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Caso Battisti. Temer, il governo PD e Luigi Di Maio

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Negli ultimi tre mesi, il governo brasiliano, presieduto dal golpista Michel Temer, ha chiesto a tutti i suoi amici, soprattutto quelli della stampa, di aumentare la pressione sull’ex presidente Lula, per tentare di abbassare gli indici di preferenza del leader del PT, poiché tutti gli istituti di statistica lo danno per vincitore nelle prossime elezioni del 2018. Una previsione che fa naufragare il sogno di Temer circa una tranquilla rielezione.

Per questo motivo il “pool” dei magistrati federali guidati dal giudice di Curitiba, Sergio Moro, hanno nuovamente iniziato a spulciare la vita dell’ex-presidente, per trovare un nuovo elemento con cui poterlo finalmente accusare di corruzione e quindi escluderlo dalle liste  elettorali del PT (Partito dei Lavoratori).  Fu, quindi, in quest’ambito, che nelle sale del Ministero della Giustizia brasiliana fu sollevata l’idea di tentare di riaprire il Caso Battisti, per alimentare la campagna denigratoria mediatica nei confronti di Lula, attaccando soprattutto la sua reputazione, più volte presentato dall’onnipotente TV Globo come il capo della corruzione politica ed anche il protettore dell’ex-terrorista italiano, Cesare Battisti.

Infatti, il 30 dicembre 2010, il Presidente Lula, in ottemperanza alle norme della giurisprudenza brasiliana, rigettava la richiesta di estradizione del governo italiano, firmando la concessione dell’asilo politico e il relativo visto di permanenza, che il ministro della Giustizia, Tarso Genro aveva in precedenza proposto.

Questa decisione divenne uno dei principali cavalli di battaglia dei media brasiliani, che si avvalsero della durissima posizione espressa dal governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi, e che in seguito fu mantenuta e ampliata dai governi di centro-sinistra formati dal PD, soprattutto quando, nel 2015, nelle aule giudiziarie della Cassazione scoppiò il caso “Henrique Pizzolato”.

Pochi ricordano, ma questo ex-sindacalista italo-brasiliano, divenuto in seguito direttore del marketing del Banco do Brasil, in realtà fu una delle tante vittime dei giudici federali che con l’inchiesta “Mensalao” riuscirono a smontare tutta la struttura dirigenziale del PT. Per questo motivo, il Pizzolato si rifugiò in Italia. Purtroppo, nel 2014, dopo che la Corte di Appello di Bologna aveva riconosciuto i suoi diritti, il “caso Pizzolato” divenne la pedina di un complesso gioco diplomatico.

Infatti, le ”antenne” del governo PD di Matteo Renzi, in Brasilia e in Sao Paulo, subito dopo l’annullamento della sentenza della Corte di Appello di Bologna da parte della Corte di Cassazione, dichiararono che il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, avrebbe concesso l’estradizione di Henrique Pizzolato, poiché in questo modo, il governo italiano stava creando le prospettive politiche per ripresentare la richiesta di estradizione per Cesare Battisti. Da tener presente che l’ipotesi di uno scambio fu lanciata nel momento di maggior crisi politica del governo brasiliano di Dilma Rousseff, e nel momento in cui il presidente della Camera dei deputati brasiliani, Eduardo Cunha, ratificava la richiesta di Impeachment nei confronti della presidentessa Dilma. 

Quindi, con la decisione del ministro Andrea Orlando di concedere l’estradizione di Henrique Pizzolato e in seguito con la realizzazione del golpe istituzionale nei confronti di Dilma Roussef, il “Caso Battisti”, divenne un argomento importante per il nuovo governo brasiliano.

I sogni del presidente Michel Temer

Le “antenne” del governo italiano in Brasile, vale a dire i diplomatici, gli esecutivi delle multinazionali tricolori e logicamente gli uomini dei servizi segreti, fin dal primo momento in cui Michel Temer divenne illegalmente presidente del Brasile, esercitarono una continua pressione su tutti i membri del suo governo, ricordandogli il “favore” fatto con l’estradizione di Henrique Pizzolato.

