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Roma. Cosa accade alla Sapienza? Riflessioni sulle lotte di questi giorni

Non ancora tutti i corsi di studio sono iniziati, ma la Sapienza e i suoi dintorni sono già molto frequentati: studenti in sessione di esami, fuorisede ed Erasmus appena arrivati a Roma, e soprattutto polizia. Non è una novità vedere le forze dell’ordine schierate a presidio delle zone turistiche e dei quartieri diventati “zona rossa”; non è una novità vederle entrare in Sapienza, come successe nel 2022 con i manganelli della celere a scienze politiche, e ancora nel 2024 con arresti e denunce durante le manifestazioni di boicottaggio a Israele. Eppure qualcosa sembra cambiare, in peggio.
Da alcune settimane sembra che i responsabili politici e amministrativi dell’università e dell’ente per il diritto allo studio abbiano adottato una politica risoluta: finito il tempo dell’ascolto e del dialogo, faticoso e conflittuale ma pur sempre possibile, è giunto il tempo di appaltare interamente alle forze dell’ordine la gestione di qualsiasi problematica – in primis di diritto allo studio – tagliando i ponti con le mobilitazioni studentesche e le organizzazioni che ne difendono i diritti e l’agibilità.

Alcuni eventi degli ultimi giorni hanno trasformato questa impressione in certezza.
• Il 15 settembre 10 agenti tra Commissariato Sapienza, Commissariato San Lorenzo e Carabinieri hanno deciso di partecipare alla prima assemblea di Cambiare Rotta in Sapienza, come se fosse normale che qualsiasi iniziativa di confronto tra studenti sia sorvegliata e documentata.
• Il 18 settembre la polizia ha rappresentato l’unico interlocutore per gli studenti sfrattati dalle residenze, in presidio per chiedere una soluzione abitativa a DiSCo Lazio.
• Il 21 settembre, tornati sotto le porte dell’ente per il Diritto allo Studio, gli stessi studenti hanno stavolta ricevuto minacce pesanti di identificazione di massa, denunce e arresti. Né il 21 né il giorno successivo DiSCo ha incontrato gli studenti, né risolto definitivamente il problema della mancanza di alloggi.

A preoccupare sono due questioni fondamentali.

1. La gestione delle contraddizioni che riguardano studenti e studentesse si allinea così alla stretta repressiva e antidemocratica che attraversa il Paese. Leggi antisindacali, controllo poliziesco e zone rosse per prevenire il dissenso, mentre decreti sicurezza e misure come lo scudo penale si preparano a punire più severamente chi lo alimenta, soprattutto se contesta l’enorme contraddizione rappresentata dalla guerra, dalla riconversione bellica dell’economia, e le pesanti conseguenze su salari, carovita, arruolamento.

2. La rettrice della Sapienza Antonella Polimeni non ha alzato un dito per i suoi studenti né mentre venivano sfrattati, né mentre protestavano per cercare una soluzione, né mentre venivano minacciati di repressione. Lo stesso vale per gli altri rettori, presidi di facoltà, direttori vari. I candidati al prossimo mandato di rettori 2027/32, impegnati in una campagna elettorale altisonante e ricca di slogan sull’ascolto e la partecipazione, non sono stati da meglio.

A rappresentanti degli studenti, rettori e candidati rettori di tutte le università di Roma, Cambiare Rotta ha già rivolto un appello che si apriva con delle domande: “Con quale faccia alle prossime elezioni del nuovo rettore della Sapienza i candidati parleranno di diritti e democrazia? Con quale credibilità le rappresentanze chiederanno voti nelle prossime occasioni? Con quale faccia tutti i rettori di Roma apriranno le prossime sedute dei Senati Accademici e redigeranno i prossimi documenti strategici dichiarando di essere istituzioni in grado di garantire un futuro alle giovani generazioni? e con quale faccia l’ente regionale continuerà a chiamarsi ‘per il diritto allo studio’?”.

I fatti degli ultimi giorni dimostrano che a partire da DiSCo Lazio torna al centro una battaglia: riaprire spazi di agibilità e possibilità di dialogo è una responsabilità di chiunque voglia evitare una deriva totalmente antidemocratica, anticamera dell’accettazione passiva di un futuro di guerra, precarietà, smantellamento della formazione pubblica e impoverimento generalizzato.

Nella chiusura di tutti gli spazi di democrazia infatti muore il ruolo che dovrebbero avere le istituzioni universitarie e i loro rappresentanti: invece di garantire diritto allo studio, all’abitare, e anche a dissentire e battersi per condizioni migliori, le stesse istituzioni smontano questi diritti e accettano che la polizia faccia il resto.

È ora di invertire la rotta: tutti i rettori e direttori di atenei e istituti, tutti i candidati al prossimo mandato rettorale in Sapienza, devono prendere posizione su quanto accaduto.

* Garantire il diritto alla casa e allo studio ai propri iscritti.

* Opporsi alla deriva poliziesca: i problemi degli studenti si gestiscono con il dialogo, anche con il conflitto, ma non con la polizia.

Tutti i rappresentanti istituzionali, le forze giovanili, politiche, sindacali, chiunque abbia a cuore il diritto all’abitare e allo studio, e la possibilità di dissentire e manifestare, devono fare la propria parte.

Dal canto nostro a questa battaglia vogliamo dare un contributo forte, dalle lotte quotidiane alle prossime elezioni studentesche, passando per i necessari momenti di confronto in cui i candidati al prossimo mandato di Rettore/rettrice Sapienza dovranno prendere posizione a partire dall’assemblea convocata per il 29 settembre alla Sapienza.

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