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Bologna. Lo stato e il telefono del morto nel caso di Abderrahim Fakir

Sicuramente la Procura di Bologna avrà raffinate tecniche di indagine che seguono strade a noi non immediatamente comprensibili. Proprio per questo forse qualche magistrato, dopo aver affidato ai colleghi dei poliziotti intervenuti al Pilastro le indagini stesse, dovrebbe spiegare il senso e cosa spera di trovare dall’analisi del telefono di Abderrahim Fakir.

Qualunque cosa si trovi su quel telefono, cosa c’entra con la circostanza che ha portato alla sua morte? Ad essere oggetto di indagine non dovrebbe essere lo stato psicofisico della vittima (che si accerta con autopsia e testimonianze) e l’operato di agenti e sanitari intervenuti sul luogo (che si accerta esaminando le condotte e il rispetto o meno dei protocolli)?

A cosa ci serve sapere con chi ha parlato al telefono prima del 19 luglio, con chi ha messaggiato, quali sono i file contenuti nella memoria dello smartphone?

O forse sarebbe meglio domandare: A CHI serve l’analisi del telefono?

A dare in pasto ai cani dell’opinione pubblica informazioni non pertinenti con il caso? A controbilanciare eticamente le responsabilità di chi lo doveva assistere e doveva impedire che morisse?

Qualunque fosse la causa dello stato psicofisico di evidente sofferenza che Fakir aveva già prima dell’arrivo di polizia e ambulanza, non cambia la procedura di soccorso. Quando stiamo male ciò che può essere utile è la cartella clinica, non certo i tabulati telefonici, le frequentazioni, i contatti o le condotte di altri giorni. Stiamo per caso vincolando il soccorso sanitario alla fedina penale?

– “Pronto ambulanza, ho un infarto

– “Ok, ma ha pagato tutte le rate della Tari?

Io spero vivamente che la Procura spieghi pubblicamente e non si trinceri dietro alla riservatezza che, ad esempio, non c’è stata quando qualche anonima manina ha allungato ai media i video della bodycam di uno dei poliziotti coinvolti.

Ci dica cosa cercano nel cellulare, altrimenti iniziamo a pensare male visto quello a cui abbiamo già assistito nelle decine di altri casi in cui le forze dell’ordine hanno provocato la morte di civili.

Se vuole avere ancora un minimo di credibilità, lo Stato deve essere trasparente e non indulgente verso suoi appartenenti.

* Direttore Radio Città Fujiko

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