Una pressione che toccò i punti nevralgici del governo di Michel Temer, quando l’ex-presidente, Inàzio Lula da Silva, dopo aver brillantemente superato l’interrogatorio del giudice Sergio Moro, diventò il candidato ideale dell’opposizione, con un altissimo appoggio popolare. Per questo, per il presidente golpista, Michel Temer, riaprire il “Caso Battisti” in termini politici significava riconquistare uno spazio nei media, dando una prova di autorità, oltre dimostrare di voler smontare non solo le riforme economiche sociali del governo Lula, ma anche la sua legittimità giuridica. Nello stesso tempo con il “Caso Battisti” il governo di Temer, grazie soprattutto all’Italia, sperava di far dimenticare l’illegalità commessa con l’Impeachment e mascherare la sua natura golpista al servizio di Washington, presentandosi come un legittimo difensore del diritto!

Quindi, nella presidenza cominciarono a essere convocati autorevoli giuristi, mentre la Polizia Federale e l’ABIN (servizio segreto) ricevettero l’ordine di rafforzare i controlli su Cesare Battisti. Vale a dire, pedinamenti, registrazioni telefoniche, controllo della corrispondenza elettronica e gli immancabili tentativi d’infiltrazione.   Operazioni di (pseudo) intelligenza – alcune delle quali realizzate in modo maldestro e in collaborazione con le “antenne” tricolori – che richiamarono l’attenzione di Cesare Battisti, che comunicò ai suoi avvocati quello che stava succedendo.

 

Le “proposte” del governo italiano

Per soppiantare interamente la decisione del 30 dicembre del 2010 dell’ex-presidente Lula, e quindi attualizzare il procedimento di estradizione nei confronti di Cesare Battisti, era necessario che lo stesso fosse arrestato per reati di terrorismo o per traffico di stupefacenti. E’ chiaro che era impossibile ricreare le condizioni per attribuire a Battisti un reato di terrorismo. Però, una volta arrestato diventava possibile affermare che “….negli effetti personali di Cesare Battisti era stato trovato un barattolo con una polvere bianca, che gli inquirenti stanno analizzando…!”  

Infatti, questo è stato il sottotitolo che alcuni giornali e televisioni (brasiliane e italiane) hanno subito pubblicato, dopo che Cesare Battisti fu arrestato dalla polizia Federale Brasiliana poco prima di attraversare la frontiera con la Bolivia il giorno 4 ottobre. Articoli che avevano l’obiettivo di creare nell’opinione pubblica l’immagine negativa dell’ex terrorista diventato trafficante. Cioè i media, “immediatamente” hanno inventato uno scenario in cui Battisti diventa un autentico criminale che il Brasile può estradare in qualsiasi momento proprio per il fatto di essere stato arrestato in flagrante con la cocaina.  Molti giornali hanno poi informato che la Polizia Federale avrebbe estradato Cesare Battisti per l’Italia direttamente dall’aeroporto di Corumba!

Sembra una strana casualità ma il comando del CAOP (gruppo operativo aereo della Polizia Federale) aveva ricevuto l’ordine di inviare nell’aeroporto di Corumba uno dei due aerei Embraer ERJ-145LR, che normalmente stazionano in Brasilia!

A questo punto si pongono tre domande: Com’è possibile che in alcune redazioni di giornali italiani e brasiliani siano stati scritti articoli che affermano che Cesare Battisti stava con quantità di droga e con ingenti valori da riciclare in Bolivia? Perché alcuni giornalisti hanno avuto accesso a questo eventuale scenario “Top Secret” dei servizi segreti italiani e della Polizia Federale brasiliana?

Considerato che Cesare Battisti viaggiava in compagnia di un avvocato e di un altro testimone, al momento del suo arresto, forse è venuta meno l’opportunità di denunciare il ritrovamento di uno zainetto con il solito chilo di cocaina?

Perché i giornali o le televisioni, italiane e brasiliane, che avevano presentato Battisti nelle vesti del trafficante, subito dopo la sua liberazione, hanno cominciato a dire che, in realtà esisterebbe un accordo tra i due governi per realizzare l’estradizione. Infatti, se il governo italiano avesse garantito che la condanna all’ergastolo inflitta a Cesare Battisti sarebbe riformulata con una pena di 30 anni (non si sa da chi e come), immediatamente il governo brasiliano autorizzerà l’estradizione!

Luigi Di Maio, opportunista dell’ultima ora o “progressista bifronte”?

