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Libra, una criptovaluta “cugina” dell’Euro

È interessante leggere il dibattito scatenato dall’annuncio del lancio di Libra (la criptovaluta di Facebook [1] ) tra le élites europee. Infatti, come ben sottolineato da Francesco Piccioni su Contropiano in Il Sacro Romano Impero ai tempi di Facebook, sta iniziando a risultare evidente il conflitto tra la corporation americana e l’Unione Europea: ”Un imperialismo in crisi di egemonia non si arrende senza combattere e quindi rilanciare la sfida.” Analisi valida non solo, come evidente, per le vicende iraniane, ma anche da un non meno rilevante conflitto economico/finanziario come quello ricordato.

Oltre all’importanza del ruolo che potranno assumere Libra e le criptovalute in generale, a rendere interessante il dibattito su questi temi è, però, il fatto che al suo interno sono emerse perle di verità che gettano luce anche su passaggi importanti della storia recente, come l’introduzione della moneta unica, l’Euro.

È il caso del discorso tenuto da Yves Mersch (Membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea) durante una conferenza alla BCE nei mesi scorsi [2] (ovviamente non troverete nulla di questo sui giornali, non sia mai che veniamo informati di queste cose), dove, per difendere l’istituzione di cui fa parte, egli si è trovato ad avanzare dichiarazioni estremamente chiarificatrici rispetto al ruolo della moneta nel sistema capitalistico moderno. Andiamo a leggere cosa dice il nostro:

“Quando si tratta di denaro, la centralizzazione è una virtù solo nel giusto contesto istituzionale, che è quello di un’entità sovrana e un’autorità centrale di emissione. [..] Nonostante le sue audaci aspirazioni valutarie globali, Libra manca di un prestatore globale di ultima istanza. Chi sosterrà la moneta in una situazione di crisi di liquidità? [..] il denaro è un bene pubblico, il denaro e la sovranità statale sono inesorabilmente collegati. Quindi la nozione di denaro apolide è un’aberrazione senza solide basi nell’esperienza umana. [..] Spero sinceramente che il popolo europeo non sia tentato di lasciarsi alle spalle la sicurezza e la solidità di soluzioni e canali di pagamento consolidati a favore delle promesse seducenti ma infide della chiamata della sirena di facebook.”

Ma che stupore! Quindi i problemi principali di Libra consisterebbero nel fatto che non c’è un prestatore di ultima istanza per sostenere la valuta in caso di crisi né uno stato sovrano che possa regolarla. Ma allora, ci chiediamo, l’Euro non ha esattamente gli stessi problemi? Vediamo un po’:

1) La BCE non può costituire il “prestatore di ultima istanza”, dal momento che questo è esplicitamente vietato dai Trattati europei e dal proprio statuto. Ciò significa che essa non può acquistare direttamente i titoli di stato di un paese dell’eurozona sul mercato primario [2], come faceva ad esempio Banca D’Italia prima del divorzio dal Tesoro nel 1981. La funzione di prestatore di ultima istanza è importante perché permetterebbe a una BC di acquistare i titoli di stato rimasti eventualmente invenduti durante le aste e tenere quindi controllato il tasso di interesse, o anche di finanziare direttamente il tesoro senza nemmeno dover emettere debito pubblico (anche Banca D’Italia aveva a disposizione entrambi questi canali di finanziamento).

La mancanza di questo fondamentale ruolo istituzionale espone quindi il debito pubblico, lo stato e la stessa democrazia al ricatto dei grandi investitori privati, delle corporation e delle banche più influenti (i cosiddetti “mercati finanziari”). Dopo il 2011 Draghi, per fronteggiare la crisi, ha iniziato un massiccio piano di acquisti, il cosiddetto Quantitative Easing, non però attraverso l’acquisto di titoli di stato direttamente dai ministeri degli stati membri per sostenere politiche economiche espansive, ma acquistando titoli dalle banche commerciali.

