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La “corda  molle” e il partito unico degli affari

La storia della “corda molle”

La costruzione dell’infrastruttura autostradale “Corda Molle” (A21 racc) a Brescia è stata definita un’“opera strategica”. E’ lunga circa 30 km. Il progetto aveva l’obiettivo di riordinare la viabilità e alleggerire il traffico nel nodo urbano e provinciale, caratterizzato da un forte congestionamento. Il nome “Corda Molle” deriva dalla forma semicircolare del tracciato, simile a una corda fissata ai due capi ma “allentata”, che unisce i vari comuni della periferia bresciana.

Essa- secondo le intenzioni dei realizzatori – mira a  separare la circolazione di attraversamento da quello locale, riducendo l’intensità veicolare sulla tangenziale sud e sulla viabilità ordinaria. Si faciliterebbero così il trasporto merci e la mobilità dei lavoratori. 

Dovrebbe costituire infatti un raccordo fondamentale tra le principali autostrade che attraversano la provincia di Brescia (A4 Milano-Venezia, A21 Piacenza-Cremona-Brescia) e la strada statale 45bis Gardesana, migliorando l’accessibilità all’aeroporto di Montichiari, smistando il traffico dalla Valtrompia al Garda, dalla Valcamonica alla Bassa, agevolando insomma tutta la viabilità provinciale.

La “corda molle” e la piramide di Cheope

La “Corda Molle” è stata pubblicizzata perciò come  “vitale” per il territorio. Il progetto ha avuto inizio negli anni Novanta del secolo scorso. Dopo circa un trentennio tra progettazione e lavori, l’opera è stata completata. Insomma, c’è voluto più tempo di quello occorso per edificare la piramide di Cheope, perché nel corso degli anni, l’opera ha vissuto lunghe fasi di stallo con cantieri bloccati, specialmente nel tratto tra Azzano Mella e Ospitaletto. 

Controversie vecchie e nuove

Perciò la “Corda Molle” è stata oggetto di lunghe controversie. L’ ultima in ordine di tempo, fresca di pochi giorni, ruota attorno all’ introduzione di un pedaggio per transitarvi (prevista da marzo 2026). La decisione ha trasformato una strada di scorrimento gratuita, in sostanza un raccordo autostradale, in una arteria a pagamento. 

Il sistema prevede un balzello automatico senza caselli (Free Flow), con telecamere che rilevano la targa, al costo di circa 12 centesimi al chilometro per le auto e 31 per i mezzi pesanti.

La polemica principale riguarda il fatto che si fa pagare una originaria strada provinciale riqualificata, con critiche sulla disparità di trattamento rispetto ad altre zone d’Italia. Per attenuare le polemiche, sono state previste esenzioni per i residenti di alcuni comuni (circa 20) e sconti del 50% per i Bresciani, ma questo non ha placato i malumori.

Le associazioni di categoria dei camionisti hanno criticato fortemente l’introduzione del pedaggio, definendolo una violazione del principio di equità.

Nonostante il tentativo del Ministero delle Infrastrutture di limitare l’impatto economico, la questione ha suscitato intensi dibattiti politici e tra la cittadinanza. Sul piano politico l’ articolazione di centrosinistra del Partito Unico degli Affari è partita all’ attacco di quella di destra. Ma da che pulpito viene la predica! 

La costruzione e il completamento della “Corda Molle”  hanno visto infatti, nel corso dei lunghi anni di lavori, l’appoggio di entrambi gli schieramenti politici con un forte impulso- più recentemente- da parte del centrodestra. I principali attori politici e istituzionali che hanno sostenuto l’infrastruttura sono stati negli ultimi tempi la Lega e Fratelli d’ Italia. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), guidato da Matteo Salvini, ha spinto per giungere al termine dei lavori e per l’accordo sul pedaggio con esenzioni, considerati “un traguardo fondamentale per il territorio”.

Storicamente tutte le giunte di centrodestra che dominano in Regione Lombardia ormai da più di un trentennio hanno sostenuto la “Corda Molle” come “opera strategica”.

