Ieri, durante la conferenza decisoria dei servizi tenuta presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato dato il via libera definitivo alla costruzione del nuovo stadio della Roma a Pietralata. L’approvazione definitiva fa esultare in maniera bipartisan tutta la classe politica nostrana, dai livelli a quello nazionale, mostrandosi ancora una volta lontana dalle richieste e dalle esigenze delle classi popolari.
Sono anni ormai, infatti, che varie associazioni di abitanti, organizzazioni ambientaliste, soggetti sindacali e politici denunciano non solo il danno che verrà fatto alla città con la cancellazione del parco di Pietralata, ma anche la sordità mostrata verso la proposta di trasformare l’intera zona in un’area verde integrata con l’Ospedale Pertini, valorizzando il polo sanitario pubblico vicino.
Al contrario, il “partito unico del cemento” che va da Gualtieri fino a Salvini, passando per il presidente del Lazio Rocca, denuncia Potere al Popolo in una sua nota stampa, si prepara a creare danni alla cittadinanza pur di procedere sulla strada di questa grande speculazione edilizia.
Infatti, si legge nella nota, in tanti si sono opposti al nuovo stadio “perché sta portando alla distruzione di uno dei polmoni verdi del quadrante est di Roma, perché la “riqualificazione” comporterà problemi enormi alla circolazione – incluso l’accesso all’ospedale, così come una speculazione immobiliare che si tradurrà nell’espulsione di una parte degli abitanti di Pietralata“.
Il caso del nuovo stadio è stato anche un esempio evidente del superamento dei normali meccanismi di controllo in nome del profitto privato, dentro una più generale tendenza autoritaria che pervade la vita politica del Belpaese. La nomina di Sessa, nel maggio 2026, come commissario straordinario, ha nei fatti sancito la blindatura di un sistema di governance slegato dagli organismi elettivi scelti della cittadinanza.
A conclusione della propria nota, Potere al Popolo scrive che la vicenda dello stadio “è la più alta espressione di un modello di città, il modello Giubileo, che guarda solo agli interessi dei privati, lasciando indietro chi la città la abita, in particolare nei quartieri popolari. […] A questo modello opponiamo la costruzione di un reale opposizione per la città pubblica e la sicurezza sociale“.
Rimane certo che l’organizzazione del malcontento dei cittadini in relazione a questa opera inutile, e in generale di tutte le fasce svantaggiate della Capitale continuerà, su questo e altri temi.
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