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Roma. Idranti e manganellate all’alba. Sgomberata la tendopoli in Piazza Indipendenza

Ore 11. Prosegue la feroce operazione di polizia contro le famiglie che avevano occupato lo stabile in Piazza Indipendenza. La polizia, schierata in tenuta anti sommossa, ha azionato nuovamente l’idrante per “liberare” la piazza dove si trovano ancora un gruppo di migranti, soprattutto donne sgomberate sabato dal palazzo di via Curtatone. Per evitare lo sgombero le donne si sono inginocchiate per terra con le braccia alzate. La polizia ha azionato lo stesso gli idranti.

Scontri in piazza Indipendenza a Roma: diretta video

++ IN DIRETTA ADESSO Sgombero migranti a Roma in piazza Indipendenza. Barricate e scontri con la polizia ++

Pubblicato da Local Team su Mercoledì 23 agosto 2017

Sono arrivate anche due ambulanze, che hanno portato via due persone. Una di loro non riusciva più a respirare dopo essere stata investita a lungo col potente getto d’acqua dell’ideante blindato.

All’alba di questa mattina, dopo il fallito blitz di ieri che aveva incontrato la resistenza delle famiglie di rifugiati sgomberate e sistematesi nei giardini di piazza Indipendenza, la polizia ha eseguito lo sgombero della tendopoli. Sono stati usati gli idranti. Per sistemare le persone sgomberate il Comune propone temporaneamente 80 posti in una struttura a Torre Maura e 60 fuori Roma, ma le persone rimaste senza un tetto sono centinaia.

Il drammatico VIDEO dello sgombero della piazza questa mattina

L’articolo e le foto che seguono sono di Patrizia Cortellessa. L’articolo è tratto da Il Salto.

Sgomberati e caricati, per i rifugiati di piazza Indipendenza la soluzione è la forza

Sono arrivati con gli idranti e hanno caricato e disperso i rifugiati sgomberati una settimana fa in piazza indipendenza, a Roma. Si è conclusa così, questa mattina all’alba, la vicenda degli occupanti dell’ex sede Ispra. Molti di loro ancora dormivano, in strada, quando è arrivata la polizia. Ieri il tentativo di sgombero non era andato a buon fine, ma questa mattina non ci sono stati tentativi di mediazione. Le persone accampate in strada sono state cacciate con la forza. E quando hanno provato a unirsi per manifestare, in piazza dei Cinquecento, sono stati nuovamente dispersi.

È finita tra le lacrime e la disperazione dei rifugiati, l’operazione di sgombero iniziata il 19 agosto scorso, per “liberare la piazza” nella quale dormivano nelle aiuole dopo essere stati cacciati via da un alloggio occupato senza che si provvedesse a individuare soluzioni alternative. Così, anche in questo caso la politica della non-accoglienza a Roma ha fatto il giro del mondo e sollevato critiche e preoccupazioni da parte di organismi internazionali, dall’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ad Amnesty International.

Facciamo un passo indietro per ricostrurire l’accaduto. Il 19 agosto un numero spropositato di uomini e mezzi delle forze dell’ordine sgomberava il palazzo ex Ispra, tra via Curtatone e Piazza Indipendenza, vicino la stazione Termini, occupato nell’ottobre del 2013 da circa mille rifugiati, soprattutto eritrei e somali. Pullman della polizia e anche due bus dell’Atac venivano impiegati per trasportare i migranti all’ufficio immigrazione della questura per l’identificazione. La maggior parte di loro era poi tornata lì, in piazza Indipendenza. “Non sappiamo dove andare”, avevano detto. “Dormiremo qui, in strada”. Così è stato. Da allora circa 200 persone, uomini e donne anche anziane, hano dormito, fino a questa notte, nelle aiuole di fronte al palazzo sgomberato. Accanto a loro borsoni e trolley, tra quadri raffiguranti la Madonna e Gesù Cristo e le speranze spezzettate e accatastate una sopra l’altra.

Solo alle famiglie con bambini e anziani o malati era stato concesso di rientrare al primo piano dello stabile. 107 persone, dice ora il comune di Roma, che soltanto dopo due giorni lo sgombero e con la gente in strada aveva annunciato un tavolo di lavoro permanente e di un censimento degli occupanti per verificare ogni singola situazione. Ieri, quando la polizia è tornata per sgomberare, ci si sono stati momenti di forte tensione. Le donne hanno lanciato oggetti e spazzatura dalle finestre dello stabile e si sono affacciate mostrando le bombole del gas. Poi la situazione si calmava e le bombole venivano ritirate.

“Siamo rifugiati, non terroristi” continuavano a ripetere. “Vogliamo giocare fuori” “vogliamo una casa” ritmavano invece i bambini. Dalle finestre, perché da 5 giorni non possono uscire dal palazzo. Dalla riunione del Comitato per l’ordine e sicurezza svoltosi in Prefettura – presenti i vertici delle forze di polizia, la Regione Lazio, Roma Capitale e i rappresentanti della proprietà dell’immobile sgomberato – veniva fuori una proposta, da parte del fondo Idea Fimit Sgr che gestisce lo stabile sgomberato e che interessava le persone “con fragilità” censite dal Comune: 8 villette in provincia di Rieti. Soluzione temporanea – sei mesi – e per pochi.

Anche il Comune metteva sul piatto la sua proposta: ottanta posti nelle strutture in centri di prima accoglienza. Per tornare dove si è iniziato. Centri, fra l’altro, “del tutto inadeguati” e con un numero inferiore di posti rispetto a quanto annunciato, riportava la delegazione di rifugiati che era andata a verificare. Parliamo di persone che fuggono da guerre e persecuzioni e alle quali è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico, che hanno diritto a protezione internazionale e che non dovrebbero tornarci nei centri di prima accoglienza. Parliamo di famiglie che verrebbero smembrate e di persone che, nel caso delle villette a 60 e più km da Roma, verrebbero anche allontanate dai loro lavori; e di bambini che magari sono nati in quel palazzo e che vanno a scuola lì vicino.

Ma, soprattutto, si trattava di soluzioni tampone, con scadenza. Che rimandano di qualche mese il problema, senza risolverlo. Proposte irricevibili, hanno risposto i rifugiati. Che ieri, dopo lo sgombero per ora scongiurato, si apprestavano a passare la quinta notte nelle aiuole di piazza Indipendenza e al primo piano dello stabile di via Curtatone. Stamattina all’alba, con cariche e idranti, agenti in tenuta antisommossa hanno messo la parola fine alla vicenda. “Non è giusto” gridano in mattinata le donne ancora in piazza Indipendenza. Ma la risposta ancora una volta, sono gli idranti e le sirene spiegate.

 

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