Questo avrebbe dovuto avere un duplice effetto: il primo era quello di salvare le banche sgravando i bilanci da una montagna di titoli tossici accumulati durante la crisi; il secondo, più propagandistico che reale, era permettere alle banche di erogare più agevolmente prestiti e far ripartire l’economia (cosa che ovviamente non è successa, dato che la stagnazione è principalmente dovuta ai bassi salari e alla disoccupazione). La Lagarde continuerà sulla stessa strada, ma la Germania potrebbe decidere di mettere un freno a questa forzatura dello statuto (nella lettura tedesca anche questo tipo di acquisti è fuori statuto e la politica dei tassi a zero mette in difficoltà la bassa redditività delle banche tedesche) .

Nello stesso documento che contiene l’intervento di Mersch [3] troviamo, infatti, anche un intervento di Peter Huber, influente giudice della Corte costituzionale tedesca, chiamata ad esprimersi sulla costituzionalità o meno del QE2. Huber sostiene che “la BCE ha sviluppato una comprensione piuttosto illimitata del suo mandato”, concludendo che la Corte dovrà vigilare severamente sulla legittimità dell’operato della BCE rispetto alla Costituzione (quest’ultima, vale la pena ricordare, in Germania prevale sui trattati europei!).

2) La UE non è uno stato (e mai potrà diventarlo). Quale sarebbe, quindi, nel contesto dell’euro zona, “l’entità sovrana” evocata da Mersch per regolare la moneta circolante, cioè l’euro?

Ovviamente Mersch di questo non fa accenno, se non, furbescamente, ogni volta che parla del ruolo delle banche centrali sottolineando il dogma della loro indipendenza. D’altra parte, sarebbe interessante chiarire il concetto di “entità sovrana” fatto proprio da Mersch. Nel documento citato, infatti, non si fa mai cenno alla “sovranità popolare” o alla democrazia. Rispetto al punto potremmo, quindi, pensare che per Mersch la stessa BCE sia già abbastanza “sovrana”, ma nel senso assolutistico del termine.

Ed è proprio questo il punto politico dirimente che questo dibattito contribuisce a mettere in luce. Le élites europee sono ben consce delle storture che l’Euro si porta dietro fin dalla sua costruzione e, infatti, usano proprio gli argomenti che possono essere usati contro di esso per difendersi nel conflitto aperto dalle corporations con l’introduzione delle criptovalute. Compito di un soggetto politico sarebbe affrontare queste tematiche sforzandosi di mettere le élites europee di fronte alle proprie contraddizioni.

Chiudiamo, quindi, con una riscrittura delle parole di Mersch, adattate alla situazione dell’Eurozona: “Quando si tratta di denaro, la centralizzazione è una virtù solo nel giusto contesto istituzionale, che è quello di un’entità sovrana e un’autorità centrale di emissione. [..] Nonostante le sue audaci aspirazioni valutarie globali, l’Euro manca di un prestatore globale di ultima istanza. Chi sosterrà la moneta in una situazione di crisi di liquidità? [..] il denaro è un bene pubblico, il denaro e la sovranità statale sono inesorabilmente collegati. Quindi la nozione di denaro apolide è un’aberrazione senza solide basi nell’esperienza umana. [..] Spero sinceramente che il popolo Italiano non sia tentato di lasciarsi alle spalle la sicurezza e la solidità di soluzioni e canali di pagamento consolidati a favore delle promesse seducenti ma infide della chiamata della sirena dell’Unione Europea.”

[1] http://contropiano.org/altro/2019/07/28/la-rivoluzione-di-libra-e-il-mondo-fluttuante-0117648

[2] Articolo 21:”Conformemente all’articolo 101 del trattato, è vietata [..]l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.“ https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/it_statute_2.pdf

[3] https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecb.ecblegalconferenceproceedings201912~9325c45957.en.pdf

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