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Roma. Per la Palestina e contro la guerra. Un percorso per le prossime settimane

Venerdi 16 ottobre assemblea cittadina alle 17.30 a Piazza della Dignità (Piazza dei Cinquecento); venerdi 22 ottobre manifestazione in Campidoglio; venerdi 30 ottobre sciopero generale.

La profondità della crisi del capitalismo e dell’imperialismo sono ormai elementi da cui non si può prescindere se si vuole affrontare la fase che stiamo attraversando.

Non siamo in balia di una banda di esaltati e pazzoidi ma di fronte alle necessità, da parte di chi ha sempre dominato il pianeta attraverso il controllo finanziario e monetario di rideterminare il proprio predominio. In tal senso, attraverso la scusa della sicurezza, si alimentano spese militari e odio per i più deboli.

Allo stesso tempo, l’incapacità di sottomettere i mercati e scaricare sui sottoposti storici la propria crisi economica porta gli USA, in primis, alla necessità una nuova forma di controllo, a livello militare dei mercati e delle risorse energetiche.

Se leghiamo questo all’esponenziale crescita della popolazione mondiale e alla crisi, sempre più innegabile, climatica possiamo affermare che mai, come in questo momento, siamo di fronte al rischio di un allargamento dei conflitti a livello mondiale con i conseguenti rischi nucleari.

I cosiddetti conflitti locali non si sono mai interrotti, la necessità di controllare l’economia mondiale e l’emergere di nuovi Stati capaci di disturbare gli equilibri preesistenti hanno determinato, a partire dalla conclusione della seconda guerra mondiale, una sterminata sequela di conflitti “locali”. Non solo in termini di conflitti aperti ma nella destabilizzazione di qualsiasi forma di governo potesse scalfire il controllo.

Senza ricordare la realtà delle decine di colpi di Stato organizzati per riportare nel “cortile USA” gli Stati ribelli, basterebbe guardare la storia del nostro Paese, dove tra “stragi di Stato”, tentativi di colpo di Stato, Gladio e decenni di leggi speciali, migliaia di compagne e compagni costretti in galera appare in tutta la sua evidenza quale tipo di controllo si sia esercitato da parte di chi governava il pianeta.

A fianco a ciò ha assunto una sempre maggiore autorità il sionismo. Passato il periodo storico in cui era stato destinato ad essere il “cane da guardia” degli interessi dell’occidente in un’area strategica per le sue fonti energetiche ha assunto, sempre più, una funzione strategica nelle dinamiche internazionali.

Ai sionisti viene permesso di tutto, un genocidio in diretta mondiale, leggi razziali, migliaia di prigionieri, colonialismo d’insediamento, torture e carceri senza accusa per il popolo palestinese, pena di morte per i soli palestinesi.

Non solo nessuno degli Stati “esportatori di democrazia a suon di bombe e di stermini” condanna ciò ma appare, in tutta la sua evidenza, il livello di sudditanza e servilismo con cui gli USA, l’UE e, per quanto ci riguarda, il governo italiano difendono l’azione dei sionisti nel continuare con le espulsioni e il genocidio di un intero popolo: quello palestinese.

La scelta è stata fatta, si finanzia l’aumento della produzione bellica, si soffia sul fuoco su possibili nuovi scenari di guerra, si moltiplicano le leggi sicurezza per la paura che, in un prossimo futuro, possa crescere e allargarsi il conflitto sociale.

Buon ultimo il disegno di legge (bipartisan) che cerca di seppellire le coscienze e le mobilitazioni per la Palestina. Un anno fa la marea che è scesa in piazza ha messo paura a chi vuol mantenere il controllo su ogni forma di dissenso.

Sbagliamo a credere che quella marea sia scomparsa del tutto, l’abbiamo ritrovata in mille rivoli all’interno del Paese e questo mette ancora più paura di un singolo oceanico corteo.

