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Lo Stato-nazione è il cane da guardia dell’Unione Europea!

C’è chi invocava una grande coalizione da Tsipras a Macron per fermare l’avanzata delle destre in Europa, ma delle scene che ricordano paurosamente il fascismo ce le sta regalando proprio Macron.

Il fermo di quasi duecento studenti, ginocchia a terra e mani dietro la schiena, controllati a vista da poliziotti armati è una scena che da molto tempo non si vedeva in Europa, e che incomincia a fare incrinare il sostegno degli ultimi irriducibili macronisti.

A dire il vero, la scena ricorda gli antifascisti napoletani, tenuti al muro da un imponente schieramento in antisommossa, come al solito messo a disposizione per garantire l’agibilità dei fascisti di Casapound. Avveniva a febbraio, ancora sotto il ministro “democratico” Minniti.

Ma questi non sono che tasselli di un quadro più ampio di repressione e militarizzazione della politica che sta avvenendo su scala europea.

Due anni fa sempre i Francesi sono stati protagonisti di un lunghissimo periodo di dure proteste contro la Loi Travail, il Jobs Act francese che il “socialista” Hollande ha voluto fare passare a ogni costo, anche in quel caso utilizzando la violenza poliziesca come unico strumento di confronto politico verso i cittadini che lottavano per difendere i propri diritti.

Le politiche di austerità e distruzione dei diritti non hanno nessuna possibilità di basarsi sul consenso della popolazione, per cui nessuna mediazione è possibile: i politici europei sono diventati i prefetti della Commissione Europea, il cui unico compito è quello di fare approvare nel minor tempo possibile le direttive, assicurandosi che nessun tipo di opposizione sociale possa ritardarle.

Al popolo le manganellate, ai politici più ubbidienti un giorno una carica milionaria in qualche anfratto della politica europea. La volontà popolare è sotto i tacchi delle élite europee.

Ancora, un anno fa la grandissima mobilitazione democratica del popolo Catalano per l’autodeterminazione veniva brutalmente schiacciata dalla polizia spagnola, utilizzata per menare le tantissime persone (insegnanti, madri, ragazzi…) che stavano partecipando a un referendum. Una violenza spropositata per fermare un atto democratico e pacifico, per cui ancora tantissimi indipendentisti catalani stanno pagando con la galera, nel totale silenzio/assenso delle istituzioni europee.

E infine, la parabola italiana oggi giunta al capitolo “Salvini”, che accelera sulle misure repressive per chi fa opposizione sociale: dalle perquisizioni e schedature di tutti i manifestanti inaugurate da Minniti, all’inasprimento delle pene per occupazioni di casa, picchetti antisfratto, blocchi stradali appena approvati dal “decreto sicurezza”.

Nell’architettura UE non c’è spazio per la politica: la Commissione ordina, i governi nazionali devono eseguire a tutti i costi.

Nell’architettura UE non c’è spazio per il dissenso: chi protesta finisce pestato, in ginocchio, in carcere.

Nell’architettura UE non c’è spazio per il riformismo: o le lotte dei popoli europei sono per abbattere il palazzo, o si limiteranno a scegliere il prossimo ministro della repressione.

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