In Campidoglio si è svolto oggi un presidio e una conferenza stampa per la consegna delle firme della Delibera di iniziativa popolare che chiede l’interruzione dei rapporti tra Roma Capitale con Israele. Una lunghissima bandiera palestinese è stata srotolata sulla scalinata che porta alla sede del Comune mentre sulla piazza venivano illustrate ai giornalisti le ragioni dell’iniziativa.

La rete Roma sa da che parte stare ha raccolto e consegnato oltre 16.000 firme raccolte ai banchetti che nei mesi scorsi si sono tenuti in tutta la città. Si tratta di più del triplo delle firme necessarie per presentare alla discussione in Consiglio Comunale una delibera che chiede di mettere fine ad ogni tipo di rapporto con organismi israeliani, a partire dai prodotti della Teva nelle farmacie comunali e dai rapporti tra la municipalizzata Acea e l’israeliana Mekhorot.
“Oggi non è un punto di arrivo, ma un passaggio decisivo. La voce di chi ha firmato chiede ora di essere ascoltata nelle sedi istituzionali” – hanno affermato i promotori della delibera di iniziativa popolare – “Roma può e deve scegliere da che parte stare”.
La palla adesso passa ai consiglieri comunali e alla giunta che deve mettere in discussione una delibera vincolante che è espressione di migliaia di cittadine e cittadini. Non si accettano finti tonti.
La rete Roma sa da che parte stare dà appuntamento a tutte e tutti Domenica 26 aprile per festeggiare la riuscita della campagna dalle 17.00 in poi alla manifestazione-spettacolo al circolo Concetto Marchesi (via del Frantoio).
Qui di seguito il comunicato della rete “Roma sa da che parte stare”
La raccolta firme per la delibera di iniziativa popolare promossa dal Comitato “Roma sa da che parte stare” , rappresenta un momento significativo di partecipazione civica e di presa di posizione politica da parte di cittadini e cittadine della Capitale.
L’obiettivo della proposta è chiaro e diretto: chiedere al Comune di Roma di interrompere i rapporti istituzionali e commerciali con lo Stato di Israele, in risposta al genocidio perpetrato contro il Popolo Palestinese.
Al di là della specifica posizione politica, ciò che emerge con forza è il ricorso a uno strumento democratico previsto dall’ordinamento comunale: la delibera di iniziativa popolare.
Questo meccanismo consente ai cittadini di incidere direttamente sull’agenda politica locale, portando all’attenzione dell’Assemblea Capitolina temi che ritengono urgenti e non adeguatamente affrontati dalle istituzioni.
La raccolta firme, quindi, non è solo un atto formale, ma un processo di mobilitazione che coinvolge attivamente la società civile.
Nelle piazze, nei mercati, davanti alle università e nei quartieri, gli attivisti del Comitato “Roma sa da che parte stare”, hanno incontrato i cittadini, spiegando il contenuto della proposta e invitando alla sottoscrizione.
In questo contesto si è sviluppato anche un confronto pubblico: c’è stasto chi ha aderito convintamente, chi ha chiesto chiarimenti e chi ha espresso dubbi o dissenso.
Ed è grazie a questo scambio che si realizza uno degli aspetti più importanti della democrazia partecipativa, ovvero la possibilità di discutere e formarsi un’opinione informata.
La richiesta rivolta al Comune di Roma di interrompere ogni rapporto istituzionale e commerciale con lo stato di Israele, solleva inevitabilmente questioni complesse sia sul piano giuridico sia su quello politico.
I Comuni, infatti, non hanno competenza diretta in materia di politica estera, ma possono comunque adottare atti simbolici o indirizzi politici che esprimano una posizione e orientino le proprie relazioni e collaborazioni.
In questo senso, la delibera proposta si colloca anche come atto di pressione politica e morale.
Il tema al centro della raccolta firme è fortemente divisivo e carico di implicazioni internazionali.
Il Comitato utilizza volutamente il termine #Genocidio rendendo il dibattito ancora più acceso e complesso, ma indipendentemente dall’esito della raccolta firme e dall’eventuale discussione in Assemblea Capitolina, l’iniziativa ha evidenziato una cittadinanza attiva che non si limita a osservare, ma interviene, propone e si assume la responsabilità di portare avanti istanze politiche.
In un contesto spesso segnato da disaffezione e distanza dalle istituzioni, strumenti come la delibera di iniziativa popolare, possono contribuire a ricostruire un legame tra cittadini e amministrazione.
La raccolta firme diventa così non solo un mezzo per sostenere una specifica proposta, ma anche un’occasione per riaffermare il valore della partecipazione democratica e del confronto pubblico su temi che, pur essendo globali, trovano spazio e voce anche a livello locale.
E non finisce qui…..
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