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Trento. L’oltraggio leghista: la chiusura del Festival della famiglia affidata a Pillon

Piazza Dante a Trento è una piazza bellissima che si apre agli occhi di chi arriva in treno appena esce dalla stazione ferroviaria. È una piazza multietnica a elevata complessità, ben tenuta e curata con un bel parco, il laghetto con le anatre e qualche cigno che arriva sempre più raramente con la bella stagione. 

Procedendo in direzione sud, oltre il laghetto, è possibile scorgere tra gli alberi una scultura bronzea inaugurata nel 2007 e costata all’amministrazione intorno a 37000 euro. È il  “monumento alla famiglia tipica trentina”, modello Mulino Bianco con annesso cane. E Trento indubbiamente è una città che sulla famiglia investe molto, sia in termini di servizi erogati, sempre più esternalizzati e sempre meno pubblici, ma che mantengo comunque, nonostante tutto e rispetto al panorama nazionale, uno standar elevato, sia in termini di formazione e accompagnamento allo svolgimento della funzione genitoriale. 

La Provincia Autonoma di Trento, quella il cui precedente Presidente Rossi, a capo di una maggioranza di centrosinistra autonomista, ha negato il patrocinio al primo pride delle Dolomiti, ha un’Agenzia per la Famiglia, con un’efficientissima organizzazione e un forte investimento in distretti familiari e “marchi family”, un sistema premiale rivolto a organizzazioni ed enti che entrano nel circuito “family” e partecipano, a vario titolo, al miglioramento delle condizioni di “benessere della famiglia”. Ogni marchio, ogni pubblicazione, ogni evento organizzato dall’agenzia provinciale in nome della famiglia si contraddistingue per il logo che ripropone, in grafica stilizzata, la famiglia Mulino Bianco, la quale, rispetto alla scultura bronzea, perde il cane ma guadagna un pargoletto.

Come ogni anno, anche quest’anno si svolgerà il Festival della Famiglia una kermesse che è giunta ormai alla settima edizione e che quest’anno avrà alcuni ospiti d’eccezione. Non bastava infatti il monumento alla famiglia Mulino Bianco in piazza Dante, non bastava il festival dellA famigliA piuttosto che dellE famigliE, come sarebbe più giusto e più rispondente alla realtà; non bastava l’arrivo del leghista Fontana islamofobo oltre che ossessionato dalla crisi delle nascite italiane, a cui viene affidata l’apertura del festival il 3 dicembre. Per chiudere in bellezza il festival il 7 dicembre arriverà persino Pillon, tristemente noto per il suo disegno di legge vetero patriarcale, in cui si risponde al vero bisogno del governo attuale: l’abbandono dello stato laico in favore dello stato etico che decide e impone scelte sulla base di precisi valori morali.

Il disegno di legge Pillon nasconde infatti interventi che contribuiscono a realizzare, in combinazione con altri provvedimenti, la visione di uno stato antidemocratico e giustizialista. Il provvedimento proposto dal senatore è un testo che si fonda sulla retorica della bigenitorialità perfetta, che però stranamente inizia dopo la separazione mentre prima il peso della cura dei figli e delle figlie è praticamente tutto sulle spalle delle madri. I bambini e le bambine sono oggetto di negoziazione e non soggetto che può anche decidere, vero e proprio bottino di guerra su cui stipulare accordi precisi e la separazione, qualunque sia la causa della legittima scelta, deve essere accompagnata da una mediazione obbligatoria, contro ogni principio su cui si basa l’efficacia delle mediazioni, mentre la violenza subita da una donna dal proprio partner, padre di figli e figlie, deve essere accertata in tutti i gradi di giudizio.

A pochi giorni dalla grande marea che a Roma ha portato il 24 novembre oltre 200.000 persone a manifestare contro il governo e a rivendicare il diritto all’autodeterminazione, a pochi giorni dalla giornata che ricorda e sensibilizza sul grave problema degli uomini che esercitano violenza fisica e psicologica contro le donne, con tutte le gravi conseguenze anche in termini di violenza assistita, l’annuncio inatteso e appreso dai media locali dell’arrivo di Pillon sembra quasi un oltraggio allE famigliE.

È per queste ragioni che Potere al Popolo del Trentino Alto Adige invita tutte le realtà organizzate e tutte le persone che vogliono lottare contro la deriva antidemocratica del governo nazionale e provinciale a mobilitarci insieme per offrire una doverosa meritata accoglienza a Pillon, per difendere la laicità dello Stato e quindi anche della nostra Provincia, per contrastare il patriarcato mai definitivamente scomparso dalla nostra cultura e dalla nostra politica.

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