esempio atecnico per essere più chiari: è come quando in un’assemblea elettiva un consigliere o un parlamentare opta per l’astensione: in alcuni casi, dalle motivazioni che dà della sua scelta, si può capire che è un’astensione più vicina ad un voto contrario oppure ad uno favorevole.
Nel caso che ci interessa, scendendo nel merito del parere, potremo chiaramente capire che siamo molto vicini al parere negativo.
Per quanto ci riguarda, come forze della sinistra d’alternativa e del sindacalismo extraconfederale, potremmo consolarci con la famosa frase “l’avevamo detto” ma il mestiere da “grilli parlanti” lo lasciamo volentieri ad altri quantunque dobbiamo oggettivamente rilevare che una parte consistente delle critiche formulate in documenti unitari indirizzati alla Presidente del Consiglio comunale, alla Commissione consiliare Trasparenza riguardanti la New Co. e, nello scorso marzo, proprio alla Corte dei conti campana sono presenti, in forma diversa, anche nella deliberazione dello scorso 3 luglio della magistratura contabile.
In realtà, basterebbero solo alcune delle osservazioni contenute nella deliberazione in commento e relative alla mancanza di operazioni preliminari alla costituzione della New Co. per inficiare la credibilità tecnica e di fattibilità organizzativa dell’operazione messa in moto dalla giunta Manfredi e, in particolare, dall’Assessore al Bilancio Baretta.
Infatti, viene osservato che “il censimento immobiliare, la bonifica dei dati e la ristrutturazione della Società holding …sembrano adempimenti propedeutici alla costituzione della New Co. la cui collocazione in un periodo di transizione, di durata non definibile, successiva alla costituzione della Società rischia di compromettere il conseguimento degli obiettivi di performance entro tempi definiti” (pagg. 36-37 deliberazione n. 175/2026).
Qui c’è da chiarire che nella proposta dell’Amministrazione la gestione del patrimonio immobiliare passa dall’affidamento ad una Partecipata diretta (Napoli Servizi) ad una indiretta (la New Co. Napoli Patrimonio) per cui il controllo analogo del Comune si svolgerebbe attraverso la citata Holding cui farebbe riferimento da subito la New Co; sul modello holding i magistrati contabili non mancano di esprimere le loro forti perplessità proprio per l’affievolimento del controllo da parte del Comune.
La mancanza dei due presupposti indicati nella deliberazione non è questione che si possa risolvere in tempi brevi anche perché qualora si realizzassero implicherebbero una ridefinizione di vari aspetti del business plan.
Altro elemento richiesto dalla Sezione Regionale è quello di formulare nel piano economico-finanziario anche uno “scenario avverso” perché il “PEF si basa unicamente su previsioni ottimistiche, peraltro elaborate senza fornire delucidazioni sulle modalità di costruzione dei dati”.
Questa è un’altra spinta verso una sostanziale riscrittura della proposta e non di semplici “modifiche” come sembra adombrare l’Amministrazione (si veda la dichiarazione dell’Assessore Baretta al quotidiano IL MATTIMO del 4 luglio).
Tocchiamo, per questioni di spazio, soltanto altri due punti (la deliberazione è di ben 94 pagine ed è articolata in nove paragrafi).
Il primo riguarda una delle caratteristiche dell’attuale giunta che ha, nei fatti, una sorta di controllo ferreo su alcune facoltà universitarie (il Sindaco è ex-Rettore della Federico II e già Presidente della Conferenza dei Rettori) e che ha visto muovere delle critiche specifiche ad una delle disposizioni contenute nella bozza di statuto della New Co. anch’essa sotto la lente della Sezione Regionale:
“Dalla piana lettura dell’articolo 4 della bozza di statuto e di Atto costitutivo dedicato all’oggetto sociale sembra che un intero blocco di attività inerenti alla gestione e valorizzazione del patrimonio sia stato affidato alla costituenda Società in house con assegnazione di servizi che arrivano fino al punto di includere la “predisposizione di studi e progetti urbanistici e di pianificazione urbana e territoriale”. – La cura dell’interesse pubblico affidato all’Amministrazione non può dipendere dallo stabile coinvolgimento di una Società, sia pure in house, nell’attività ordinaria e istituzionale dell’Amministrazione stessa” (dalle pagg. 28-29 della citata deliberazione).
La Giunta Manfredi, anche dopo queste osservazioni, è disponibile a tornare ad un rapporto corretto e trasparente con la macchina comunale a partire da quei settori che corrono il rischio reale (e non potenziale) di essere espropriati nelle proprie competenze dalla New Co.? Ci sia consentito di avere forti dubbi in proposito.
Un ultimo punto – e non certo per importanza – riguarda il personale proveniente da Napoli Servizi, la citata Partecipata da cui per scissione viene creata Napoli Patrimonio. In questo caso, la magistratura rileva la contraddizione presente nel materiale documentale:
“da un lato, si individuano le inefficienze della gestione attuale anche nell’assenza, all’interno della Napoli Servizi, di profili professionali idonei a gestire un portafoglio immobiliare complesso come quello del Comune di Napoli, dall’altro lato, si ipotizza di assorbire parte del personale nella costituenda Società” (si vedano pagg. 93-94 deliberazione).
In realtà, si tratta di un punto particolarmente strumentale e offensivo nelle posizioni portate avanti dal Comune verso un personale che ha gestito in una situazione molto difficile il passaggio di gestione dalla Romeo Immobiliare[1] dell’intero patrimonio comunale.
PER CONCLUDERE, dall’insieme delle osservazioni sinteticamente riportate e dalle numerose altre contenute nella deliberazione n. 175/2026 si può ritenere più che opportuna una richiesta al Consiglio Comunale di revoca[2] della deliberazione di istituzione della New Co. in seguito ad un approfondito riesame anche da parte degli organi tecnici dell’interesse pubblico.
In altri termini, si conferma quanto abbiamo sempre sostenuto, ossia per migliorare la gestione patrimoniale occorre puntare a riqualificare e potenziare Napoli Servizi invece di smantellarne struttura e funzioni a favore di una New Co. che, anche per i previsti rapporti col fondo INVIMIT, ha un confine molto labile nella distinzione tre l’interesse pubblico e quello privato.
[1] La Romeo Immobiliare è la Società privata che gestiva il patrimonio comunale prima che durante le Amministrazioni De Magistris venisse affidata alla Partecipata Napoli Servizi
[2] La possibile base normativa di una richiesta che ha anche un indubbio valore politico è da ricercare nell’articolo 21 quinquies della legge 241/1990
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