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Roma. Il teatro della posa della prima pietra del Termovalorizzatore 

La posa della prima pietra del futuro termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba segna l’inizio dei cantieri, ma sancisce anche il picco massimo di uno spettacolo mortificante per l’intelligenza dei cittadini. Il caso del mega-impianto capitolino è l’emblema di un sistema che ha sostituito la verità scientifica e la coerenza programmatica con il marketing del consenso e la manipolazione dei numeri. Un teatro in cui si muovono, sincrone, due forze: la “geometria variabile” dei partiti e una scienza a gettone pronta a firmare miracoli energetici.

Lo sdoppiamento della personalità politica
La campagna elettorale in corso (si voterà domani 24 e lunedì 25 maggio) offre uno sdoppiamento della personalità politica che rasenta il cinismo. Esponenti dello stesso identico partito (con il PD in testa) dagli scanni del Campidoglio, della Regione e del Parlamento rivendicano l’opera come un pilastro imprescindibile di modernità e transizione; a pochi chilometri di distanza, nei comuni confinanti dell’area metropolitana e dei Castelli Romani, gli stessi simboli e candidati salgono sulle barricate a difesa dei comitati del “No”.
Non si tratta di sfumature democratiche, ma di puro opportunismo elettorale calibrato sul codice postale. Il deputato a Montecitorio vota a favore dei poteri speciali per il termovalorizzatore in nome del pragmatismo nazionale, liquidandola come una “scelta dolorosa ma inevitabile”. Localmente, invece, si lascia ai sindaci e ai presidenti di municipio, ai candidati, l’onere di cavalcare la rabbia delle piazze per intercettare il voto di prossimità. Una dinamica di deresponsabilizzazione totale generata da un cortocircuito politico.

Il paradosso dei numeri e il mantra dei 65 MW
In questo vuoto di coerenza, la propaganda si serve di elaborazioni ingannevoli fornite da professionisti e tecnici compiacenti. Nei comunicati ufficiali viene costantemente ripetuto un mantra comunicativo, un dato “pop” studiato per rassicurare l’opinione pubblica: «L’impianto tratterà 600.000 tonn/anno di rifiuti indifferenziati e produrrà energia termica ed elettrica (65 MW complessivi) sufficiente ad alimentare circa 200.000 famiglie».

A una prima lettura superficiale, il dato trasmette l’idea di un’intera metropoli che si illumina e si riscalda magicamente grazie al recupero dei propri rifiuti. Tuttavia, grattando la superficie dei dati tecnici ufficiali di progetto, come fatto dal nostro Comitato (Alternativa Sostenibile), emerge un macroscopico cortocircuito logico e ingegneristico. Tradurre la capacità di trattamento dei rifiuti in “famiglie equivalenti” in questo modo è un’operazione di pura mistificazione.

La fisica tecnica ci dice che non sono 200.000 le famiglie che la potenza elettrica del termovalorizzatore potrà alimentare, bensì circa 87.600. Meno della metà. Ecco perché.

La prova dei fatti: il calcolo ingegneristico reale.
Per comprendere l’infondatezza dello slogan dell’amministrazione Gualtieri, bisogna analizzare il bilancio energetico reale dell’impianto partendo dai dati ufficiali di progetto:
* Potenza Elettrica Lorda generata: 81,474 MWe
* Potenza termica nominale del focolare (lato primario): 250 MWt
* Potenza termica prodotta dalla caldaia: 225 MWt

Sommare matematicamente i vettori per ottenere un “65 MW misto” e tararlo sui consumi domestici non ha senso ingegneristico: una famiglia non può accendere la lavatrice o il frigorifero usando l’acqua calda del teleriscaldamento.

Isolando la sola componente elettrica netta immessa in rete, il castello di carte della propaganda crolla attraverso tre passaggi scientifici.


1. Il taglio dell’autoconsumo
I dati teorici non tengono conto dell’energia che lo stabilimento usa per funzionare. Negli impianti di questa taglia, l’autoconsumo elettrico dei servizi ausiliari (filtri, turbine e i complessi sistemi di cattura della CO2 si attesta intorno al 12% della potenza lorda.
* Potenza Elettrica Lorda: 81.474
* Autoconsumo elettrico stimato (12%): 9.777 kW
* Potenza Elettrica Netta disponibile in rete: 81.474 – 9.777 = 71.697 kW (circa 71,7 MWe

