Il risultato era nell’aria. Adesso è certificato anche dal Governance Poll pubblicato recentemente dal Sole 24 Ore. Laura Castelletti precipita al 75° posto su 92 nella classifica dei sindaci italiani e, soprattutto, vede il proprio gradimento scendere sotto la soglia simbolica del 50 per cento.
Qualcuno liquiderà il dato come una semplice fotografia estiva destinata ad essere dimenticata nel giro di qualche giorno. Sarebbe un errore. Perché, al di là delle classifiche, quel sondaggio registra un dato politico molto più importante: dopo appena tre anni di mandato, il consenso della sindaca mostra segni di evidente logoramento.
Le spiegazioni offerte dalla diretta interessata non sono mancate. Le difficoltà di governare una città complessa, i grandi cantieri aperti, le trasformazioni in corso, le inevitabili proteste che accompagnano I grandi cambiamenti, che- come al solito- promette si vedranno fra un numero imprecisato di anni. Argomenti prevedibili, ma che non sembrano più convincere una parte crescente dei cittadini. La verità è probabilmente un’altra.
Non è solo la destra a protestare
L’errore che molti osservatori rischiano di commettere è leggere questo calo di consenso esclusivamente come il frutto della tradizionale opposizione del centrodestra.
Certamente il tema della sicurezza pesa. Da anni la destra insiste sul degrado della zona della Stazione, del Carmine, di alcune aree del centro storico e di diversi quartieri periferici. L’Amministrazione continua a distinguere tra criminalità reale e insicurezza percepita. È una distinzione statisticamente legittima. Politicamente molto meno.
Perché se una parte crescente della popolazione evita determinati luoghi della città nelle ore serali, quella percezione diventa essa stessa un problema amministrativo. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui.
Una frattura che attraversa la stessa sinistra
Esiste infatti un’altra critica, meno rumorosa ma forse più profonda, che proviene proprio da una parte del mondo progressista.
Comitati civici, ambientalisti indipendenti non integrati nel Sistema politico del centrosinistra, realtà territoriali, una sinistra radicale che si esprime anche attraverso questa pubblicazione web, perfino alcuni Consigli di Quaritere (Fornaci, San Polino) sempre più contestano alla Giunta di avere sostanzialmente proseguito il modello amministrativo costruito negli anni precedenti: una città orientata alla crescita delle grandi opere e dei grandi eventi, mentre ambiente, salute, lavoro continuano a occupare una posizione subordinata.
La partecipazione promessa si sarebbe così trasformata, secondo i critici, in una moltiplicazione di “tavoli tecnici di confront” che producono tante parole, ma assai di rado decisioni realmente incisive.
Nel frattempo rimangono aperti tutti i principali nodi ambientali cittadini.
L’inceneritore continua a rappresentare uno dei simboli di un modello industriale sempre più contestato. Il SIN Caffaro procede con bonifiche lente e incomplete. Le emissioni delle grandi realtà siderurgiche continuano a preoccupare molti residenti.
Le contaminazioni da cromo esavalente e le numerose criticità del sottosuolo ricordano come Brescia continui a convivere con un’eredità ambientale pesantissima. Resta inoltre aperta la questione del rapporto privilegiato che Palazzo Loggia continua a intrattenere con A2A, vero convitato di pietra delle grandi scelte strategiche della città.
Ad un numero crescente di cittadini, evidentemente, A2A appare ormai come il vero baricentro della vita del capoluogo, un’influenza che alimenta interrogativi sempre più difficili da liquidare.
A tutto questo si aggiunge un consumo di suolo che, nonostante la retorica della rigenerazione urbana, continua ad alimentare dubbi e polemiche.
Per non parlare della scelta di approvare in Consiglio Comunale la definizione di antisemitismo dell’IHRA prima ancora del Governo di estrema destra! E ancora le marcate posizioni filo israeliane, mentre si consuma un genocidio! Infin le dichiarazioni politiche di appoggio incondizionato alle scelte europee di riarmo e di guerra ad oltranza!
Una città ricca per chi?
Il paradosso è evidente. Brescia continua a presentarsi come una città dinamica, competitiva, capace di attrarre investimenti, inaugurare cantieri e progettare nuove infrastrutture. Eppure cresce anche il disagio.
La qualità dell’aria continua a collocare la città nelle posizioni peggiori delle classifiche nazionali, se non addirittura mondiali, malgrado tutta la retorica green di sindaca e assessori. Le ondate di calore rendono sempre più evidente l’effetto isola urbana.
Molti commercianti lamentano le difficoltà del centro storico. Numerosi cittadini percepiscono un progressivo peggioramento della qualità della vita e un progressivo distacco tra le chiacchiere i i fatti. Sono problemi diversi, ma tutti contribuiscono a erodere lentamente il consenso verso chi governa.
Per chi suona la campana
Dopo un trentennio di governo cittadino del centrosinistra, interrotto solo dalla breve ed infausta parentesi della Giunta Paroli di centrodestra (2008-2013) il logoramento rappresenta un fenomeno quasi fisiologico.
Naturalmente sarebbe sbagliato considerare chiusa la partita.
La sindaca potrebbe ancora ottenere un secondo mandato nel 2028, per il quale si è già autocandidata. Il centrosinistra bresciano dispone di una struttura politica ormai consolidata, di una rete amministrativa costruita nel corso di decenni e della capacità di ricompattare quando si arriva al dunque, come già avvenuto in passato, uno schieramento amplissimo, dai cosiddetti antagonisti fino alle componenti più centriste e liberali facenti capo ai terminali nazionali di Renzi e Calenda.
Non è difficile immaginare che, ancora una volta, la campagna elettorale sarà giocata soprattutto sul richiamo al cosiddetto “voto utile”: sostenere l’attuale coalizione per impedire il ritorno della destra alla guida della città, evocando il consueto allarme sul rinascente nazifascismo, una “narrazione”- come si usa dire oggi- buona per tutte le stagioni. È uno schema che la politica bresciana conosce bene e che potrebbe rivelarsi ancora efficace presso una parte significativa dell’elettorato.
Ma il Governance Poll racconta comunque qualcosa che nessuna strategia comunicativa può cancellare.
Per la prima volta dall’inizio di questa esperienza amministrativa emerge con chiarezza un raffreddamento del rapporto tra Palazzo Loggia e una parte consistente della città.
Non sappiamo se si tratti soltanto di una fase passeggera oppure dell’inizio della fine di un ciclo politico iniziato sostanzialmente a metà degli anni Novanta del XX secolo.
Sappiamo però una cosa.
Quando il consenso scende sotto il cinquanta per cento, non basta più spiegare ai cittadini perché si è scelto di governare in un certo modo. Occorre convincerli che quella fosse davvero la strada giusta.
Ed è proprio su questo terreno che, oggi, la Giunta Castelletti appare molto più fragile di quanto non fosse soltanto un anno fa.
I sondaggi, da soli, non decidono le elezioni. Ma spesso annunciano la fine di un’epoca. E a Brescia qualcuno, per la prima volta dopo molti anni, ha iniziato ad accorgersene.
La luna di miele – se mai c’è stata – è finita. Adesso comincia il tempo del giudizio.
* da La Brescia del Popolo
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