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Il referendum verso il 4 dicembre

Su che voto dare i consigli non mancano. Prima Sergio Marchionne (che non vota, essendo svizzero-canadese), poi l'ambasciatore Usa a Roma (idem), infine – ieri – Angela Merkel, hanno dato indicazione per il “sì” alla riforma contro-costituzionale Renzi-Boschi. Sono già iniziati i tam tam terroristici (“se vince il no i finanziamenti stranieri andranno via dall'Italia”, e via proseguendo con altri terremoti, l'invasione delle cavallette e le sette piaghe d'Egitto), ma ancora non si è visto il peggio.

L'unica cosa che continua a mancare è la data del voto. La deve decidere il governo, ossia Renzi & co., che la stanno tirando alle lunghissime per tutti i sondaggi danno ormai abbastanza difficile un risultato “positivo”. L'attesa è per un evento che possa distrarre moltissimo gli elettori, ma neanche il terremoto di Amatrice ha avuto questa forza.

E comunque ci sono dei limiti costituzionali che persino quest governo deve rispettare: più in là di dicembre, dice la legge, non si può andare (la Corte Costituzionale ha dato il via libera in agosto, dopo aver esaminato – si fa per dire – le firme sotto il quesito proposto dal governo stesso). Renzi deve dare la data in una forchetta che va dai 50 ai 70 giorni prima del voto, in modo da dare tempo per la “convocazione dei comizi”, come si diceva una volta e l'avvio di una regolare campagna elettorale.

Stamattina, dopo mesi di chiacchiere, ha finalmente dato una data: il 26 settembre si riunirà il consiglio dei ministri dedicato a decidere il giorno del referendum. Se non cambierà idea in questi dieci giorni, dunque, il referendum si terrà una delle domeniche tra il 20 novembre e il 4 dicembre. Sbaglieremo, ma ci sembra più probabile la data più lontana…

L'ultimo scoglio su questo percorso – l'esame della Corte Costituzionale sulla legge elettorale chiamata Italicum – sembra sul punto di essere rimosso. Il presidente della Consulta ha infatti confermato la discussione pubblica per il 4 ottobre, ma la sentenza verrà fatta slittare – con ogni probabilità – a dopo la scadenza referendaria.

Diversi giornali, stamattina, spiegavano la ragione di questo indubbio favore al premier con ragioni sia tecbico-giuridiche che politiche. Le prime sono complicate da spiegare ma vertono tutto sommato sull'insolita condizione in cui si è venuta a trovare la Corte, che dovrebbe esaminare i profili di costituzionalità di una legge alla luce della Costituzione vigente mentre ce n'è una nuova, molto diversa su punti fondamentali, sottoposta al giudizio dell'elettorato. L'argomento giustamente sollevato dai sostentori del NO (tra cui noi), per cui il “combinato disposto” tra riforma Boschi-Renzi e Italicum disegna un altro tipo di regime costituzionale viene in questo caso usato per rinviare la sentenza: se i cittadini diranno NO, infatti, l'Italicum sarà stracciato senza problemi. Al contrario, niente vieterebbe di bocciarlo nonostante una eventale vittoria del “sì”.

A spingere per il rinvio ci sono, nella Consulta, vecchi armesi della peggiore politica, come Giuliano Amato. E possono contare su una “consuetudine” per cui la sentenza non viene emessa se alcuni membri (ne bastano anche solo un paio) chiedono un time out di qualche settimana prima di esprimersi. Alcune sentenze, assai meno decisive di questa, sono sospese nonostante la discussione sia già avvnuta, proprio a causa di tale bon ton interno alla Consulta.

Naturalmente sul rinvio pesano esplicite pressioni politiche, e non solo governative. Una bocciatura dell'Italicum prima del referendum renderebbe infatti impossibile al premier presentarsi alle urne con qualche chance di vittoria. Meno certa nelle conseguenze negativa, ma egualmente problematica, sarebbe una decisione favorevole per i parlamentari e giuristi del NO.

Alla luce della sentenza 2014 che distrusse il Porcellum calderoliano – concentrando le critiche di incostituzionalità proprio sulla restrizione forzosa della rappresentanza parlamentare e sul premio di maggioranza eccessivo – sembra logico attendersi eguale sorte anche per la legge elettorale fortmente voluta da Renzi, che quei vulnus alla Costituzione aggrava. Ma il cielo sopra la Corte si è fatto decisamente più scuro (alcuni membri sono stati rinovati, e non sempre con scelte al di sopra di ogni sospetto), quindi la via del rinvio sembra tranquillizzare un po' tutti.

Non noi, certamente…

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