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Bologna: dal Pilastro basta alla gestione poliziesca delle periferie

Lunedì 30 maggio si è tenuta una conferenza stampa chiamata da Potere al Popolo Bologna insieme ad alcuni abitanti del quartiere Pilastro, dopo che una grande operazione di polizia ha portato all’arresto di decine di persone con accuse legate alla droga, tra cui membri della famiglia Labidi che ha subito la tristemente famosa “citofonata” di Salvini durante la campagna elettorale delle regionali 2020. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il sindacato inquilini ASIA-USB e l’organizzazione giovanile comunista Cambiare Rotta.

La consigliere del quartiere di Potere al Popolo, Francesca Fortuzzi, ha aperto ricordando che l’operazione di polizia ha coinvolto varie parti della città, ma a causa della citofonata di Salvini l’attenzione mediatica è solo sul Pilastro, i suoi abitanti e in particolare la famiglia che ha subito la gogna. La consigliere di PaP ha ricordato che all’epoca Salvini era dipinto come il capo dei fascisti pronti a distruggere l’Emilia-Romagna, mentre oggi da alleato di governo un po’ offuscato riceve la critica del sindaco Lepore solo per aver “ritardato le indagini”, mentre il commento di PaP è che le ha sviate andando a coinvolgere una famiglia che non c’entrava coi gravi fatti dei mesi precedenti. Ancora, Francesca Fortuzzi sottolinea che la retata invece di segnalare “vicinanza delle istituzioni” come rivendica Lepore, si abbatte sulle fragilità sociali, su territori dove la sicurezza che manca è quella della casa, del lavoro, di servizi dignitosi.

Proprio la madre della famiglia Labidi è intervenuta, spiegando la lunga sequenza di ingiustizie subite dopo l’intervento di Salvini: prima la perdita del lavoro per il padre, il figlio costretto a lasciare la scuola, poi i guai di salute e con l’ente delle case pubbliche che per la prima volta vuole attuare un regolamento del 2012 per poter arrivare allo sfratto. Infine, gli arresti, col figlio sbattuto letteralmente in prima pagina come se fosse un boss del narcotraffico, con accuse che neppure le carte della questura riportano.

ASIA-USB ha ricordato le decine di tentativi di sfratti proprio nei “palazzoni” pubblici e privati del Pilastro, ricordando la lontananza costante delle istituzioni nei momenti di difficoltà, la mancanza di spazi sociali e l’atteggiamento ipocrita di equazione tra quartieri poveri, spaccio e droga, come se il mercato della droga non coinvolgesse in pieno anche il centro con le sue vetrine.

Dai fatti di sangue alla citofonata di Salvini e poi ancora con la retata degli ultimi giorni, la conferenza stampa (che resta disponibile all’indirizzo https://fb.watch/dkocEnjwdU/) ha mostrato una gestione solo poliziesca delle periferie. Si rincorre una politica securitaria che schiaccia la vita delle persone, non risolve i problemi sociali, rincorre gli sciacalli razzisti e l’odio per i quartieri popolari.

Durante la conferenza stampa, un amico ha letto un testo di Yaya Labidi, che riportiamo qui:

Mi ammazzano un amico

Mi ammazzano un fratello

Flagellato col citofono dal pagliaccio rinomato

Lega che ti Lega

Vecchia che ti ridi?

Sei stata scaricata al mercato dell’usato

come tutte gli obbedienti

senza dignità e denti

Mi dicono che spaccio

mi chiamano boss

Ma l’unica emozione è che non ce la faccio

Mio fratello è stato preso

Mio padre è stato preso

Il mio amico è stato preso

Tutti soldi del mondo non pagheranno il dolore

Bestie

Il calcio mi manca andare la scuola mi manca

Niente ancora realizzato

solo sofferenza avete dato

e il mio futuro inculato

Lui è piccolino

mi chiama babbo

Cosa insegnerò che la vita è una merda?

Che forse sarebbe meglio non essere mai nato

Chiamatemi boss se questo vi diverte

mani sporche di offerte

sconfitti a braccia conserte

Propaganda propaganda 

Scostala coraggio

dietro ci siamo noi

Essere umani

Voi che vi fate il mazzo

Per reggere il pupazzo

La mia prigione è che non capite un cazzo

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