La Provincia di Brescia, ultimamente governata dalla destra ma per lungo tempo amministrata da una sorta di sistema bipartisan, ha giocato un ruolo chiave nel portare avanti le trattative per lo sblocco dei cantieri e l’accordo con Autovia Padana per la gestione dell’opera.

Ma il centrosinistra locale nel Bresciano ha sempre riconosciuto l’utilità dell’opera, non ha mostrato contrarietà alla sua costruzione. Ha portato avanti una opposizione alla conduzione del suo completamento e, soprattutto, all’introduzione del pedaggio, sostenendo che il Governo e il ministero non abbiano mantenuto le promesse di gratuità. In questo senso il centrosinistra ha presentato mozioni in Provincia per respingere il balzello.

Esso, d’ altra parte, è stato inserito per ottemperare agli accordi convenzionali presi con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e per finanziare la manutenzione, la sicurezza e la conclusione delle opere gestite da Autovia Padana. Il pedaggio infatti serve a coprire i costi futuri di gestione dell’infrastruttura nonché quelli dei lavori di completamento del raccordo. Tali costi, infatti, sono cresciuti significativamente nel corso degli anni. Un classico nella storia delle “grandi opere”. Anzi, la costruzione di un’infrastruttura simile nella zona bresciana ha raggiunto cifre così alte, da essere citate talvolta come tra le più costose in Italia per chilometro realizzato.

Insomma, la vicenda della “Corda Molle” è un plastico esempio di quale sia il tipo di contrapposizione esistente in Lombardia all’ interno del Partito Unico degli Affari. Entrambe le consorterie che lo costituiscono (destra e centrosinistra) sono d’accordo sulle scelte fondamentali a favore del business, ammantate da motivazioni di “efficientamento ed efficacia”. Il centrosinistra imposta quindi la sua “opposizione” sul concetto che le stesse cose che la fa la destra, esso le farebbe meglio se andasse al potere in Regione. E’ dal 1995 che va avanti così ed è dal 1995 che la destra governa vincendo sempre tutte le tornate elettorali.    

La vera opposizione

Tornando alla questione della “Corda Molle”, l’ unica opposizione netta, coerente e continua a questa presunta “opera di importanza vitale” l’hanno portata avanti, dalle lontane origini della storia, le associazioni ambientaliste, in particolare Legambiente Brescia.

Esse hanno infatti fin dall’ inizio espresso forte contrarietà al progetto. Sono arrivate a presentare ricorsi al TAR per l’annullamento del collegamento autostradale.   Hanno definito l’opera stessa come parte di un contesto infrastrutturale impattante, contraddistinto da elementi pesantemente negativi. Ne ricordiamo alcuni: cementificazione di vaste aree agricole nella pianura bresciana, creazione di squilibri con ecosistemi locali, sovradimensionamento rispetto alle reali esigenze di mobilità, modalità di costruzione per lotti funzionali poco trasparente e spesso avviata prima di una reale necessità, pedaggio come tassa ingiustificata.

Le associazioni hanno individuato nella “Corda Molle” l’ennesimo caso di “investimento inefficace e opaco”, sottolineando che non ha decongestionato il traffico dell’A4 e del nodo di Brescia come previsto. Si è trattato più che altro di uno spreco di denaro.

Anche “Potere al Popolo” di Brescia e Provincia, sulla base della impostazione politica generale dell’organizzazione, si pone in antitesi rispetto alle politiche di privatizzazione e pedaggiamento delle infrastrutture pubbliche, che sono attualmente- come abbiamo visto- al centro del dibattito sulla “Corda Molle”.

L’ area in cui ci collochiamo si oppone alla logica dei pedaggi sulle arterie viarie che collegano il territorio, considerando queste ultime beni comuni o infrastrutture che dovrebbero essere gestite dal pubblico senza gravare sui cittadini.

In questo senso, balzelli come quello inventato per la “Corda Molle” possono essere considerati una violazione al principio di democrazia. E questo al netto del fatto che anche per “Potere al Popolo” di Brescia e Provincia la “Corda Molle” rappresenta un monumentale esempio di “grande opera” che sacrifica risorse naturali e paesaggistiche in nome della mobilità inquinante su gomma, in un contesto territoriale già fortemente provato dal punto di vista ambientale.

* da La Brescia del Popolo

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