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Libia. Miliziani e mercenari convergono sul teatro di guerra

Come segnalato alcuni giorni fa, in Libia si vanno addensando forze militari di diversa provenienza in attesa di un redde rationem sul campo (o di una spartizione del paese, ndr) tra le due fazioni in lotta. Da una parte il governo di Tripoli di Serraj che continua ad essere “riconosciuto dalla comunità internazionale” ma senza che questo gli porti alcun giovamento, dall’altra il gen. Haftar che da tempo controlla tutta la Cirenaica (la zona est della Libia) e che punta a spodestare Serraj da Tripoli.

In questi mesi in Libia stanno convergendo mercenari e miliziani oggi ampiamente disponibili sul mercato della guerra. Del resto in molti teatri bellici “ufficiali” come l’Afghanistan spesso il numero dei contractors privati presenti sul terreno supera ormai quello delle truppe regolari inviate dalla Nato. Uno scenario che somiglia ormai più a quello delle compagnie di ventura medioevali o agli eserciti privati delle compagnie commerciali delle Indie, che a quello di guerre convenzionali tra eserciti regolari.

Il sito specializzato AnalisiDifesa.It riferisce che in Libia, diverse centinaia di mercenari sudanesi stanno combattendo nei ranghi dell’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar contro il Governo di accordo nazionale del premier Fayez al-Sarraj internazionalmente riconosciuto.

Si tratta di circa 3 mila combattenti secondo il quotidiano britannico The Guardian guidati dai leader di due gruppi armati sudanesi attivi in Libia. Le fonti citate dal giornale sostengono che ci sono state centinaia di nuove reclute negli ultimi mesi. Secondo un comandante sudanese citato dalla stessa fonte, il loro intervento sarebbe stato cruciale nella occupazione dei campi petroliferi strappati alle forze del governo di Tripoli. A metterci i soldi per pagarli sono Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti che già da tempo finanziano l’impiego di mercenari sudanesi dal 2015 nello Yemen contro i ribelli sciti Houithi.

I miliziani sudanesi sarebbero stati per lo più reclutati nella regione occidentale del Darfur. Altri combattenti hanno invece raggiunto la Libia con i propri mezzi con l’idea di arruolarsi. I comandanti sudanesi operativi in Libia hanno riferito che per loro si tratta di “una soluzione temporanea per procurarsi risorse economiche, armi e munizioni necessarie: una volta la missione terminata torneremo a combattere lo Stato sudanese”. Secondo alcuni esperti militari Haftar avrebbe fatto arrivare in Libia anche un importante contingente dei temuti paramilitari sudanesi delle Forze di sostegno rapido (Rsf), circa un migliaio di uomini, arruolati con l’aiuto di un signore della guerra, Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti.

Ma non ci sono solo mercenari sudanesi in Libia. Anzi. I turchi affiancano il governo di Tripoli contro Haftar,  mentre contractors statunitensi, russi e di mezzo mondo pagati dagli Emirati Arabi Uniti sostengono le milizie di Haftar insieme a miliziani ciadiani e di altre nazionalità.

In vista dell’annunciato sbarco a Tripoli di almeno 5mila militari turchi, Ankara sembra apprestarsi ad inviare in Tripolitania gruppi di ribelli siriani filo-turchi da impiegare a sostegno del governo di Fayez al-Sarraj contro le forze di Haftar. Lo ha detto ieri un alto funzionario del governo di Tripoli, citato da Bloomberg e ripreso da media turchi. Gruppi di ribelli siriani filo-turchi hanno attivato ad Afrin (la cittadina siriana di confine da tempo occupata dai turchi) almeno 4 centri di reclutamento di combattenti da inviare in Libia offrendo una paga che oscillerebbe tra i 1.800 e i 2.000 dollari al mese.

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