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Raccolta rifiuti. Bassi salari e lavoratori sfruttati. Le responsabilità di Hera e del Pd

Il giorno dopo la ricorrenza del primo maggio (festa del lavoro) il mio pensiero va ai lavoratori “invisibili” dell’igiene ambientale della raccolta dei rifiuti, iper-sfruttati e con pochi diritti.
Sono gli addetti delle attività lavorative date in appalto e in subappalto da parte di HERA spa ed HERA ambiente, gestori del ciclo dei rifiuti per conto dei Comuni enti soci, a imprese concessionarie e soprattutto a cooperative sociali che operano nel settore dell’igiene ambientale (raccolta e trasporto rifiuti urbani, raccolta differenziata, spazzamento di strade e piazze.
Da diversi anni a questi lavoratori vengono applicati contratti collettivi nazionali (CCNL) sfavorevoli e non appropriati. A loro si applica infatti il CCNL delle cooperative sociali, e non quello del FISE (federazione imprese servizi ambienatali)/Federambiente (ora Utilitaria).
Questa inappropriata applicazione contrattuale si traduce in una differenza a sfavore dei lavoratori di circa 400/500 euro al mese, senza quattordicesima e con minori contributi previdenziali. Una penalizzazione pesante in termini di retribuzione e contribuzione.
Come spero tutti sappiano, HERA spa è un fortino di potere in mano al PD. Su questo ho scritto recentemente una mia inchiesta. HERA è in mano al PD, a cui piace sbandierare (in maniera ipocrita) di essere dalla parte dei lavoratori e che poi – quando è chiamato a passare dalle chiacchiere ai fatti eloquenti – agisce contro i diritti dei lavoratori.
Un ruolo importante nella giusta rivendicazione dei diritti dei lavoratori di questo settore, lo sta svolgendo da anni USB (unione sindacale di base), al quale va il mio ringraziamento.
Esistono già sentenze dei tribunali che hanno dato ragione ai lavoratori che hanno avviato cause per il riconoscimento del contratto FISE e non quello delle cooperative sociali, decisamente più penalizzante. Sentenze che hanno condannato le cooperative sociali ed HERA a rifondere in solido ai lavoratori il danno subito.
E’ bene precisare che le attività delle cooperative sociali indubbiamente aggiungono valore sociale al valore economico/ambientale garantito da un adeguato servizio di igiene ambientale.
La maggior parte dei lavoratori impiegati nei servizi di igiene ambientale non sono inseribili nella cosiddetta categoria dei lavoratori “svantaggiati”; sono persone dipendenti di cooperativa o soci lavoratori di cooperativa, a cui spettano spesso l’onere di essere affiancati da persone “svantaggiate” (pazienti in trattamento psichiatrico, disabili, invalidi civili, ex detenuti, ex alcolisti, ex tossicodipendenti); tutto questo comporta ulteriori attenzioni e responsabilità da parte di questi addetti, che si aggiungono a mansioni pesanti e ad evidenti rischi legati alla sicurezza a cui sono esposti: eccessivi carichi di lavoro, turni di lavoro usuranti e stressanti, utilizzo di macchinari e attrezzature pericolose, disagio climatico e ambientale (operai che stanno in mezzo ad una strada tutti i giorni dell’anno con pioggia, neve, ghiaccio, calure estive).
Disagi che le centrali cooperative si sono sempre rifiutate di riconoscere economicamente, quando si è trattato di rinnovare il contratto nazionale delle cooperative. Soggetti che – come è giusto che sia – hanno sempre goduto e che continuano a godere (ai sensi delle normative di settore) di numerosi trattamenti agevolati. I percorsi specifici di integrazione e di inserimento lavorativo delle persone “svantaggiate” continuano ad essere realizzati assieme ai Comuni e alle Aziende USL, sulla base di specifiche convenzioni.
Le difficoltà da parte delle centrali cooperative – legate al legittimo e giusto riconoscimento economico nei confronti dei lavoratori del settore di igiene ambientale – devono essere affrontate casomai in sede di Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Tali difficoltà non possono e non devono essere scaricate negativamente sui lavoratori, utilizzando strumentalmente (mi spiace dirlo) le persone “svantaggiate” nei percorsi progettuali di inserimento lavorativo per giustificare la riduzione del costo del lavoro attraverso una sorta di “dumping” contrattuale e salariale. Atteggiamenti e comportamenti lontani e distanti dall’applicazione di principi etici, inclusivi e solidali, propri della cooperazione sociale.
Con tutte le forze a nostra disposizione – anche con quelle delle azioni legali e giudiziarie – occorre battersi per la necessaria e indispensabile applicazione del contratto nazionale FISE, per ridare equità, dignità, tutela, diritti e sicurezza ai lavoratori dell’igiene ambientale.
Nella speranza che la politica istituzionale dei Consigli comunali – di maggioranza e di opposizione – si dia una svegliata e batta un colpo.

 

* blogger indipendente

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1 Commento


  • Roberto Silva

    LAVORO PER UN’AZIENDA CHE SI OCCUPA DI RACCOLTA RIFIUTI E E RICOPRO IL RUOLO DI ISPETTORE AMBIENTALE A CUI, SECONDO IL, CCNL UTILITALIA, SPETTEREBBE UN INQUADRAMENTO AL 5° LIVELLO, MA L’AZIENDA MI MANTIENE AL 3° LIVELLO (IMPIEGATO GENERICO), PERTANTO CON IL MIO COLLEGA ABBIAMO AVVIATO UNA VERTENZA SINDACALE CHE, A DISTANZA DI CIRCA 18 MESI, NON SI è ANCORA CONCLUSA. CI SPETTEREBBE UN RIMBORSO LORDO DI CIRCA 18000,00 EURO PER 5 ANNI.
    UN DIRIGENTE AZIENDALE HA DICHIARATO AL DELEGATO SINDACALE DELLA CGiL CHE SI ASPETTEREBBE DA NOI LE DIMISSIONI.

    CI STIAMO PERDENDO TUTTO QUANTO, NEGLI ANNI 70′, I NOSTRI GENITORI HANNO CONQUISTATO.

    POVERI ITALIANI.

    C’è IL CONTRATTO MA, COME SEMPRE, MANCA LO STATO, LATITANTE E PRONO AI POTERI FORTI COME SEMPRE.

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