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Da Kabul a Bologna. Le vite umane hanno bisogno di rispetto e risposte

Da ieri va avanti lo scontro tra Matteo Salvini l’assessore bolognese Claudio Mazzanti e rispettive fazioni in merito a un post pubblicato (e poi cancellato) dall’amministratore dem, in cui ritraeva il primo in abiti da talebano.

Questo piccolo fatto, di per sé insignificante, mi ha fatto riflettere. Perché potremmo anche ridere, se non avessimo davanti agli occhi oltre centomila morti in una guerra ventennale, civili sotto occupazione militare passati di volta in volta dalla padella alla brace, donne, uomini e bambini senza futuro, masse umane che già premono ai confini dopo gli sviluppi di questi giorni.

Di questa catastrofe sono responsabili tutti i governi di tutti i paesi Nato, da noi – in prima linea – proprio i partiti dei due politici italiani coinvolti nel battibecco online, di cui uno è pure segretario.

Essendone entrambi ben consapevoli, che cosa si contestano allora i due signori? Nulla, se non una pantomima per riempire le pagine dei giornali locali e nazionali nella settimana di ferragosto.

Perché nessuno dei due può accusare l’altro della responsabilità politica del proprio partito nel disastro in corso, perché sanno di essere equamente complici.

Di questo ci riempie la politica italiana, di “bisticci” in un eterno gioco della parti, in cui destra e “sinistra” sono ormai speculari per nefandezza, ma devono ritagliarsi un’identità spendibile sul mercato elettorale.

Ora, quantomeno, gli amministratori di tante città d’Italia stanno avendo la decenza minima di mettersi in campo per corridoi umanitari che possano permettere di accogliere le tante persone che anche più di prima premeranno sulla rotta afghana.

Dopo le ignobili immagini giunteci dall’aeroporto di Kabul, in cui le forze occidentali non sono state finora in grado di assumersi la responsabilità della tragedia creata da loro stesse dai tempi dei finanziamenti ai talebani fino all’accordo di Doha, accogliere chi disperatamente si mette in fuga da quelle terre è un compito primario per chi si definisce ancora appartenente alla specie umana.

Ma i leghisti, sempre per necessità di distinguersi nel mercato del consenso, per bocca del loro leader hanno avuto già la capacità di fare distinguo sull’accoglienza tra uomini e donne.

E i sedicenti democratici che cosa rispondono, oltre che rispedire al mittente queste provocazioni? Sulle questioni di fondo, che soluzioni ci propongono?

Il governo Draghi cancellerà i decreti Minniti e Salvini?

Le missioni militari, rifinanziate proprio poche settimane fa dal Parlamento, saranno immediatamente interrotte? Il coinvolgimento dell’Italia nella Nato sarà un ricordo del passato?

I rinnovati accordi coi tagliagole libici e con Erdogan saranno cancellati? Oppure i talebani saranno la prossima controparte di contratti vergognosi?

Il diritto di cittadinanza sarà esteso? Oppure i bambini passati oltre il filo spinato dei check point nella capitale afghana, che pure tante lacrime di coccodrillo hanno fatto versare, una volta maggiorenni avranno lo status di profughi o clandestini a vita nel nostro paese?

Nell’immediato, vogliamo chiudere una volta per tutte i centri di detenzione come l’ex Cie di via Mattei di Bologna e di tantissime città italiane? Le questure avranno ancora in mano le vite dei lavoratori immigrati?

Virginio Merola, Virginia Raggi, Stafano Bonaccini, Giuseppe Sala, e tutti gli amministratori nazionali e locali, se realmente sensibili alla sorte delle vittime del nostro imperialismo devono darci una risposta.

Ora, non quando la polvere mediatica si sarà posata e la macchina infernale del cosiddetto sistema dell’accoglienza continuerà indisturbata a tritare vite umane.

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