Il 6 ottobre, cioè 48 ore subito dopo l’arresto di Battisti, l’ANSA pubblicava la seguente notizia “….Insiste sulla necessità che Battisti “sconti assolutamente la pena per quello che ha fatto” anche il vicepresidente della Camera e candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio…”. Una dichiarazione che con un forte e netto “assolutamente”, permette a Luigi Di Maio di inquadrarsi perfettamente al lato degli uomini del potere. Cioè, è un modo per dimostrare alle eccellenze del mercato – cioè quelle che rappresentano il potere – che sulle grandi questioni lui, il candidato premier del Movimento 5 Stelle, è come Gentiloni.

Questo “assolutamente” , ricorda quello che Di Maio disse sulla NATO e sulla continuità di questa dipendenza dell’Italia, quando l’M5S andrà al potere. Infatti, Di Maio fu intervistato subito dopo che un “disastrato” pentastellato aveva prospettato possibili rotture tra l’Italia e la NATO. E anche in questo caso Di Maio mostrò l’altra faccia. Quella che fa profonde critiche a personaggi del sistema, anche se poi non contesta mai l’essenza del sistema. Forse è per questo che Di Maio è il principale difensore di Virginia Raggi, che con il suo progressismo bifronte, subito dopo essere eletta ha decretato la fine o quasi di tutti quei centri sociali storici che esercitando differenti attività erano diventati importanti centri di aggregazione popolare.

A questo punto mi chiedo cosa dirà il futuro premier penta stellato Luigi di Maio quando Inàzio Lula da Silva sarà rieletto: userà nuovamente l’“assolutamente”, o, come vorranno le eccellenze del mercato, riconoscerà che il Brasile è uno stato sovrano con leggi e nome giuridiche proprie?

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4 Commenti


  • Mariuccio

    Corretto tutto, giusto… MA: Battisti come Sofri è una di quelle figure che dopo aver fatto i ‘cattivi’ ragazzi in un’epoca lontana, hanno poi furbissimamente vissuto di rendita diventando scrittori, amici dei salotti bene… o passandoci per ‘guerriglieri del pueblo’ oltrefrontiera. Sofri, prima di ricadere nel casino ‘Calabresi’, fra pentiti ecc…, era un caro amico del PSI di Craxi, non scordiamolo. Di Maio a favore della NATO e del sistema? Non è una novità.
    Ma se non siamo un popolo come quello catalano abbiamo cio’ che ci meritiamo.


  • salvatore drago

    Premettendo che il Battisti è una delle persone che mi vengono meno simpatiche devo dire che trovo tutta la faccenda stomachevole.
    Stomachevole il fatto che il golpista di Brasilia cerchi di accreditarsi come “amico” della “comunità internazionale” e cerchi sponda in uno dei governi più servi della “comunità” stessa come quello italiano.
    Lula ha avuto sicuramente tantissimi torti, ma un merito (uno dei tanti) glielo dobbiamo riconoscere: Ha voluto rispettare, in pieno, un dettato costituzionale del suo Stato non comportandosi come si comportò Massimo D’Alema nel caso Ochalan.
    A noi, e quando dico noi non intendo certo il Di Maio di turno, tocca (toccherebbe) fare una seria analisi di “quegli anni”, non per mitizzarli o demonizzarli ma per capire; Capire e magari non ripercorrere gli errori ( e in politica gli errori sono delitti) che sono stati commessi.


  • marco

    no scusa mariuccio famme capì,
    ma se uno è stato rivoluzionario che vuol dire? che non può diventare uno scrittore?
    battisti ha provato l’assalto al cielo come molti altri della sua generazione.
    Disgraziatamente per noi, le generazioni successive, lui ha perso e ha vinto il sistema.
    Quindi?
    che doveva fare? andare non dico contro la più elementare norma di agire rivoluzionario, ma contro l’ABC della strategia militare e continuare a combattere dopo una sconfitta?
    fare il martire a guerra persa?
    di maio….. e che vogliamo dire su sto cialtrone travestito da big jim?
    e dal tempo dell’uomo qualunque che in italia quando si dice nè di destra nè di sinistra, si vuol dire in realtà…. soprattutto nè di sinistra


  • alex1

    Condivido. Un approccio moralista dato da quelli a cui I rivoluzionari piacciono solo morti. Allora ne tessono le lodi. Ma guai se un comunista od un antagonista va ad un ristorante o scrive libri per vivere! Questo viene detto di solito da quelli che sono stati coerentemente dall’altra parte o non hanno mai fatto attivita’ politica.

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