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Draghi esternalizza pure le fogne

Ieri sono stato a portare solidarietà al presidio in piazza Duomo, a Brescia, sotto la prefettura, dove da molti giorni e molte notti gli ambientalisti di #BastaVeleni protestano contro la vergogna del maxi depuratore sul fiume Chiese.

La vicenda è tipica delle Grandi Opere, dove affari, spregio del territorio e delle popolazioni, autoritarismo si fondono assieme. Con il governo Draghi che ha dato nuovo impulso al peggio.

Come si sa, il lago di Garda è una meta turistica sempre più ambita e ricca. Questo naturalmente impone non come necessità ambientale, ma come esigenza delle imprese, che il lago non sia inquinato dagli scarichi fognari, che si moltiplicano durante la stagione turistica.

Questa necessità impone depuratori delle acque, di cui il principale sta a Peschiera e le cui acque di gettano sul Mincio. Ci sarebbe bisogno di potenziarlo e migliorare tutta la rete di raccolta, ma a questo punto interviene la logica perversa delle Grandi Opere.

Invece che migliorare e potenziare l’esistente, invece che porre un freno al sovraffollamento turistico e al saccheggio del territorio, si decide un nuovo maxi depuratore. Ed in aggiunta lo si colloca non nell’area ad esso interessata, cioè le località turistiche del Garda, ma altrove.

Lo scarico delle acque depurate dovrebbe riversarsi nel fiume Chiese, estraneo al bacino del lago, che sta in secca diversi periodi all’anno e che non potrebbe assorbirle.

“Ma le acque depurate non inquinano”, affermano i sostenitori dell’opera. “Allora perché non le riversate nel lago?”, rispondono le popolazioni che si vedrebbero attribuire il carico ecologico di una depurazione che raccoglie scarichi non prodotti da loro. Una sorta di esternalizzazione delle fogne.

Questa obiezione era parsa giustificata a gran parte delle amministrazioni locali, che per questo di erano pronunciate in consiglio provinciale per collocare eventualmente il depuratore in uno dei comuni interessati ad esso.

Ma la ministra Gelmini, bresciana e sensibile agli imprenditori bresciani, è riuscita a far ribaltare la decisione democratica locale, facendo commissariare l’opera dal collega Cingolani, che ha trasformato il suo incarico da “transizione” a “devastazione ecologica”.

Cosi il nuovo depuratore è stato affidato al Prefetto di Brescia, noto esperto di ambiente.

Per questo giorno e notte c’è il presidio davanti alla prefettura. Per questo quel presidio va sostenuto assieme a tutte le lotte per l’ambiente e la democrazia, che nel governo dei padroni di Draghi hanno oggi il primo nemico.

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