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L’uccisione di Salvatore Novembre è rimasta impunita

L’8 luglio del 1960 Catania, sin dalla mattinata, era mobilitata per protestare per i morti e i feriti di Genova, Reggio Emilia, Licata, Palermo causati dalla durissima repressione attuata dalla polizia durante le manifestazioni operaie e studentesche contro il governo Tambroni e il congresso del Movimento Sociale Italiano che doveva tenersi a Genova.

E anche a Catania la polizia ha usato fucili e pistole, sparando ad altezza d’uomo, uccidendo in piazza Stesicoro il giovane disoccupato edile Salvatore Novembre.

Salvatore Novembre, nato a Capizzi il 9 marzo 1940, era giunto a Catania nella mattina del 8 luglio, proveniente da Agira, in provincia di Enna, dove abitava con la moglie Antonina Zimbili, per cercare un lavoro.

Quel giorno a Catania erano in corso manifestazionj che seguivano ai fatti di Genova, Reggio Emilia, Licata, Palermo, città dove si erano verificati durissimi scontri di piazza, con morti e feriti, contro il governo Tambroni e il congresso del Movimento Sociale Italiano che doveva tenersi a Genova.

Il giovane Salvatore nel pomeriggio era in piazza Stesicoro, partevipava alla manifestazione operaia iniziata molte ore prima.
Ma, tra via Etnea e piazza Stesicoro, la polizia intervenne per bloccare la protesta. Una repressione durissima con il ventenne Novembre colpito mortalmente alle 19.30 da uno o più colpi d’arma da fuoco sparati dalla polizia.

La stessa polizia ha anche impedito a chiunque di avvicinarsi al corpo sanguinante, corpo che venne trascinato dagli stessi celerini per allontanarlo dalla vista dei manifestanti.

Come per tutti i martiri delle lotte operaie vittime della repressione poliziesca, anche l’uccisione del disoccupato edile Salvatore Novembre è rimasta impunita.

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