2. Il mito della “Città Dormitorio” (Il fattore urbanistico)
Il calcolo delle 200.000 famiglie ipotizza che l’energia prodotta vada al 100% ed esclusivamente alle abitazioni. Ma una città reale non è un immenso dormitorio fatto di sole case. Intorno alle famiglie ci sono uffici, centri commerciali, negozi, scuole, impianti sportivi e illuminazione pubblica.
In un tessuto urbano moderno, denso e bilanciato, il comparto commerciale, terziario e dei servizi assorbe circa il 45% dell’energia complessiva del territorio. Se l’amministrazione destina idealmente tutta l’energia alle famiglie, sta implicitamente assumendo che i negozi rimangano al buio e gli uffici senza aria condizionata.
Mantenendo la ripartizione urbanistica standard del “buon vivere”, i 71.697 kW netti vanno divisi in % tra i:
* I Servizi e Terziario e Residenziale (Bassa Tensione)
Per calcolare quante famiglie possono essere alimentate da quei kW residui, abbiamo applicato i parametri correttivi standard italiani e che tengono conto di vari aspetti, quali:
* Potenza contrattuale impegnata e i Fattori di contemporaneità per estrapolare il “ Il fattore simultaneo medio” .

Il verdetto della matematica è tratto:
inserendo i dati precisi di progetto e calcolando lo scenario all’interno di un contesto urbano reale, l’energia elettrica netta è in grado di alimentare circa 87.600 famiglie (insieme ai servizi necessari alla comunità).

(Nota: se il quartiere fosse puramente “dormitorio”, cioè destinato al 100% alle sole abitazioni senza alcuna attività commerciale o ufficio, le famiglie alimentabili salirebbero comunque a sole 120-150.000 unità. Le 200.000 sbandierate nei comunicati rimangono un’iperbole matematica inesistente).

Le domande che l’amministrazione deve chiarire sono indirizzate
verso l’enorme discrepanza dei dati, l’opinione pubblica e il giornalismo ispettivo hanno il dovere di porre quesiti diretti alla trasparenza di chi governa:

* A chi hanno affidato i calcoli energetici e le relative verifiche di fattibilità prima di diffondere queste cifre alla stampa?
* Quali ingegneri o consulenti energetici hanno apposto la firma su un bilancio di massa ed energia che confonde così grossolanamente i MegaWatt elettrici con quelli termici?
* Esiste una relazione tecnica ufficiale che giustifichi lo scenario surreale di una città composta da 200.000 case totalmente prive di uffici, negozi e servizi circostanti?
* Siamo di fronte a un clamoroso errore di calcolo o a un’operazione di puro maquillage politico per rendere più digeribile l’impatto dell’opera?

Se la matematica non è un’opinione, la fisica tecnica lo è ancora meno: spacciare la potenza lorda teorica per energia netta disponibile è un gioco di prestigio comunicativo che non regge alla prova della rete elettrica.
Nel tentativo di massimizzare il consenso, l’amministrazione ha finito per azzerare la realtà dei dati. Liquidare la questione con la formula “65 MW complessivi per 200.000 famiglie” significa ignorare deliberatamente le perdite di rete, l’autoconsumo della centrale e la struttura stessa di un tessuto urbano moderno.

Pretendiamo più tracciabilità contro la propaganda della Amministrazione della Città Metropolitana.

Il termovalorizzatore di Roma resta un’opera ad alto impatto ambientale e la transizione ecologica si fa con la trasparenza dei dati, non con i calcoli da campagna elettorale. Dire la verità – e cioè che l’impianto alimenterà una comunità complessa di circa 90.000 famiglie comprensiva di tutti i loro servizi – sarebbe stato tecnicamente corretto e politicamente più onesto.

Prima di posare la prima pietra di un investimento iniziale da circa 1 miliardo di euro (valore complessivo stimato dalla concessione c.a. 7,5 Miliardi di Euro), sarebbe il caso di rimettere mano alla calcolatrice e presentare proiezioni energetiche reali, non utopie matematiche. Chi ha controllato questa documentazione?

La gestione dei rifiuti di una Capitale europea non può essere trattata con le logiche di una televendita o con i posizionamenti tattici di partiti bifronti. Esigiamo una classe politica che abbia il coraggio della coerenza – ovunque si candidi – e una classe tecnica che risponda ai decreti della fisica, non ai bisogni del comitato elettorale di turno. I cittadini hanno diritto alla verità, non a un censimento dei voti travestito da piano industriale.
Restiamo in attesa di smentite.

*Responsabile “Comitato Alternativa Sostenibile”

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