Durante la commemorazione di Almerigo Grilz, gruppi neofascisti hanno aggredito manifestanti, passanti e giornalisti. Ancora una volta, chi si oppone al fascismo viene trattato come problema di ordine pubblico, mentre le squadracce agiscono in un clima di impunità.
A Trieste è andata in scena una fotografia brutale e chiarissima del presente: neofascisti che commemorano un dirigente missino con il rito del “Presente”, antifasciste e antifascisti che provano a contestare quella vergogna, gruppi dell’estrema destra che aggrediscono con cinghie, caschi, spranghe e tirapugni, e le forze dell’ordine che finiscono per caricare proprio chi si opponeva all’iniziativa nera.
È accaduto martedì 19 maggio, davanti all’ex sede del Fronte della Gioventù, nel centro di Trieste, durante la commemorazione di Almerigo Grilz, giornalista e militante fascista, storico esponente missino cittadino, coinvolto negli anni in aggressioni politiche e in iniziative nazionaliste contro la popolazione slavofona.
Una figura che la destra prova oggi a ripulire sotto la formula del “reporter”, rimuovendo il suo percorso politico, le sue frequentazioni, i suoi legami con ambienti dell’estrema destra internazionale, dalle Falangi maronite fino alla RENAMO in Mozambico.
Ma la memoria non si ripulisce con una cerimonia. E il fascismo non diventa opinione solo perché qualcuno lo traveste da commemorazione.
Quando antifasciste e antifascisti cittadini sono arrivati per contestare il raduno, si sono trovati davanti non a una normale iniziativa pubblica, ma a un agguato. I gruppi neofascisti, radunati nei pressi di via Paduina, si sono mossi contro il presidio, lanciando oggetti e tentando più volte il contatto fisico. Sono stati colpiti manifestanti, passanti e anche giornalisti presenti per documentare quanto stava accadendo.
Le immagini diffuse nelle ore successive mostrano un’azione coordinata, violenta, squadrista. non una rissa, non “opposti estremismi”, non un incidente di piazza. un’aggressione fascista in pieno centro città.
Ancora più grave è stato il comportamento delle forze dell’ordine. Invece di fermare chi aggrediva, la polizia si è frapposta e poi ha caricato gli antifascisti, spingendoli verso via Battisti. È lo schema che conosciamo bene: tolleranza verso i fascisti, manganelli contro chi li contesta. Una gestione dell’ordine pubblico che trasforma l’antifascismo in problema e lascia ai neofascisti lo spazio politico e materiale per agire.
Come denunciato dall’Assemblea Vecchi e Nuovi Fascismi ai microfoni di Radio Onda d’Urto, diversi video mostrerebbero antifascisti prima colpiti dai neonazisti e poi manganellati dalle forze di polizia.
Una dinamica che non può essere derubricata a errore operativo. È il prodotto di un clima politico preciso, reso ancora più grave dalla copertura istituzionale garantita alla cerimonia, alla quale ha partecipato anche l’assessore regionale Fabio Scocimarro.
Qui sta il punto politico: non siamo davanti a una commemorazione privata, ma alla legittimazione pubblica di un immaginario fascista. Non siamo davanti a qualche nostalgico isolato, ma a gruppi organizzati che agiscono con metodi squadristi. E non siamo davanti a una semplice cattiva gestione della piazza, ma a un dispositivo che protegge chi celebra il fascismo e reprime chi lo contrasta.
Trieste conosce bene cosa significhi nazionalismo, violenza di confine, aggressione contro le minoranze, rimozione della memoria antifascista. Proprio per questo quanto accaduto è intollerabile. Omaggiare figure come Grilz significa riaprire ferite, normalizzare la violenza politica, dare cittadinanza a una cultura che la Costituzione nata dalla Resistenza dovrebbe impedire, non proteggere.
La Repubblica italiana non può continuare a voltarsi dall’altra parte. Le istituzioni non possono condannare il fascismo nei discorsi ufficiali e poi consentire che in strada si celebrino i suoi uomini, i suoi riti, i suoi simboli. Non possono parlare di legalità mentre i neofascisti aggrediscono giornalisti e manifestanti. Non possono invocare ordine pubblico solo quando a scendere in piazza sono gli antifascisti.
Per venerdì 29 maggio alle 18.30, a san Giusto, è stata convocata un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza, alle associazioni e ai rappresentanti politici. è un passaggio necessario. perché quanto accaduto a trieste non riguarda solo Trieste. riguarda il modo in cui questo paese continua a tollerare, proteggere e normalizzare il fascismo, mentre criminalizza chi lo combatte.
La solidarietà va alle persone aggredite dai neofascisti, ai giornalisti colpiti mentre facevano il proprio lavoro, agli antifascisti caricati dalla polizia.
Ma la solidarietà non basta. Serve pretendere responsabilità politiche, istituzionali e giudiziarie. Serve impedire che le commemorazioni fasciste diventino appuntamenti protetti. Serve dire con chiarezza che l’antifascismo non si manganella e il fascismo non si commemora. Trieste lo ha già pagato troppe volte sulla propria pelle.
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