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I boss in divisa di Aulla, ora si leggono le carte

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Ricordate i valorosi carabinieri di Aulla? Ma sì, quel paesino tranquillo della Lunigiana dove non avveniva mai nessun reato di rilievo, a meno che i carabinieri non si mettessero a farne qualcuno di davvero importante…

Alcuni di loro erano stati arrestati, altri solo indagati, tutti comunque pienamente coinvolti in una gestione dell’”ordine pubblico” che somigliava maledettamente al controllo mafioso del territorio.

Ora si sta per arrivare al processo, vengono depositate le carte contenenti le prove per il rinvio a giudizio e dunque diventano pubbliche anche le intercettazioni – sia telefoniche che ambientali – che hanno registrato il modus operandi di questi militi cui gli ignari cittadini affidavano la propria “sicurezza”.

Il quadro “cuturale” che ne esce fuori è semplicemente agghiacciante. «Basterebbe prenderli e invece di portarli in caserma farli sparire, come fanno i cinesi, un solo colpo alla nuca, nella fossa, calce, tappi tutto ed è l’unico modo per levarli di mezzo». Un trattamento da riservare ai migranti, considerati poco più che spazzatura da buttar via da qualche altra parte.

«Capiscono solo le legnate», si dicevano tra di loro ridendo. E quando ne hanno fermato qualcuno cercavano di essere davvero chiari: «Ti stacco la testa se ti rivedo», «Ti butto nel fiume», ecc.

Uno di loro, che sopravviveva facendo – come tanti in giro per l’Italia – il parcheggiatore abusivo, è dovuto fuggire dal paese fino ad obbligare un cittadino marocchino, parcheggiatore-aiutante davanti a un supermecato perché continuamente preso a calci e pugni dai “caramba”.

Non mancano particolari più crudi e dettagliati. Un altro è stato sbattuto più volte contro il citofono della caserma; altri sono stati presi a manganellate sulle mani appoggiate alle portiere delle auto; non sono mancate neanche le torture vere e proprie, come le scariche elettriche prodotte da due storditori; né le sevizie sessuali su un giovane marocchino.

Ma quando degli uomini armati cominciano a sentirsi “al di sopra della legge” tendono a strafare anche nelle piccole cose che nulla c’entrano con la “prevenzione dei reati” e la mitica “sicurezza” del signor Minniti. E dunque: gomme della bici tagliate a un ambulante (“così non gira tanto”), ruote bucate a un’auto perché senza assicurazione. Contro stranieri e italiani, ma con una larga preferenza per i primi, tanto da convincere gli inquirenti a rilevare laa finalità «di discriminazione e odio razziale».

Quando uomini armati fanno quel che vogliono in caserma o per strada, è inevitabile che comincino a fare lo stesso anche in casa. Ad un carabiniere è stato contestato anche il maltrattamento della moglie: ingiurie, percosse, lesioni, sputi in faccia e schiaffi in pubblico, fino a scaraventarla fuori dall’auto.

Dopo tutto questo sembra quasi un gioco innocente il riconoscersi reciprocamente ore di servizio straordinarie, per gonfiarsi gli stipendi.

E magari qualcuno potrebbe magari ritenere questo l’unico reato da contestare loro, come un “vitalizio”…

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1 Commento


  • Vincitore Locarno

    Da noi in provincia di Pesaro due di loro fregavano soldi ai pensionati durante i controlli (per dirne una). Saranno solamente trasferiti…. come i preti pedofili.

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