Siamo convinti che ci troviamo ad un bivio storico o vince chi resuscita il fascismo, chi ignora i cambiamenti climatici, chi soffia sul fuoco per aizzare il razzismo, chi aumenta le spese militari e costringe la maggioranza della popolazione a nuovi sacrifici in nome degli interessi dei potenti della terra, chi produce in Parlamento nuove legge liberticide antipalestinesi nell’inutile tentativo di fermare l’onda di solidarietà fattiva nel confronti del popolo e della resistenza palestinese oppure dobbiamo scegliere di contrastare ovunque e, con tutti i mezzi necessari, chi cerca di far precipitare l’umanità nel buio più profondo.

Certo tutto ciò non è iniziato il 7 ottobre di tre anni fa: leggi liberticide, attacchi ai diritti dei lavoratori, distruzione di ogni forma di welfare è stato un lavoro lungo ma, adesso, stiamo sicuramente arrivati in una fase cruciale.

Il popolo palestinese, praticamente disarmato davanti all’apparato militare, finanziato dall’occidente, di Israele ci ha dimostrato che è possibile difendersi dall’oppressione e dalla schiavitù. Ci ha insegnato che la libertà va conquistata a costo di enormi e impensabili, per noi, sacrifici. Ha risvegliato la coscienza sopita di milioni di persone in tutto il mondo.

Chi prima e chi dopo si è reso conto che era necessario scendere in piazza per rispondere alla ferocia del sionismo, per dare una speranza al popolo palestinese.

Ci abbiamo provato e, soprattutto, dobbiamo continuare a farlo sapendo individuare, con sempre più convinzione e determinazione cosa dobbiamo fare per bloccare il sionismo, la corsa al riarmo e le politiche di guerra.

Per questo meno di un anno fa lanciammo la proposta di costruire una realtà nella città che potesse mettere da parte le diversità e che riuscisse a determinare qualche passaggio importante per la Palestina.

Uno degli elementi che balza agli occhi di tutte e tutti è come le Istituzioni, in larghissima maggioranza, non abbiano avuto il coraggio di pronunciarsi apertamente contro il genocidio del popolo palestinese e chi lo ha fatto o è stato costretto dalla mobilitazione o lo ha fatto in maniera molto timida. Adesso sperano tutti costoro che il genocidio in corso in Palestina sia ignorato così da non doversi pronunciare su esso e condannare Israele.

Per questo abbiamo, alla fine, deciso di dar vita ad una delibera di iniziativa popolare “per l’interruzione di ogni rapporto tra il Comune di Roma e lo Stato di Israele” proprio perché siamo convinti che bisogna tutti adoperarsi concretamente per isolare sempre di più, politicamente, Israele.

Una decisione che ci ha portato ad attraversare la città, soprattutto nelle periferie, e che ci ha dimostrato quanto fosse forte la coscienza delle persone sul fatto innegabile che stessimo vivendo un genocidio in diretta mondiale.

La raccolta del triplo delle firme necessarie (pur non riuscendo ad essere presenti in ogni quartiere della città) è stata la dimostrazione plastica di quanto fosse forte questa coscienza.

Sono passati quasi sei mesi dalla consegna della delibera e delle firme necessaria e, sino ad ora, il Consiglio comunale non ha avuto il coraggio politico di affrontare questa discussione in Aula.

Si sono preoccupati, hanno invitato i presidenti di municipio, dopo che sette municipi avevano votato a favore della delibera, a fermarsi. Ci hanno ricevuto più volte e alla fine hanno partorito un testo annacquato che, secondo loro, dovrebbe fermare la mobilitazione.

Noi non faremo un passo indietro, sappiamo che dobbiamo costruire altro per fermare il genocidio in Palestina e la follia guerrafondaia che sta attraversando gli USA, l’Europa e l’Italia.

Viviamo nel secondo paese europeo (dopo la Germania) sia per numero di basi NATO che di soldati USA presenti, siamo ostaggio di queste follie.

Per questo ci mobiliteremo e chiediamo alla città che non è disposta a tacere di mobilitarsi insieme affinché questa delibera sia finalmente portata in Aula in Campidoglio. Dopo di che starà ad ogni singol*consiglier* decidere secondo la propria coscienza che dovrà fare i conti con la coscienza delle decine di migliaia di cittadin* di questa città che hanno, da tempo, deciso di stare a fianco del popolo palestinese. Noi non faremo un passo indietro.

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