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La “Repubblica” alla testa del movimento contro la crisi?

La carezza del celerino. Repubblica alla testa del movimento

In queste ore tutti gli organizzatori che affermano “i black bloc ci hanno rubato la manifestazione” non farebbero male a dare un’occhiata a chi si è preso la testa del movimento. Già perchè settimane di “percorsi”, riunioni, scazzi, mediazioni fatte e disfatte sulla composizione e sulla testa del corteo non hanno ovviamente impedito che Repubblica, al momento ritenuto opportuno, si prendesse il movimento.

E’ bastato valutare, nel fine settimana, la redditività dell’affare. Stiamo scherzando? Proprio no. Un ala di movimento frammentata, rissosa e confusa che ha puntato tutte le sue carte identitarie sull’estraneità dei “violenti” dalla manifestazione adesso ha solo i media che la tengono in piedi. E che certificano il cattere civile, nonviolento e propositivo della manifestazione. Basta però un clic di mouse, che avverrà quando gli indignati saranno notizia vecchia o dovranno fare posto al processo su Sarah Scazzi, che la visibilità di questo
movimento è destinata a dissolversi.

Dopo la giornata di sabato dal punto di vista mediatico, quello che conta in politica altro che la testa del corteo, gli indignati sono una notizia minore. Piaccia o non piaccia in questi giorni le star non hanno la faccia perbene del collettivo che scrive a Napolitano, del creativo che vive a metà tra il mondo pubblicitario e i cortei post laurea, tutta roba che fa audience per il genere  pietistico “sono come noi ma non trovano lavoro”.
Le star televisive, che per qualche giorno conteranno più di X-Factor, hanno felpe, cappucci, sono agili, veloci. Tv generaliste, satellitari, grande stampa.

Tutto quello che un precario perbene che crede nella mediazione di Napolitano per principio non avrà (giustamente) mai nella vita. Si tratta quindi per Repubblica di gestire una notizia oggi minore, gli indignati, prendendo di fatto la testa di un movimento messo nell’ombra, impaurito e confuso. Perchè le aspiranti star del venerdì possono finire nell’ombra il lunedì , i media sono impietosi, ma la gestione della loro caduta può comportare un certo profitto.
Perchè un giornale e un sito si riempiono anche con le notizie che, giocoforza, sono destinate a scendere in basso nella foliazione o nelle feature. Ma le notizie minori non è detto che non scatenino i creativi.

Primo punto della linea di Repubblica sul movimento: creare un’empatia tra poliziotti e manifestanti pacifici.
Ecco quindi l’effetto carezza del celerino. Recita Repubblica “in questa sequenza gli occhi di un celerino incontrano quelli di una manifestante e teneramente la mano del poliziotto si poggia sul viso della ragazza quasi ad anticiparle un bacio”.

Ecco la fotosequenza

Come si può vedere titolo e didascalia sono completamente inventate rispettoalle foto. Ma la linea è creare empatia tra indignati e forze dell’ordine. E, si sa, le forzature servono a far passare la linea. Il giornale di Ezio Mauro è alla testa di un movimento mica sorbole.

Secondo punto. Creare un recinto per reti e collettivi del movimento pacifico dove si dà loro visibilità in cambio della condanna ai violenti.

Ecco qua

E così il movimento è domato. Contenuti e visibilità per i grandi numeri li regola Repubblica. Empatia con i celerini e condanna infinita per i violenti. Al quotidiano di Ezio Mauro era andata male sabato. Aveva già preparato la candidatura di Mario Draghi come principale sponsor degli indignati. Sarebbe stato come candidare Gianni Agnelli alla guida dei metalmeccanici. Ma allora non funzionava certo, ora si. Basta vedere il lessico: in meno di cinque minuti Alemanno si è già impadronito del termine “indignato”. Perchè è troppo generico. Puo’ essere usato ma anche stravolto da tutti. Non crea egemonia ma è a rischio di infiltrazioni. E infatti Draghi, con il partito Repubblica, era pronto a scendere in campo per confondere i ruoli, neutralizzare le spinte di lotta, disperdere con la strategia del sorriso. Poi è successo quello che è successo e in poche ore Repubblica ha preso ugualmente il controllo del movimento.

Indignati, ma una forma di lotta contro Repubblica mai eh? C’è chi prende la testa del corteo saltando settimane di sfibranti riunioni e chi la testa di un movimento nel momento più difficile magari decidendolo davanti alla macchinetta del caffè.

Da www.senzasoste.it

 

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